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Bambini di neve è l’ultima raccolta poetica della nota poetessa valbormidese-savonese Franca Maria Ferraris. Questa volta il soggetto delle liriche sono i bambini ed esso viene sviluppato in quattro capitoli: “Bambini di neve”, “Bambini di casa”, “Bambini a scuola”, “Bambini nei venti di guerra”.

La prima parte è una prova di alta poesia che raggiunge il sapore e la malia della favola, un genere letterario che ben si accomuna all’infanzia. Un mondo di sogno, dunque, dove ogni cosa brilla di una luce particolare ed il verso è magico. I bambini di neve sono la metafora propria dell’infanzia che, pura, ci domanda un mondo adeguato. La seconda parte riporta alla luce sensazioni, sentimenti, che riguardano figli e nipoti dell’autrice. Ormai cresciuti, sono ancora là, come un tempo, per sempre bambini nel suo cuore, nei ricordi, quasi fotografie, mentre il mistero del perpetuare l’esistenza ed il sé si scioglie nella forza e tenerezza, insieme, di una madre. Importante è la lirica “Sola e sdoppiata” che testimonia la potenza indomita che ogni donna ha quando protegge una nuova creatura nel suo ventre, sa che le darà la vita e che la condurrà per mano verso il nuovo mondo.

E c’è tutta la dolcezza di ritrovarsi nei figli e nel nipote: qualcosa di noi, dunque, rimane. La terza parte riguarda la vita scolastica che ella, insegnante, ha vissuto con passione e gioia, momenti di limpidezza che traspaiono oggi dai versi, un cuore che risplende puro come quello dei bambini. Per chi crede nella scuola con tanto trasporto, la scuola è poesia e la poesia nasce facilmente tra i bambini ed i ragazzi. Basta condividere con loro la gioia e la tristezza, basta osservare i loro volti, i loro gesti… In ultimo, dopo aver presentato tanti bambini con le loro storie ed averci introdotto al loro mondo innocente e di bisogno di noi per dare loro la felicità, la poetessa racconta il dolore infinito dei bambini che l’uomo stesso ha distrutto, condannandoli alla guerra, alla fame, allo sfruttamento. Mentre essi attendono tutto da noi, mentre i loro occhi ci donano la fiducia e l’amore, noi li uccidiamo. E ciononostante essi continuano a cercare di vivere, ci perdonano, si nutrono di speranza.

In quest’opera la Ferraris ha saputo parlarci con quattro registri diversi, adattandoli ad ognuno dei temi trattati. Il suo linguaggio aulico, ma immediato, sfoggia, come sempre, una magnifica ricchezza di immagini e di figure retoriche che sorgono spontanee alla sua creazione. Numerose sarebbero le liriche da citare per la loro perfezione, come “E’ di neve il mattino”, “L’eclisse di sole”, “Un bambino chiama”, “A un bimbo non ancora nato”, o le immagini che ci lasciano ammaliati e stupiti tra cui “le vostre grida di sole e di vento”, “alla sua porta batte le nocche / il puledro del vento”, “Parole rotolate” e tante altre. Un’opera, dunque, da leggere subito e da non dimenticare.

Recensione
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