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Le donne nella vita di Leopardi e la sua teoria dell'amore

Nell’ambito della bibliografia leopardiana, il volume del di Ciaccia ben si inserisce in quanto l’Autore tratta l’«eros» del maggior lirico italiano esplorando la sua vita intima, gli affetti ed il fascino che l’eterno femminino esercitò su di lui. Tale fascino è analizzato attraverso le figure femminili ricorrenti nelle liriche leopardiane, ma in particolar modo attraverso un approfondito studio dello Zibaldone che, non destinato alle stampe, più di ogni altro scritto rivela l’intimo tormento del poeta infelice. Il di Ciaccia avanza la ipotesi che per una decifrazione è fondamentale ricorrere alla figura della «madre», motivo sublimante e reprimente della libido del poeta. L’Autore avverte: «Dei riferimenti archetipi ci per ora abbiamo scelto quello materno… un travisamento inconscio della donna: e questa è una nota della struttura materna del vissuto erotico leopardiano… si ha il sopprimento (sic) dell’eros per la sua identificazione materna». Questo per quanto riguarda la donna-eros, mentre: «nel caso della donna-persona, l’eroicità non è frustrata ma sublimata». Ed, in effetti, Aspasia è ritratta in atteggiamenti materni e molte pagine dello Zibaldone tradiscono questo odio-amore nei confronti della donna-madre. Leopardi ebbe nei confronti della madre un rapporto frustrante perché mentre avrebbe voluto amarla se ne sentiva respinto. Per questi motivi assai interessanti il libro del di Ciaccia può offrire un contributo da tenere presente per una più completa comprensione dell’arte leopardiana per certi versi ancora sfuggente e misteriosa.

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