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Nota in quarta a
La stanza alta dell'attesa

Mario Richter

In questa organica raccolta dal carattere rimemorativo e dall’impegno poeticamente autobiografico, Maria Luisa Daniele Toffanin ci consegna tutto un mondo legato ai tempi incantati dell’infanzia. Si tratta di una realtà ricca di suggestioni, illuminata – tramite un’alternanza di prosa e versi – da ampi slarghi elegiaci, da visioni e meraviglie. Ogni cosa vi trae vita e vigore da un irrinunciabile onnipresente sentimento, quello dell’attesa, sempre alimentato da una costante e vigile speranza. Avvalendosi del prezioso commovente carteggio che in anni difficili ha mantenuto costante il rapporto fra i suoi genitori divisi dalla guerra, la poetessa padovana ha ritrovato commosse movenze di forza lirica (si veda almeno Altri pomeriggi: “O amicizia senza tempo nei giardini”, con tutto ciò che segue). Non è possibile dimenticare lo straordinario slancio emotivo presente nei versi che riguardano il padre reduce dalla tragedia bellica (“E al vento d’anemoni e viole / umile sorriso all’erba della terra”). Maria Luisa Daniele Toffanin ci fa ora dono, con nuovi e già noti accenti, della sua coinvolgente impresa di poesia, il cui interesse, grazie a molte situazioni “universali” e intimamente umane, può raggiungere con efficacia anche pubblico non strettamente padovano.

Recensione
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