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Fino alla fine del mondo è un romanzo sapientemente costruito, contenitore di svariati generi ai limiti del thriller filosofico, conserva tuttavia una forma aleatoria e un po’ criptica, dove un particolare conduce a mille considerazioni non scritte.

La vicenda prende l’avvio da una suggestione onirica e si sviluppa attraverso situazioni al limite del surreale, con un linguaggio fortemente espressivo, che non mancherà di sedurre il lettore.

L’autore affronta la dimensione onirica con la consapevolezza di chi sa che nel sogno si entra in contatto con la parte più vulnerabile, sensibile e autentica di sé.

“È bravo Arpetti a proporci brividi e sensazioni forti attenuandole con il suo disincanto e nello stesso tempo riuscendo a dipingere pagina dopo pagina la sua amarezza, a parlarci della sua intima paura che ciò che la sua immaginazione nutre sia invece realtà. Un dubbio che ci fa sorgere ma che scioglie lui stesso: basta trovare il positivo in tutto, e dove non c’è… non considerare il negativo, dice. E ci lascia con la sensazione di quel sorriso amaro che vedrete vi accompagnerà per qualche tempo.” (dalla prefazione di Giancarlo Trapanese)

Recensione
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