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in: Scolpire il vento
Isspe, Palermo 2007.

Qualche anno fa, presso la Fondazione Chiazzese, ho avuto il privilegio di presentare il primo numero della rivista “della Soaltà” diretta ancora oggi da Guglielmo Peralta, scrittore, critico e soprattutto poeta.

Guglielmo Peralta, durante la sua esistenza, ha saputo sposare l’attività letteraria, nata in lui già all’età di dodici anni, con l’impegno didattico proficuamente svolto nella scuola per tantissimi anni. Ma ciò che lo rende singolare è il suo elegante stile contraddistinto, da sempre, da un eloquente silenzio autorevole. Quel silenzio che spesso spinge a scrivere poesie.

Certo, a prima vista la poesia tra le attività umane sembrerebbe la più inutile ed improduttiva. Eppure, senza la poesia non avremmo nessuna pratica di pensiero, nessuna filosofia, forse nessuna religione. Dunque è il senso poetico che muove l’uomo verso la ricerca speculativa di ogni realtà e verso l’ammissione della necessità del sogno.

Ed è proprio da questo riconoscimento che nasce il neologismo Soaltà, termine creato nel 1979 da Guglielmo Peralta, che sta ad indicare, come attesta egli stesso, una weltanschauung ossia una nuova “visione del mondo”. Questo “neologismo”, questa “unione di termini”, per usare un’espressione di Lucio Zinna, questo “innesto”, non rappresenta soltanto un percorso di ordine letterario, ma piuttosto tratteggia una filosofia del linguaggio, una pratica di vita in cui confluiscono elementi estetici ed etici.

La rivista “della Soaltà” nasce da una profonda intuizione: la necessità di attuare attraverso l’autentica ricerca della bellezza la sognagione (stagione o piantagione dei sogni), ossia la capacità di fare del sogno una pratica che non rappresenti esclusivamente il nostro mondo onirico o la nostra dimensione interiore. Di più.

Il sogno, dunque, non staccato dalla esistenza, ma come necessità della nostra quotidianità, sogno voluto, cercato e coltivato attimo dopo attimo. “Sogno e realtà” insieme: Soaltà.

Quello proposto dal nostro autore non è un simpatico gioco di parole o un divertente diversivo linguistico, rappresenta piuttosto un importante atto comunicativo che invita allo stupore, all’incanto, allo scavo interiore, al colloquio profondo con se stessi e con gli altri. In sintesi comunica e propone una inconsueta visione della vita, un modo diverso di guardare e contemplare “la liquida luce dell’est”.

E in tal senso Soaltà fa del nostro autore oltre che un pedagogista un vero poeta. Egli propone, infatti, una condizione illuminante e insieme razionale, fortemente spirituale che riesce a creare o meglio ricreare un mondo, un’atmosfera, un sentimento, uno stile.

Poesia è bontà e bellezza etica ed estetica insieme, nel senso più alto del termine. E Guglielmo Peralta oltre a proporci una importante pratica letteraria, con bontà e bellezza dona ai suoi lettori un sentiero da percorrere, ognuno secondo il suo modo di sognare. In fondo la Soaltà è una eventuale strada di riumanizzazione. E non è poco.

Recensione
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