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Se poesia è frequentazione della parola poetica fuori e dentro di sé, ricerca di nuove possibilità espressive e rimuginare interiore teso alla nascita, una vera traduzione non può scaturire che da un’empatia diffusa nei confronti del testo e dall’ambizione a ricomporne in unità la poeticità. Nel primo movimento chi traduce si pone a incontrare una materia sconosciuta con assoluta verginità e disponibilità, nel secondo ciò che è stato accolto e assimilato deve ritornare alla luce in forma nuova. Questa seconda fase è un processo di gestazione e, come tale, è lungo e laborioso.
Di questo accordo vorrei dare degli esempi,che non possono essere ovviamente esaustivi. In “Parlare come nascere/ To speak as if being born” si noti comel’allitterazione incentrata sulla w ricrea l’onda musicale della parola poetica originaria, che rimbalza (“blow/ wave”) attraverso momenti discordanti dell’esperienza. La voce è sinuosa (“propagated along”) e improvvisa e gioiosa (“call a little girl”). La traduttrice stabilisce anche un parallelismo tra il volo delle parole e il pianto (“fly/cry“), ricomponendo questo attimo apparentemente scomposto. Nella seconda strofa la luce del testo originale, veicolata dalla parola “bianchezza” è ricreata da una serie di brevi parole in cui di nuovo la fluidità della w (“white/where/whiteness”) apre spazi alla luminosità che viene dall’esterno fino a propagarla nel respiro. Anche la strofa finale risalta per la morbidezza con cui è stato reso il dubbio: Tomorrow, tomorrow, when? | Today it is raining | on the wood of the branches | One word alone… L’effetto finale è una fattura sciolta, mobile, anche nei suoi ritorni o nei suoi picchi, che ben corrisponde alla parola che nasce. Un altro punto esemplare di sapiente riuscita poetica della traduzione è l’inizio della poesia “collared dove”, dove l’insistenza di parole che iniziano con la w accentua l’apertura verso un piccolo mondo nuovo, espressa nella poesia della Ferramosca dal prevalere delle a nei primi tre versi, oltre che dal significato stesso delle parole come “house” e “holy ”. E che dire della profusione di s nella poesia “Ragno in goccia d’ ambra / Spider in an amber drop”, dove persino l’urlo è soffocato nelle parola scelta a veicolarlo, “scream”, con un rilevante effetto di ribellione imprigionata nel silenzio (“I scream into your silence | I am silent into your scream | spider in an amber drop”). Il tocco lieve con cui la traduttrice ha manipolato la sua materia prima si riconferma in “Eclisse lunare / Lunar eclipse”. La poesia scorre liscia come una mano che calzi un guanto nel dispiegarsi del sottilissimo humour in cui la Ferramosca incede in una dimensione surreale-scientifica. La musicalità è certamente uno degli aspetti che risaltano da questa traduzione. Pensiamo ancora all’incipit di “Un viaggio un sole una luna / A voyage a sun a moon”, …Shiny shoes for a shiny night… Raffinati sono anche gli effetti ottenuti in una poesia come “Nomi per un’isola / Names for an island” tra le parti in corsivo, che si allungano come respiri profondi sulla pagina e che spesso sono rese da parole di origine romanza e le altre parti, più rotte e nervose, rese principalmente da parole di origine anglosassone. Nell’economia della poesia i due momenti corrispondono rispettivamente all’articolarsi della visionarietà e al disegno del paesaggio interiore-esteriore della poetessa. Anche la posizione degli accenti crea un particolare ritmo, che è poi quasi lo stesso del verso italiano. Colpisce anche l’accavallarsi prepotente di immagini che scaturisce dall’incastro di parole composte che la traduttrice ha saputo ricreare: “This mari-thyme sha-king | a sovereign sprouting leaves | at the centre of my abandonment” corrispondente a “Questo mare timo-re | sovrano che s’infoglia al centro del mio abbandono”. Infine, non è possibile non soffermarsi su una poesia come “Inventario dei beni d’Enotria / An inventory of Oenotria’s goods” – certamente una delle più belle della raccolta –, in cui la compenetrazione dell’autrice con la propria terra di Puglia, il progressivo diffondersi del senso di un’appartenenenza profonda, radicata nel tempo e nelle viscere della terra, emergono nella traduzione nell’essenzialità gravida di sacralità che il parallelismo tra “vine” e “life divine” crea. Sono soluzioni come queste che ci fanno comprendere quanto è stata capita la fonte originaria e di questa attenzione così profusa nell’opera di Annamaria Ferramosca non si può che essere grati alla traduttrice e a Riccardo Duranti che l’ha coadiuvata. Se due lingue e culture riescono a incontrarsi e a dischiudere l’una all’altra le loro lande meno percorse,questo può avvenire solo lasciando intatta la loro specificità,in sostanza lasciando che rimangano se stesse. |
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