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"Postina" delle notti d'amore del Vate

Era l’infermiera privata, Giuditta Franzoni, la “postina” preferita da Gabriele D’Annunzio per recapitare i suoi messaggi d’amore: dalla fine degli anni Venti, il Vate aveva affidato a lei il compito di contattare le amanti.

Tramite Giuditta, faceva arrivare gli inviti più o meno galanti per trascorrere qualche serata di “fuoco” oppure le affidava l’incarico di individuare “il nido d’amore” dove “riposare” per una o più notti fuori dai fasti della “reggia” del Vittoriale. E toccava sempre a lei avvicinare le “signorine” che il poeta aveva visto in fotografia oppure di cui aveva sentito parlare bene da amici o conoscenti.

A identificare la “postina” è stato il ricercatore Francesco Di Ciaccia autore del saggio D’Annunzio e le donne dei Vittoriale, nel quale è pubblicato il carteggio inedito con la Franzoni, che assistette lo scrittore fino al giorno della morte, avvenuta il 1 marzo 1938.

La corrispondenza, conservata nel convento dei frati cappuccini di Barbarano di Salò a cui vennero donate dalla stessa infermiera, rivela le comunicazioni pratiche, le richieste formulate e le disposizioni impartite a Giuditta perché al Vittoriale non mancassero mai donne da concupire. A proposito di una non identificabile “signorina di Brescia”, Giuditta, che aveva ricevuto l’incarico di mediazione perché la donna accettasse le proposte di D’Annunzio, assicurava al vate che “colei era pronta ad ogni suo cenno”, accludendo alla lettera “due fotografie”.

Giuditta Franzoni riuscì anche a far cadere nelle braccia dell’anziano poeta – come risulta sempre dal carteggio – una delle poche donne che si era mostrata assai riluttante verso le avances del Vate: Ines Pradella, la splendida modella che posò per il pittore Guido Cadorin che al Vittoriale dipinse, tra il 1924 e il 25, la “Stanza del Lebbroso”. D’Annunzio si raccomandava: “Cara Giuditta, potresti, domattina, tra le undici e mezzogiorno, far pervenire nelle mani di Ines una mia lettera scritta liberamente? La lettera deve essere letta soltanto da Ines”. L’infermiera assolse al meglio il suo compito e riferì al Comandante che la giovane era “pronta a tutto”.

Il ruolo segreto affidato all’infermiera risulta anche da un appunto autografo indirizzato all’amante francese Aelis Mazoyer, da lui definita la “maitresse” del Vittoriale, nel quale si cita il caso di una donna da contattare a tutti i costi: “Abita a Gargnano? Potete farle pervenire una mia lettera e un pacco? Penso che Giuditta potrebbe recarsi a farle visita”.

D’Annunzio si rivolgeva all’infermiera anche per commissioni particolarmente riservate, senza passare attraverso la “direttrice” del Vittoriale, Luisa Baccara. È il caso di un contratto di affitto dal 1932 al 35 per un appartamento in una villa, dal poeta chiamata” Vittoria”, destinato a una sua amica, dove voleva incontrarla in assoluta segretezza. All’infermiera, fin quasi all’ultima settimana di vita, il Vate affidò i messaggi per le donne con le quali voleva passare qualche ora, impegnato in spossanti giochi erotici. Lo si apprende, ad esempio, da un biglietto del dicembre del 1937: “Ti prego di avvisare Luisa e Donella che fra una mezz’ora salirò, anche mezzo morto”.
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