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Ritmo e tensioni crescenti nella poesia di Francesca Luzzio

Cinque sezioni per un lungo ed intenso terra, "l'esistenza", con tutte le sue ripercussioni, sul piano della ricchezza dei dettagli, della potenza evocative e della caratteristica dello stile, nonché una particolare presente ironia, spesso molcente, tenuemente malinconica a pervadere le liriche stemperando o acuendo stati d'animo, meditazioni che ne scaturiscono dentro cornici di immagini che ci mostrano lo spettacolo della vita mandato e ricreato ora con sguardo virginale ora sognante.

Tale è Ripercussioni esistenziali di Francesca Luzzio, silloge poetica che esce con Thule Editrice e dove atmosfere di rarefatta grazia (spesso soffuse e dissolventi, ma altrettanto spesso fortemente presenti e pregnanti) sono segnate dai particolari cesellati con antica perizia: "Lunga è stata la sosta | già la carena si buca. | Tolta l'ancora | navigo serena. | Brilla la celeste bussola | della mia rotta terrena" ("Rinascita" dalla sezione "Arancia solare").

Un librarsi memore – dunque – di quanto di più bello e significativo il genio artistico abbia mai saputo creare. Da qui il dilatarsi surreale della visione della poetessa, la dove la realtà tutto può offrire, e dove si dimostra all'altezza del sogno e del bisogno di gioia e di bellezza:" L'aria è tersa | diviene diafana | acqua marina | tra perle lanose. | Ed io mi districo per pruni e sterpi | del bosco intricato della vita" ("Liberta" dalla sezione "Arancia solare").

Si incontra, nelle  Ripercussioni esistenziali  di Francesca Luzzio un livello di costruzione filosofica mai affidata alla sporadica base teorica. Essa attiene – piuttosto – al lettore aduso alla meditazione e al poeta. Tanto va detto per definire taluni fuochi centrali della poetica della Luzzio per non tacere che tali tòpoi poco varrebbero per la valutazione della poetessa. Sovente, l'Autrice, ci porta di fronte alle ineffabili visioni del Nulla ("Trovo la certezza | di essere costretta a questa vita") ("Certezza") e dell'Infinito ("Dall'alba dei sogni | ...il cielo | mi convince a trarre | linfa innocente, | ma fa finta di non sapere | come finirà" ("Dialogo con il cielo"), che lei stessa intuisce con meraviglia, con sgomento, con tremore di fronte al silenzio degli infiniti spazi.

Una pubblicazione di grosso spessore poetico in cui lo stile scritturale si mantiene sempre vigoroso e non manca qua e là un tono di delicata poesia che mi induce a credere nella coerenza di pensiero e di azione di una Luzzio che nelle cinque sezioni del suo lavoro poetico, non ci fa procedere per vie dirette, ma più spesso trasversalmente essendo il percorso costellato da un interrotto fluire di immagini che inducono il lettore ad alcune soste ora contemplative ora riflessive, e a lasciarsi travolgere infine dall'ondata di emozioni che l'immersione in questa marea poetica gli suscita.

I versi – dunque – dopo aver rimboccato direzioni diverse, vengono a ricongiungersi in un intreccio seduttivo che, attraverso le proprie ramificazioni conduce verso mondi altri, talora freddamente realistici (vedi la sezione "L'immutabile società"), talaltra allusivamente utopici, ma sempre e comunque illuminanti.

E' in questa prospettiva che l'Io della Luzzio si fonde con la sua poesia ed è l'Io di un poeta che raccogliendo ogni scheggia del proprio intelletto, della propria memoria, della propria immaginifica espressività, dà luogo a un affresco estemporaneo ed "illimitato" dove la mutevole significatività del linguaggio trasforma perfino il non detto in altrettante icone surreali.

Magistralmente guidato dall'Autrice, il lettore si trova, mi piace concludere, di fronte alla Poesia pura nel senso "storicizzante", dell'oggi, dell'attuale, dello smarrimento e dissociazione dell'uomo, non più ludens. dionisiaco, ma preda del disagio. E della speranza che non ha mai perso.

Recensione
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