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Barbari -Dalle Steppe a Florentia alla porta Contra Aquilonem

Pubblicata sul Blog poesia3002, 28 . 6.2023

Il reticolo cronologico di questa opera di Roberto Mosi ci porta ad una dimensione di romanzo storico, relativo all’assedio di Firenze nel 405/406, e di Roma nel 410, durante le invasioni dei popoli germanici . Ma dovremmo, piuttosto, parlare di romanzo nella Storia. Si entra subito in medias res attraverso la struttura narrativa del diario in prima persona; il riferimento temporale è, infatti, connotato da luogo, Montereggi, e date, che ne segnano inizio e fine, relativi all’anno 410.

Nella villa di Montereggi, presso Fiesole, si snodano i ricordi, le considerazioni la microstoria di Rufo, personaggio verisimile nella più  generale Storia che è oggetto di ricerca delle discipline specialistiche. Sono stati certamente numerosi i “Rufo” comandanti militari e uomini politici che si sono avvicendati nei secoli delle vicende di Roma e, nel dispiegarsi di queste pagine, i riferimenti ad avvenimenti che si sono effettivamente svolti vengono filtrati dagli affetti, dalle riflessioni del protagonista immaginato dallo scrittore, con risonanza interiore in chi legge.

Mosi si avvale del linguaggio della narrativa: la descrizione della villa di Rufo, assalita dagli invasori guidati da Radagaiso, e la rievocazione dell’assedio di Firenze nel 405, potrebbero essere paragrafi di relazioni, in ambito archeologico o geografico, che diventano poesia degli affetti.

La narrazione avvolge l’elemento oggettivo in sentimenti, moti psicologici, riflessioni ragionate e meditate. Nella “modalità tecnica” di Mosi troviamo analogie, ad esempio, con Thomas Mann: la descrizione degli effetti del tifo, nel romanzo I Buddembrock, e dei principi della dodecafonia, in Doctor Faustus, viene “drammatizzata” con la descrizione indiretta di un personaggio e con il dialogo fra due protagonisti ed entra a far parte dello scorrere dell’invenzione letteraria.

Attraverso le riflessioni di Rufo, assistiamo agli avvenimenti all’interno della vita di un uomo vissuto nel quinto secolo dopo Cristo: i contrasti religiosi, il bisogno e il tentativo di spiegare la realtà tramite elementi soprannaturali, la paura e lo sconforto nei pericoli dell’invasione barbara, la ricerca di consolazione. Mosi descrive un periodo storico poco noto, lo ricostruisce attraverso le fonti quali Ammiano Marcellino, Olimpiodoro, Svetonio, Tacito; lo rende vivo attraverso gli strumenti della letteratura.

Barbari è un interessante esempio di come la letteratura possieda strumenti di indagine che né Storia né Scienza possiedono, e rende attuale il pensiero di uno scrittore consapevole, quale è Carlo Cassola. Egli, sottolinea come la situazione politica dell’Ottocento fosse ben chiara agli scrittori, ma non alle due discipline, che sono state incapaci anche di prevedere il delinearsi, nel Novecento, dell’età atomica.

La letteratura deve “modificarsi, deve cioè diventare letteratura impegnata”(1).
Non solo; secondo Cassola è indispensabile una riunificazione di cultura umanistica e scienza per una interpretazione della realtà (2)..

E Mosi sa ben interpretare come la Storia sappia far capire e interpretare il presente attraverso la voce della Letteratura. Egli conclude il suo romanzo con una riflessione indiretta sulla

Contemporaneità: che le tensioni in essa presenti siano, col tempo, disciolte non dai centri di potere politico internazionali, ma da un nuovo tipo di società, modellato dalla convivenza e dalla condivisione, così come i barbari e ciò che restava dell’impero romano del V secolo d.C. si sono modellati in nuove culture.

(1) CARLO CASSOLA, La voce della ragione in un mondo di sordi, in Pegaso,bimestrale di Cultura,Arte,Costume,luglio 1986, Firenze.
(2) CARLO CASSOLA, La letteratura deve prendere il posto della storia e della filosofia, ibidem, dicembre 1983

Recensione
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