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Nei venticinque testi, raccolti sotto il titolo Il sale della terra, Filippo Giordano spazia in piena libertà di tempi e di luoghi nel corso della umana civiltà, soffermandosi sulle figure, sulle tematiche che privilegiano l’area nativa con le sue caratteristiche naturali e umane impostegli dall’interno stimolo creativo. La stesura in versi, sempre appropriata alla sostanza trattata, conserva un’alta semplicità e una immediatezza realistica e carica di significato. Le parole nella loro vitalità si richiamano non solo nella legittimità semantico/grammaticale, ma anche in un personale ritmo di armonia fonica vocalico/consonantica…

Una lettura rapida, senza soste riflessive, potrebbe indurre il lettore in una valutazione di superficialità, priva di sensi profondi, in quanto la lingua (il linguaggio) raramente si scosta dal grado ordinario: si potrebbe credere che il Giordano nei rapidi voli di temi e di figure, nell’investire di presente il lontano passato si abbandoni a un gioco espressivo di compiacenza, invece è perfettamente il contrario. La sua scrittura poetica è vigorosamente seria e profonda: le sue parole sono tutte pesanti di significati vitali: “A Mistretta le creste dei monti | hanno manti di verde velluto. | Poi a valle, lieve scivolando, | ci sorprende il sangue degli avi | che dal cieuso nero trasuda | quando tendi la mano al passato”. Bella l’espressione delle vette ammantate di verde velluto che coglie una specifica caratteristica del suo paesaggio, ma il vero miracolo della poesia si compie nella gelsa nera che richiama e fa rivivere “il sangue degli avi”. Qui il passato e il presente, la natura e l’umano si fondono, in un autentico battito vitale. Tutta la poesia vive in un impasto di realistica simbologia. La chiusura suggella il testo con immagini belle e potenti: il tempo, l’uomo e il vento si incontrano; il vento richiama la figura del velluto mentre si dichiara che l’uomo “ha la mano leggera del neonato | che indugia sulla pelle della madre”.

La poesia di Filippo Giordano rende unitaria la vita degli uomini e della natura, di tutte le presenze esistenziali, animate e inanimate. Chi nello stato latente, nei precordi dell’anima, non reca la facoltà di comprendere e vivere questo status poetico, limpida e profonda poesia, attraversa in totale indifferenza la valle dei gelsi, le sue mani restano immobili o ad agitare a vuoto l’aria che gli soffia sul viso: per lui il passato non esiste, né esiste la storia dei suoi antenati… Anche l’interrogativo della seconda poesia (Fiumara d’arte) resta senza risposta, se il lettore non ha già dentro di sé La finestra sul mare. Il poeta autentico, profondo, come è Giordano, non può regalare nulla di poetico a chi ha l’anima morta per la poesia. Così procedendo, se il lettore ignora la storia, la vita mitica di Arianna, la sua è una lettura morta, fatta soltanto di suoni e di visione di parole.

Occorre precisare che la poesia di Filippo Giordano pur nella sua cristallina semplicità è una poesia profonda e alta, colta e diremo non poco difficile. Richiede uno scavo di storica cultura e un’accesa fantasia che spesso tramuta il passato in presente. Come può comprendere e vivere la poesia del “fuoco” se il lettore ignora che “dischiuse l’homo dalla notte”?

La grandezza e l’originalità di queste poesie per chi sa intenderle si possono cogliere dalla prima all’ultima. A noi piace, per intimo, connaturato dono, fermarci sulla poesia dal semplice e grandissimo titolo, sintomatico e universale, La parola. I tredici versi organizzati in tre strofe sono tutti carichi di vasti e potenti sensi simbolici. Infatti prima della parola per l’uomo tutto giaceva nel grembo della notte: ma una illuminazione misteriosa concesse all’uomo la parola (il verbum) e con essa l’intelligenza e la bestia (o vichianamente il bestione) si mutò in homo e questi, dotato di parola/intelligenza animò la pietra e ne trasse il fuoco e da quell’istante l’eterna notte si mutò in luce,schiudendo orizzonti sconosciuti”. L’intelletto/parola diede inizio a infinite conquiste e man mano ogni oggetto illuminato veniva schedato: il miracolo era annidato nella lingua che diede origine alla creazione di parole e il sapere fu diffuso dal vento come inarrestabile germinazione…

La poesia che segue, La scrittura, e così tutte le altre fino all’ultima sono degne di una vasta diffusione con un penetrante, intelligente e ampio commento testuale illuminante i profondi sensi di ogni singola parola. Noi chiudiamo questa breve nota rilevando la perfetta misura dei versi, la potenza espressiva delle parole/simbolo e delle immagini/figure, nonché la loro evocativa bellezza, il ritmo terminologico sempre carico di sostanza, mai sospeso nel vuoto, in una fonologia o in una semantica che suona e non dice, non crea sensi, significati fermamente originali.

Recensione
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