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Da tempo conosciamo i vari interessi culturali e di feconde attività nelle relazioni sociali di Pasquale Montalto: in tutti i suoi impegni ha prodotto risultati ammirevoli. Le sue fonti ispiratrici e animatrici fondamentali sono la natura in generale. i problemi del vivere sociale, l'amore costante e attivo per la sua compagna di vita, l'artista/poetessa Alice Pinto che gli ha infuso nell'anima un senso orientale e sacro dell'esistenza.

La più recente pubblicazione è una raccolta di scritti pubblicati sotto il titolo I colori dell'amore, con un'ampia e bene appropriata Prefazione del noto critico/docente Carmine Chiodo. I due termini "colore" e "amore" hanno una valenza vastissima, sono una sintesi estrema di tutti i vari e vasti interessi dell'autore. Possiamo amplificare vagamente questi due termini simbologici: colori indicano tutte le manifestazioni belle e vitali, feconde e ricreative della creazione: dalla terra al cielo, dal mare al vento, ai boschi, all'erba, ai fiori, alle valli e ai monti e così via...; amore si estende da quello fisico/affettivo per quanti e quanto è a diretto contatto con l'autore fino a perdersi nell'infinito (amore per la donna, per la famiglia, per l'amicizia, per la bellezza, per la pace, per la luce, per la verità...per l'universo).

Coglie bene queste valenze simboliche e reali Carmine Chiodo quando annota: "Passano davanti ai nostri occhi metafore, allegorie, situazioni e momenti particolari che parlano del mondo interno ed esterno del poeta, dei vari aspetti della realtà, per come viene filtrata interiormente. Pregevole e autentico il linguaggio lirico usato da Montalto". In effetti la scrittura di questi componimenti è molto varia, si rapporta sempre al contenuto di cui si tratta: vi sono pagine densamente liriche, con un potere emotivo eccezionale, fortemente coinvolgente; e pagine più distese che scendono all'ampiezza e lentezza della prosa in relazione alla tematica.

In verità la poesia di Montalto non ha alcuna necessità di tensione alla ricerca di tempi, luoghi, situazioni generanti particolari e rare emozioni, né di difficili ricerche di linguaggio, di terminologia, di figure astruse: essa (la poesia) è sempre intorno al nostro autore ovunque si trovi e in qualunque situazione viene coinvolto. Il suo animi status è generato da ciò che lo circonda, da quanto lo tocca fisicamente e razionalmente a quanto gli propone dilatandogli la memoria, il ricordarsi di fatti e cose viste, sentite o vissute: poesia che va dal visibile/fisico all'invisibile/immaginativo. Poesia delle cose, delle creature, dei luoghi semplici e comuni, ma anche poesia dell'immaginazione, del lontano, dell'infinito, dell'impossibile che soltanto l'amore rende possibile: "... | la certezza del mio sogno, | per poi restituirlo all'amore | del Sè, che dal mio cuore | risuona e s'irradia a quello del cosmo".

In questo volume, I colori dell'amore, il lettore critico, raffinato e disposto, che conosce bene la personalità umana, affettiva, razionale e culturale dell'autore vi trova, certo in fuggevoli rapidi tratti, tutto Pasquale Montalto, dallo psicologo all'indagatore sociale, dall'ecologo a colui che medita sul mistero dell'esistenza, ma sempre dentro l'atmosfera dell'amore e della bellezza che lo avvolgono e lo ispirano sia di fronte all'accadere fisico infinitamente piccolo, sia di fronte all'infinità degli spazi siderali mitologici e misteriosi: "E il tuo cuore | è il mio sole di crescita, | la stella di speranza | accende i miei occhi al mattino. ... | Occhi di rugiada, coralità, | goccia d'oceano, lido ulisside | dove posso riposare e cullare | la mia anima, felice d'esistere".

Tuttavia non possiamo esimerci dall'affermare che il vertice della produzione di Pasquale Montalto in questo volume lo troviamo nelle pagine che dedica alla Calabria. all'ambiente in cui vive e respira. In queste pagine egli si dimentica del razionale e vibra tutto nell'emozione dell'amore, ossia dentro la sfera del sentimento. Riversa sulla pagina, in una maniera composta e ritmica di versi, tutta la sua anima. Esprime l'amore che gli ferve nell'io profondo come se un dio (una musa) misterioso dettasse e lui quasi inconsapevole scrivesse sulla pagina. Qui non troviamo né tempo né spazio né modo per gli interrogativi, non affiorano dubbi nè incertezze che interrompano la ispirazione: non vi sono calcoli di sostanza, di parole, tutto ciò che batte dentro si riversa sulla pagina senza calcoli di scelte e di misure, perché già tutto ciò che è dentro è già canto d'amore e di bellezza: "..magia di fatti incomprensibili | che s'accendono nel buio della notte. | ... | Nel cuore della foresta | si alza la voce dei rapaci, | ma nessuno potrà mai rubare | l'abbondanza del tempo vissuto, | dove echeggiano | le allegre note dei nostri padri".

E non ci sentiamo di chiudere queste nostre interpretazioni senza soffermarci sull'alto valore di luce e di bellezza che danno a I colori dell'amore le opere di Alice Pinto, tutte espressive di una divina lievità d'armonia tanto che le forme si mutano in sussurri di canti e illuminano i testi infondendo in essi un vigore, una muta significanza misteriosa che è parola e musica, elevazione contemplante e rigenerazione delle ferite che il vivere quotidiano produce nelle anime attive. La mano di Alice, che ha dato vita a queste figure, ci richiama alla memoria commossa l'ala della bianca farfalla su cui, come canta Giosuè Carducci, poesia volteggia.

Recensione
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