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Mario Rigoni-Stern
Brano da un racconto incompiuto

"...Con le braccia alzate o accovacciati; con gli occhi e la bocca pieni di neve. Li portammo via così dentro i teli tenda perché non era possibile farli ritornare in una posizione di morte naturale. Allora ho maledetto questa guerra e questa patria, e ho avuto paura della morte e del fucile che sparava e dei mortai e di tutto..."

Lei lo ascoltava in silenzio e senza interrompere. Quando aspirava la sigaretta vedeva iI suo viso alterato dal dolore e dai ricordi, e scopriva un uomo che mai prima aveva conosciuto così, o immaginato che esistesse.

".. allora capii, e dopo, in Grecia venne il resto. Vidi dei tedeschi fucilare i partigiani che gridavano: - Viva la Grecia! Viva la Iibertà! Così decisi di andare con loro, con i partigiani, perché non erano questi i miei nemici. Fui dichiarato disertore. Intanto anche i miei vecchi compagni incominciarono a capire qualcosa; forse per loro non ero un disertore perché dopo l'otto settembre alcuni si unirono con noi. Ma perché ti racconto queste storie? Non ti interessano, ora. Né a te né agli altri interessano..."

Lei non rispose subito. Si era appoggiata con la schiena al tronco dell'albero e attraverso i rami guardava it cielo. - Raccontami ancora, invece . Raccontami. Cosa hai fatto dopo? Voglio saperlo. - Anche quando eri ragazzina dicevi "voglio saperlo!", ma non erano queste le storie.

".. Pioveva, pioveva sempre. A volte sembrava che l'acqua uscisse dalla terra, da sotto i piedi. I fiumi erano gonfi, le montagne più alte bianche di neve e le nubi lasciavano brandelli sui villaggi distrutti. Le travi bruciate brillavano come carbon fossile.

Da qualche mese i tedeschi avevano lasciato la Grecia e si ritiravano trascinandosi dietro materiali e prigionieri italiani per le strade della Macedonia e della Serbia. Lungo la rotabile vedevi mucchi di cose che una volta erano uomini e materiale. Gli aerei inglesi e americani ogni giorno erano sopra a mitragliare e spezzonare. Di notte noi facevamo il resto. Ma c'era anche tanta fame e tanta rabbia che cresceva dentro a ogni alba quando vedevi i bambini e le donne morte, gli incendi. Un pomeriggio, assieme al Commissario, osservavo con il binocolo quello che stava accadendo giù in basso. Eravamo nascosti al margine di un grande bosco. Pioveva sul paese diroccato e abbandonato dove i tedeschi si erano fermati per passare la notte. Avevano acceso i fuochi per asciugarsi, e il fumo stagnava sopra le case annerite come pressato contro la terra. Al centro del villaggio era alzata la forca e dalla corda pendeva un corpo. Poco oltre il paese c'era il fiume gonfio e giallo e un ponte sul fiume continuava la strada verso nord. Sul ponte due file di uomini, dalle rive, si passavano di mano grosse pietre che l'ultimo della fila lasciava cadere in acqua davanti ai piloni pericolanti. Soldati tedeschi armati di mitra e con il telo da tenda tirato sulle spalle comandavano il lavoro. La corrente era impetuosa e travolgeva le pietre che cadevano nell'acqua. Osservando con il binocolo potevo vedere tutto questo e anche che gli uomini che portavano le pietre avevano la divisa italiana. Vedevo anche i loro visi gialli per la malaria e gli occhi infossati dentro le occhiaie, molti di loro non avevano scarpe, ma pezzi di sacco legati attorno ai piedi con il filo di ferro. Passai il binocolo al Commissario dicendo: - Guarda quei miei paesani. Lui guardò quegli uomini, poi l'impiccato, il paese. - Stanotte, - disse, - attaccheremo. Dopo mezzanotte attacheremo.

Andammo via, ma prima del tramonto tornammo ad osservare per definire l'azione. Quelli sul ponte continuavano a buttare le pietre nell'acqua. - Compagna Liuba, disse Stefan, - guarda giù quel ponte: se stanotte crolla quel reparto tedesco non ci scapperà più e la guerra finirà prima -. Fu allora, in quel momento, che invece il ponte crollò; mentre Liuba guardava con il binocolo. Improvvisamente nell'acqua gialla e violenta, con un boato sordo che giunse sino a noi tra il rumore continuo della corrente. Tutto era sparito dentro l'acqua e sulle rive restavano pochi uomini con le pietre in mano che guardavano dove un attimo prima erano i loro compagni.

Nella notte attaccammo. Tra i prigionieri liberati c'era anche il postino del mio vecchio reparto. Quel postino che mi aveva portato la tua lettera. L'avevo ancora in tasca e quella mattina la rilessi dopo tanto tempo. Era rimasta l'unica cosa che mi legava a un mondo lontano e felice; la rilessi e la bruciai nel rogo dei cadaveri.

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