Servizi
Contatti

Eventi


Il mare colore del vino, cantava Omero in un luogo suggestivo dell'Odissea, ma il mare cantato nei racconti di Fulvio Turtulici, Il mare color catrame, non è più il mare del mito ove tutto suonava come avventura della vita, bensì, come spiega Carmelo Mezzasalma nell'introduzione, è «il mare inquinato di catrame, qualcosa che lo rende quasi un rifiuto tra i molti rifiuti che le realtà contemporanea non cessa di produne e, appunto di scartare». Turtulici (originario di Siracusa, ma residente in Toscana in provincia di Arezzo e funzionario pubblico a Firenze) in questi suoi racconti dedicati al «lato oscuro della nostra contemporaneità», e di cui sono protagonisti personaggi in qualche modo disagiati, si lascia un po' prendere la mano insistendo sugli effetti perversi della modernizzazione. «Ma, a lettura ultimata, un onesto lettore deve riconoscere che – sempre a giudizio di Carmelo Mezzasalma – che queste vite di scarto sono davvero tra noi, nella solitudine e nell'indifferenza più radicale e quasi senza nessuna possibilità di vie di uscita. Ed è qui che emerge a chiare lettere la sostanza morale dei suoi racconti: è la dignità umana che viene calpestata senza rimedio nella precarietà, nei pregiudizi sociali o nell'inganno del potere di turno, nel rifiuto di accogliere quanti fuggono dalla loro terra e dalla loro patria per trovare situazioni più vivibili. Le vite da scarto o i rifiuti umani dell'imperante benessere gridano proprio questa dignità umana anche quando il silenzio sociale e culturale, l'indifferenza dei più fortunati, vorrebbe loro negare proprio questa dignità nelle tragiche cronache della vita offesa».

Con un linguaggio rapido e secco, a volto crudo ed esplicito, Fulvio Turtulici apre «queste amare pagine della vita offesa in questi racconti che sembrano davvero scene di vita contemporanea».

Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza