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Ombre e luci d’estate

I

Sotto l’ombrello di un pino
s’espande il tempo di luglio
contorni evanescenti sul filo
della luce, pensieri spogliati
in acque verdi si bagnano,
mosaico tutto da comporre.

Affiorano i colori sulla tela
il fucsia striato di una camicia
l’indaco di una maglia di bimbo
che corre incontro al sole
il bianco candido di un’anatra.
Il nero d’inchiostro che incide
il foglio e partorisce un verso.

Indugia l’ora estiva, ristagna
dentro l’anima, può essere
discreta e invadente, si ritrae
e all’occasione si protende.

II

In questo andare incontro
al sole sfolgorante di luglio
nella città ribollente d’asfalto
in distese di girasoli traboccanti
di luce, è il trionfo dell’estate.

Palpiti di dolore s’annidano
nella stagione adorata: spogli
di ogni velo, annullata la difesa,
evidenziamo ferite recondite.

Ci interpella l’estate, specchio
esigente, non ammette finzioni.
Non vi è rimedio, solo arrendersi
a questa luce senza domandare



III

Non basta il chiarore d’estate
a dissipare le ombre del giorno
all’evidenza sfugge il non detto

non colma la brama di spazi
di viaggi vissuti o immaginati
vi è sempre un oltre che attende

non riscalda le pieghe del cuore
né unisce in abbraccio d’amore
come incognita all’ovvio resiste

Un’immagine arcana ci parla
chiazza indistinta di memorie, voci
e suoni che si annidano nell’ora.

IV

Porterò con me la poesia
dell’acqua che mette a nudo
i sassi, i colori al culmine
del giorno quando il mare
s’arriccia di spuma e declina
ogni tonalità dell’azzurro.
E quella luce che avvolge
la baia al tramonto così
tenera da eclissare pensieri
e adagio cingere l’anima.

Porterò con me la cesoia
che ha reciso le abitudini
logori dialoghi e percorsi
consunti. E ritaglierò forme
nuove, volti sconosciuti.
Seguirò le linee d’una dimora
barocca che s’erge sopra
il colle e guarda il mare.

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