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Quest'ultimo libro di Ferdinando Banchini consta di due parti: una in poesia, l'altra in prosa. Le numerose liriche consistono in una continua, ininterrotta ricerca di Dio. Questa presenza viene notata nella natura e nella psiche umana, nell'anelito stesso "allo splendore | dell'infinito che | è fonte esempio e foce". Il linguaggio è efficacissimo, nel suo giuoco di metafore, per indicare questo "fantasma che ti sfugge mentre lo agguanti": la vita. Paesaggi di scogliere con spuma attorno, campi di sterpaglia nell'assorto silenzio, grigi casamenti di periferia, interni polverosi compongono un mosaico vario, un fondale amato ma comunque precario perché "altrove è l'evento". I cinque gustosi racconti sono ambientati tra strade e piazze di Roma. Ora la fanno da padroni i gatti, ora i passeggeri di un autobus, ora la gente che torna nelle case di periferia. Quattro di queste prose sono già state pubblicate nella rivista. E' interessante notare in esse qualche aggancio, qualche vocabolo, delle idee che compaiono anche nelle poesie. In queste pagine, come nei versi, si avverte ciò che l'autore stesso in prefazione definisce "raccoglimento e tensione prima di ciò che avverrà".

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