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Federico Borromeo, reso celebre dal Manzoni, non fu soltanto un vescovo sollecito nella peste del 1630 con la sua sollecitudine caritativa, ma fu anche uno scrittore fecondo a servizio della Chiesa con la sua premura pastorale. Il presente scritto, che Francesco [Di Ciaccia] ha tradotto dal latino con stile spigliato e facile, riguarda il misticismo del Seicento, che il cardinale ebbe modo di conoscere e di descrivere. Il Borromeo era preoccupato delle contraffazioni che gettavano tanta cattiva luce sui doni soprannaturali del Signore: molta gente simulava “fatti straordinari” per tirare a campare; altri credevano, davvero, ai “miracoli” che sperimentavano in se stessi, ma si illudevano che fossero divini, mentre in realtà avevano un’origine soltanto naturale. Molti preti si lasciavano imbambolare. La conclusione tragica: nessuno ci credeva più, ai “doni celesti”!

Ecco, dunque, che il cardinale volle offrire criteri certi per una corretta valutazione dei vari casi, narrando anche un po’ di fattarelli reali. Siccome egli tratta fondamentalmente delle esperienze straordinarie d’origine “umana”, il libro diventa adatto esclusivamente ai laici che amano conoscere da vicino, proprio di prima mano, uno spaccato del Seicento nei suoi pruriti misticheggianti, nei giochi di magia, e anche nel fantasmagorico diabolico. Un libro serio, dunque: anche pieno di curiosità, moderatamente colto, denso pure di piacevolezze estatiche. Tutto da gustare.
Recensione
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