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Io conosco Elisa

Io conosco Elisa una bambina buffa e ricciolina, che aveva il vezzo di guardarsi sempre allo specchio. Ecco come ella perse questa abitudine.

Una sera, poco tempo fa, la mamma salì per augurarle la buona notte, il suo ciabattare non fu sentito dalla che come al solito stava incollata allo specchio.

" Che cosa stai facendo?" chiese alla figlia la signora Gemma. "Niente mamma, voglio mettere i nastrini nuovi ai capelli!" E, girandosi sul letto mostrò alla mamma lo specchio che teneva in mano.

"Benedetta figlia mia, stai diventando vanitosa!" Sbuffò la mamma, "tu non sai a cosa puoi andare incontro! Ora ti racconto quello che mi narrò la mia nonna, quando avevo pochi anni e la tua brutta abitudine ." La bimba, dopo avere fatto un grande sberleffo allo specchio e una piroetta in mezzo alla stanza, andò malvolentieri a sedersi in braccio alla mamma pensando a chissà quali diavolerie questa volta le avrebbe raccontato.

"Elisa, stai attenta, qualche volta gli specchi fanno dei brutti scherzi ai bambini che si guardano troppo!"

"Non è vero!" ribatté Elisa.

"Sì che è vero, la tua bisnonna lo sapeva bene." Continuò la signora.

Elisa brontolò, si acciambellò meglio nel grembo materno e alzò gli occhi: "Dai mamma, attacca!"

"Devi sapere," replicò la dolce signora. "che se un bambino si guarda allo specchio al suono di una campana, si ritrova all'improvviso nel giorno che non c'è. Questo è successo tanto tempo fa a una bambina, che la nonna conosceva bene e da allora non ha più fatto ritorno.”

"Mamma, non farmi ridere! Non può essere vero!" La donna sospirò, ed Elisa fece un grande sbadiglio.

La mamma, dopo aver sistemato Elisa per la notte, uscì senza far rumore; sulla soglia si girò per guardare la sua bambina addormentata.

Al mattino, Elisa si svegliò, si stirò, sbadigliò e prese lo specchio per vedere se i nastrini nuovi erano ancora lì. In quel momento suonò una campana. La bimba si sentì prima sollevare e poi proiettare dentro lo specchio che all'improvviso era diventato più grande di lei. Puff. Elisa cadde dolcemente sopra un'aiuola. "Ahi! Chi m’ ha calpestato?" qualcuno si lamentò. Elisa sbalordita si guardò intorno e chiese.

"Chi parla Io non vedo nessuno!"

"Sono io! Lo sai che mi hai fatto male?" ripeté la vocina. "alzati, non vedi che mi schiacci?" Elisa si spostò impaurita e una grossa margherita col gambo piegato lentamente si raddrizzò.

"Non sarai stata mica tu a parlare?" Esclamò ridendo la bimba.

“Certo, chi vuoi che sia stato!"

" Se sei stata proprio tu; in che paese sono capitata? Nel mio, i fiori non parlano, anzi, la mamma li taglia per metterli nei vasi."

"Brrr! Una crudeltà così non l'avevo mai sentita" soggiunse la margherita; "ricordati che sei nel paese dello Ieri e del domani.”

" E l'oggi?" Chiese la bambina.

"Che cos'è l'oggi? Volle sapere la margherita.

"L'oggi è questo giorno!" Ribadì Elisa.

"No! Oggi è forse domani?" Esclamò indeciso il fiore.

Elisa si stancò della conversazione, salutò la margherita e si avviò verso il bosco e il laghetto.

"Chi sei? Come ti chiami?" Bisbigliò una gatta dal muso nero.

"Non dirmi che anche tu parli!" Elisa era sempre più sorpresa.

" O bella! " disse la gatta dal muso nero.

"Tutti noi parliamo, i fiori, gli alberi, gli uccellini e tutti gli animali, proprio tutti, sono quelli come te che non parlano!" La gatta dal muso nero guardò Elisa, in attesa di una risposta che presto venne.

"Almeno dimmi come ti chiami? Dimmi dove sono, per piacere!" Implorò la bimba.

" Mi chiamo Attag[1] e vivo qui, nel paese dello ieri e del domani."

"Anche tu? e l'oggi, conosci l'oggi?" Elisa aspettò ansiosa la risposta.

La gatta dal muso nero si grattò e dopo aver pensato un po’ le rispose: "Lo sai che questa domanda l'ho sentita ancora, ma tanto tanto tempo fa, credo che la risposta ti possa venire dalla Signora che vive in un castello sopra le nuvole, che si trova di là del mare."

Elisa era diventata triste perché, specchiatasi nel laghetto, non vide riflessa la sua immagine, forse lei non apparteneva a quel mondo. Aveva paura, era stanca per aver pensato troppo, salutò Attag e si sdraiò sul tappetino erboso sotto gli alberi. "Buonanotte Asile![2] " I vocioni improvvisi impressionarono la bambina, ma gentile com'era contraccambiò:

"Buonanotte!" Si voltò curiosa e capì che le voci venivano dagli alberi dai grandi occhi. "Dormi bene; noi ti veglieremo." …Elisa li guardò affascinata e dopo aver pensato un po’ chiese loro:

"Ditemi, come mai parlate tutti allo stesso modo? Io vi vedo diversi!"

"Noi," risposero gli alberi "non siamo diversi: è pur vero che abbiamo foglie diverse, più grandi o più piccole, più scure o più chiare; che i nostri tronchi possono essere più lisci o più rugosi, ma la nostra vita è uguale! Respiriamo, mangiamo, dormiamo e nasciamo allo stesso modo; l'unica cosa un po' diversa è la nostra lingua."

La piccola, stanca, si addormentò e sognò la mamma che piangeva…

Al risveglio Elisa si trovò attorniata da tutte le bestiole del bosco.

"Buongiorno!" la salutarono in coro, "hai ben dormito?" Altro coro.

Elisa sorrise, ma continuava a ricordare le parole della gatta dal muso nero e domandò: "Già che siete tutti nati qui, potete insegnarmi la strada per andare dalla Signora che vive nelle nuvole?"

Un baccano indiavolato si levò. Tutti gli animali volevano parlare insieme e sembravano spaventati. Un vecchio gufo li zittì.

"Silenzio! Parlo io. Cara Asile, ciò che chiedi non è facile, perché devi attraversare il mare e un paese che gli abitanti sono come te, bada a non farti sentire, altrimenti ti uccidono."

"Ma, io voglio tornare dalla mamma!" Replicò Elisa, "perché non posso parlare?"

"Perché gli uomini non parlano, loro belano, muggiscono, miagolano, abbaiano e altro ancora. Ti ripeto che se ti sentissero ti crederebbero una strega e ti manderebbero sul patibolo!" Continuò il gufo.

"Non può essere vero! Io…, io voglio tornare a casa e farò qualsiasi cosa pur di rivedere la mamma."

Gli alberi, i fiori e gli animali scoppiarono in un gran pianto. Poi, si riunirono tutti, parlottarono a lungo e alla fine dissero. "Siamo tutti d'accordo, vogliamo aiutarti, chiameremo i cigni che con una grande rete ti porteranno al di là del mare."

Elisa esultò e abbracciò come meglio poteva i suoi nuovi amici. Poco dopo arrivarono i cigni, intrecciarono robusti fili di liane e formarono una grande rete a canestro. Elisa si sedette nel centro. I cigni infilarono i lunghi colli nei cappi e si sollevarono in volo.

Elisa urlò dall'alto. "Ciao a tutti, ciao! Spero che tutti voi possiate un giorno venirmi a trovare. Ciaoo!"

Per tutto il viaggio Elisa non proferì parola.

Dopo moltissime ore di volo i cigni scorsero la terra e lentamente planarono. Stanchi com'erano distesero le grandi ali bianche sulla sabbia per poter riprendere fiato.

"Non so come ringraziarvi." riprese parola Elisa.

"Di niente." risposero i cigni, "abbiamo fatto tutto questo perché ci dispiaceva vederti disperata. Vai ora, la strada non è difficile, la montagna delle nuvole è vicina. Cerca solo di non fermarti, ciao!"

Rispondeva la bimba, camminando "Ciao, ciaoo!" Voltandosi di tanto in tanto, finché li perse di vista.

Cammina e cammina, la bimba arrivò ai piedi delle nuvole, da esse si vedevano affiorare i tetti di un castello. Arrivata al grande portone Elisa bussò, due grandi aquile aprirono. La piccola varcò impaurita la soglia. Sopra una grande scalinata vide una signora che sembrava una fata.

"Ciao Asile, ti aspettavo e so cosa vuoi da me."

La bambina timidamente le chiese:

"Prima di tutto spiegami perché tutti mi chiamano così?"

"Perché tu stai vivendo nel giorno che non c'è e qui è tutto a rovescio!" Rispose la Signora.

"Ma io voglio tornare a casa nel giorno che c'è!"

"Non preoccuparti, tutte le speranze non sono perse. Devi sapere che ogni tanto anche qui viene il giorno che c'è, ma tu lo dovrai capire da sola."

"Perchè" chiese Elisa. "tutti gli animali, gli alberi e i fiori non lo sanno?"

"Per forza, come possono?" Rispose la dama. "In quel giorno solo gli uomini parlano, gli animali fanno i loro versi, le piante tacciono, come nel tuo mondo, e, quando torna ieri-domani, loro non ricordano più nulla. Tieni questo specchio, quando arriverà il momento ti sarà utile. Ora vai! Io non posso far altro. “Ciao, salutami la mamma e ricordale che io sono la bambina che non tornò."

Elisa la ringraziò. "Addio bella signora! Grazie, stragrazie!" La bambina scendendo dalle nuvole, si trovò vicino ad un cimitero accanto a dei fiori con i gambi piegati.

"Avete sete?" Chiese loro.

"Oh si! Abbiamo tanta tanta sete." Risposero con un filo di voce

"Non dovete preoccuparvi, ci sono io, trovo l'acqua e poi t…Passavano in quel momento dei cacciatori del vicino villaggio e sentendo parlare la bimba, si avvicinarono silenziosamente, la afferrarono, la legarono e la trascinarono via. Elisa si disperò, e chiese: "Dove mi portate?" Non ottenendo risposta urlò:"Guardatemi sono solo una bambina che vuole tornare dalla mamma!"Nel sentirla parlare, i cacciatori risero sguaiatamente e strinsero i lacci che già legavano i piccoli polsi della bimba. Il triste corteo arrivò in paese, gli abitanti uscirono dalle case per vedere la nuova preda, si avvicinarono alla bimba e per sentirla gridare le tiravano i capelli e la annusavano; sordi miagolii e ragli accompagnavano i loro comportamenti. Elisa muta, aveva capito che se avesse ancora parlato, avrebbe peggiorato la situazione. La bimba fu rinchiusa in una buia prigione. I giorni trascorrevano lenti, solo le notti erano serene, perché gli animali del bosco venivano, a turno, a farle compagnia e per non farsi udire dai carcerieri le bisbigliavano all'orecchio antiche leggende. Nel frattempo, nella piazza del paese, fu innalzato il patibolo. Elisa lo vide da un pertugio e capì che era stata condannata a morte

Venne un'alba grigia e immota, il topolino che nella notte aveva fatto compagnia alla bimba, rabbrividì e non volle lasciarla sola, si nascose nella tasca del suo grembiulino, bisbigliandole. "Coraggio, io non ti lascio!" Elisa udì la chiave girare nella toppa, la porta si aprì; la bimba fu presa in malo modo dai carcerieri, caricata sulla carretta dei condannati e poi condotta nella piazza. Il boia la stava aspettando con la mannaia in mano. All'improvviso il cielo cambiò colore.

Tutti i presenti si misero a parlare. Elisa intuì che era arrivato il tanto sospirato oggi. Prese lo specchietto che aveva ben tenuto nascosto e si guardò, si vide riflessa…si sentì sollevare, mentre lo specchio diventava sempre più grande…poi più nulla.

"Elisa, svegliati! Dormigliona, svegliati!" Al suono della voce della mamma, la bimba aprì gli occhi e gridò:

"Mamma, sono tornata! Tu non sai quanta nostalgia avevo di te!"

"Elisa che brutto sogno hai fatto stanotte?" Chiese la mamma che senza aspettar risposta, le ordinò, "dai su! Sbrigati, devi andare a scuola!" e scese a preparare la colazione.

Elisa si alzò con fatica, allungò una manina e accarezzò il topino che dormiva tranquillo nella sua tasca - no, non era stato un sogno! Aprì la finestra e vide nel suo giardino dei fiori un po' appassiti che la guardavano e distesa in mezzo a loro una gatta dal muso nero che a modo suo le sorrideva.

Note

[1] Gatta al contrario

[2] Elisa al contrario


Materiale
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