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Tra il Piave e il Soligo

La verità di Bepi Orlandi. un viaggio nella memoria nei drammatici giorni della Liberazione orfana di "vincitori e vinti"

E' un prezioso viaggio nella memoria, quello che Bepi Orlandi compie nel suo nono libro pubblicato dalla Biblioteca dei Leoni, nella collana "Scritture" diretta da Paolo Ruffilli.

Tra il Piave e il Soligo. Né vincitori né vinti è un racconto autobiografico che viaggia su un doppio binario: da una parte c'è tutto l'amore dell'autore - che a settembre ha compiuto novant'anni - per la propria terra di origine, dall'altra il ricordo particolareggiato di alcuni fra gli anni più difficili e tragici vissuti dall'Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo 1'8 settembre 1943 con l'entrata in vigore dell'armistizio con gli alleati.

Orlandi, che dal1948 vive a Torre di Mosto, è originario di Pieve di Soligo ed è a questa zona collinare della Marca che si rivolge il suo sguardo nel passato, quasi trasformando la prima parte del libro in quella che potrebbe essere assunta a piccola guida turistica della Sinistra Piave e delle Prealpi trevigiane. I paesaggi, gli usi e i costumi, i paesi, le malghe, i sentieri, gli antichi mestieri e naturalmente il Prosecco diventano una lettura che invoglia a mettersi in cammino alla scoperta o alla riscoperta dei luoghi narrati dall'autore.

Poi l'infanzia con i giochi di allora, con gli anni degli studi prima al Pio X di Treviso e poi alla scuola di agraria e di enologia di Conegliano. «Un quadro irripetibile, nella forma e nella sostanza», definisce lo stesso Orlandi il suo ritorno al passato: un quadro in cui il colore predominante è il rosa, «che sa di speranza e segna l'alba di una terra che non ama il tramonto, che ama il lavoro e la pace». Attraverso i luoghi, l'autore però torna anche alle vicende dolorose e tragiche dell'occupazione nazista, rievocando episodi personali e particolari inediti delle violenze degli ultimi mesi di guerra e dei molti morti nella zona tra il Piave e il Soligo.

Né vincitori né vinti, in un Veneto nel quale la popolazione si trovò a subire quasi indistintamente il conflitto dei diversi attori: fascisti, nazisti, partigiani di diversi colori politici e umani. Orlandi ricostruisce quei giorni, fino alla liberazione del 29 aprile 1945, con intensità, con estrema lucidità e soprattutto con il chiaro obiettivo di sfatare, documentandole, alcune verità ufficiali di comodo.

Recensione
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