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Peste, carestia ed eros nel romanzo manzoniano

Il volume è distinto in quattro capitoli: sulla peste nei Promessi Sposi, sul processo agli untori nella Colonna Infame, sulla carestia e sull’amore.

Globalmente, la peste rappresenta, nei Promessi Sposi l’atteggiamento positivo, cioè di sollecitudine operativa ed affettiva nei confronti dell’uomo colpito dal dolore e dalla morte, in contrasto con lo spirito cinico che, nel romanzo, è individuato per essere superato dallo spirito di carità. L’Autore in effetti, analizzando la predica di Felice Casati rivolta ai convalescenti al Lazzaretto, deriva gli insegnamenti intrinsecamente implicati nell’azione e nella parola di questo personaggio storico, del quale egli sostiene la centralità nell’economia narrativa del Lazzaretto manzoniano. Contestando alcune posizioni critiche, l’Autore dimostra il disinteresse degli “inservienti” cappuccini al Lazzaretto, spiega il loro stile d’azione, conforta le indicazioni manzoniane, il tutto suffragando la propria disamina letteraria con documentazione dell’epoca concernente questi “inservienti” stessi.

L’epilogo critico coinvolge il “sogno di don Rodrigo” appestato: ultima sollecitazione alla “libertà” dall’egoismo, percepita dal signorotto stordito, ma non raccolta. La descrizione dello stato di coscienza di Rodrigo è ottenuta dall’Autore con sottili ed energiche radioscopie coscienziali, sempre fondate sulla lettera del testo manzoniano, ed infine l’indagine si slarga, attraverso la comparazione tra il Lazzaretto e la “vigna di Renzo”, su una rappresentazione “morale” della peste.

Della Colonna Infame l’autore sostiene il genere letterario pluridimensionato: il romanzo-saggio è indagine giudiziaria, è racconto morale, è parabola: esso è accostato dal Manzoni con la mentalità dello storico, con l’animo del riformatore morale, del biblico Giobbe. Con timore e tremore.

L’autore spiega perché il Manzoni sia “andato in crisi”, tanto da abbandonare la strada del romanzo – e non solo –, affrontando la storia dei processi agli untori.

La carestia offre all’autore lo spunto per vagliare alcune idee manzoniane di politica economica e, seguendo il testo del romanzo, afferma che, trascendente le effettive concezioni liberiste del lombardo, un’indicazione profetica, forse, si insinua in questa problematica: ed è lo spirito dell’“elemosina”, superamento radicale delle particolari e storiche configurazioni dei rapporti sociali, economici ed umani.

L’eros è studiato nel Manzoni uomo, è indagato nelle sue poesie giovanili ed è approfondito nel rapporto Lucia-Renzo. L’autore accenna al tipo di atteggiamento erotico del poeta, documentato nelle liriche giovanili e, in parte, confermato nel romanzo: dove l’amore è sviluppato come “sentimento”, in un’attesa “discreta”. Dell’amore nei Promessi Sposi l’autore rivela quali siano il senso, la finezza e le modulazioni narrative, operando acute analisi del testo, e conclude che, dell’amore, nel romanzo ce n’è quanto basti perché sia apprezzato nella sua sostanza: che è nell’interiorità innamorata. A scanso di facili equivoci.

Il lavoro dell’autore si impone per approfondimenti notevoli e per innovazioni interpretative.

tesinth

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