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Dedicato al silenzio è una raccolta di liriche i cui discorsi sottintendono teoremi alla costante domanda dell’essere umano: che ci sarà mai dopo la morte? La risposta è la fede nella comunicazione che trascorre tra le anime, forse un giorno silenzio senza bisogno di parole e forse più tardi parole dove percorre il silenzio ed urge definire un varco aperto all’eternità del tempo. L’assenza sulla terra della persona con cui si è condivisa l’esistenza è una mancanza che toglie il respiro, così come la ricerca frustrata di una mano che stringa nel buio e che sostenga...

Sono versi gravidi di contenuti dipanati nel miracolo di immagini e colori, dove sentimenti e credenze si tramutano in conversazioni a ricostruire la presenza quando non c’è più: nella natura, nei pensieri, nelle vibrazioni delle menti di molte altre persone.

Penetrante, come sempre nell’opera della Ferraris, il gioco e l’indagine delle parole, l’unione fonemica di significante e significato, lo studio solerte che rielabora e ricrea.

E’, infine, il prodigio della poesia che rende eterna ogni persona e tutto l’universo, che ri-unisce mentre “chi sedea | a libar latte e a raccontar sue pene | ai cari estinti, una fragranza intorno | sentia qual d’aura de’ beati Elisi.”[1]

E le stelle? Condividerne ancora una volta la bellezza con il proprio compagno che amava tracciare mappe celesti è disporre lo sguardo dell’anima in alto: sogno, forse, inganno, ma sospiro di vita.

[1] Ugo Foscolo “Dei Sepolcri”, vv. 126-129
Recensione
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