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Presentazione redazionale
“I giovani di Holden” vol. 7

È facile misurare la quantità, più difficile cogliere la qualità. Individuare la qualità nella scrittura, poterla apprezzare significa non solo ammirarla, gustarla, ma viverla compiutamente, farla diventare nostra. Possiamo prenderla tranquillamente, impossessarcene, perché chi ha affidato quei pensieri alla carta, compiendo un grande atto di altruismo, ha messo a disposizione di chiunque quel valore che abbiamo riconosciuto. La scrittura è una grande manifestazione di altruismo.

La lettura e la scrittura però rappresentano un dittico indivisibile: si apprendono contemporaneamente e completamente; scrivere presuppone il leggere e il leggere presuppone lo scrivere; la lettura supporta la scrittura e la scrittura supporta la lettura.

Un bravo scrittore è prima di tutto un grande lettore, un assaggiatore, un centellinatore di parole, un fagocitatore di storie, è uno che riesce a cogliere la qualità percependo la musicalità dei suoni all'interno della sua mente, prodotti dal susseguirsi delle sillabe, prima ancora di cogliere i significati e mentre intuisce i risvolti della narrazione. Scrivere diventa così un viaggio alla ricerca del bello, ma non può esserci ricerca se non c'è osservazione, raccolta di dati, incetta di elementi da comparare, da confrontare, da accostare, da analizzare. La lettura diventa in questo caso l'unica risorsa alla quale è possibile attingere per trovare gli ingredienti indispensabili a rendere una scrittura degna d'essere letta.

l.,a scrittura è un gioco. È un gioco che facciamo con le persone che usufruiranno delle nostre storie: una provocazione che attende risposte emotive; una sfida a indovinare cosa ci sarà nella pagina accanto; un'istigazione a continuare, andare avanti, a percorrere tutta la strada tracciata; un pungolo ad approfondire, a riflettere, a meditare; un incitamento ad amare le parole che passano sotto gli occhi e i suoni che escono dalle vibrazioni dell'anima.

Per apprendere bene i principi del gioco è indispensabile rivolgerci ai Maestri, a quelli che le regole le hanno costruite, inventate, provate prima di noi e per noi affidate alla carta. I Maestri le regole escogitate però non le hanno elencate, le hanno semplicemente usate. A noi accettare la sfida e andarle a cercare in mezzo ai diecimila elementi che le compongono e le nascondono, tra effetti infiniti strategicamente costruiti per rendere la partita più interessante e l'artificio più accattivante.

Nell'anno del settecentesimo anniversario della morte di Dante diventa sicuramente sovrabbondante porre l'accento sulla dimostrazione grandissima offerta all'urr1anità dal Poeta sull'invenzione stessa di questo gioco, sull'enormità delle prove che ha inserito dentro i suoi versi, sulle variazioni continuamente introdotte subito dopo aver stabilito una misura. Maestri contemporanei cercano di fare altrettanto e lo fanno altrettanto bene.

Dante, di fatto, ha iniziato, con la lingua nuova che stava nascendo, una chiara, precisa, puntuale sperimentazione che non ha mai interrotto. Da Nel mezzo del cammin di nostra vita fino a L'amor che muove il sole e l'altre stelle è un susseguirsi di intuizioni trasformate in poesia, di neologismi trasformati in lingua, di ricerca trasformata in opera d'arte per la gioia di tutti.

Scrivere è inevitabilmente anche sperimentazione: non semplice applicazione delle regole del gioco, ma invenzione, costruzione, articolazione di altri dettami per scoprire nuove potenzialità comunicative, percorsi diversi e sempre credibili.

Giovanni aveva compreso perfettamente la potenza del lemma e apre il suo Vangelo con il prologo sostenendo addirittura che la parola è Dio stesso: "In principio erat verbum, et verbum erat apud Deuin, et Deus erat verbum".

Questa breve panoramica sulla scrittura è parziale, parecchio. Eppure, già attenendoci a questi accenni, il ruolo del giurato, in un concorso importante come il Premio Letterario Nazionale Giovane Holden, appare immediatamente in tutta la sua complessità. Non si tratta, come facilmente si intuisce, semplicemente di leggere, di affidarsi alle sensazioni percepite, di assecondare il piacere che accompagna la lettura, di fidarsi della rapidità con cui la sintonia si struttura, di apprezzare il rispetto degli aspetti formali. In un concorso è necessario attribuire un punteggio, esprimere una valutazione, soffermarsi sulla scelta di criteri, individuare elementi da sottolineare, scegliere gli aspetti significativi su quali appoggiare il giudizio personale e una loro distribuzione, seppur sommaria, in una scala di rilevanza.

La consolazione di ogni giurato è sapere di non essere solo, è la certezza che le sue preferenze, i suoi innamoramenti, le sue simpatie, i suoi gusti saranno temperati dalle esperienze degli altri lettori/giurati.

Il risultato sarà inevitabilmente sempre una conclusione parziale e certamente il rischio che opere eccellenti restino in disparte, nell'ombra, sarà sempre dietro l'angolo. Ma questo è un pericolo che accompagna tutti i concorsi. Sia di consolazione per ciascuno di noi il pensiero che grandi autori, entrati a far parte della Storia della nostra Letteratura, si sono visti rifiutare la pubblicazione da grandi e blasonate case editrici e che il romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni per decenni non ha venduto neppure una copia, mentre La monaca di Monza di Giovanni Rosini, contemporaneamente, andava a ruba. Oggi il Manzoni è sopra la scrivania di tutti gli studenti del liceo e il Rosini lo conoscono solo pochi appassionati. Capita, fortunatamente di frequente, di scoprire delle perle tra i lavori inviati dai concorrenti e anche se il tesoro identificato avrà bi sogno di tempo per trovare l'apprezzamento che merita, la soddisfazione d'aver individuato un lavoro di eccellenza è proprio grande e tanto gratificante. Anche i giurati hanno bisogno di soddisfazioni. Ogni tanto.

Le Giurie del Premio Letterario Giovane Holden: Marcella Malfatti (Presidente), Irene di Natale e Olga Rita Rovai per la sezione inedito; Maria Teresa Landi e Luciana Tola (Presidenti), Jacopo Maccioni e Gioconda Marinelli per la sezione edito

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