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Del sognato

Hanno una grazia, una levità queste nuove poesie di Raffaele Piazza che compongono la raccolta Del Sognato. Libro che, in ogni sua trama, respira di giovinezza, estate, bellezza e nostalgia del suo sfiorire, pregna qual è di «conca / d’alba», «di estive fragole», «di sponde azzurre» e «meraviglia / delle nuvole / tra le costellazioni». Un inno alla vita e allo stupor mundi, un canto che palpita di natura e di sentimenti umani autentici, di amore e amicizia («Tornano, giocano con parola di abete / e rondini gli amici»). Protagonista di «questo spazio / scenico di vita» è sempre l’io e il suo universo interiore che “agisce” tra persistenza della memoria e presa diretta del reale, del proprio presente. Ne è emblema il mito adolescenziale di Alessia, paradigma esemplare di una giovinezza spensierata e sempiterna, quasi assoluta nell’immaginario; una figura che presenta ora i tratti, nel bagliore del sogno e «nel trasmigrare dei pensieri», di un angelo della modernità, mediatore tra l’uomo e il mondo, o piuttosto di una musa protettrice (non è un caso che Alessia significhi proprio “colei che protegge” dal verbo greco aléxein). Sicché tale figura femminile - che anima la seconda parte della raccolta - converte il libro in un canzoniere amoroso, in un diario privato per le occorrenze di date, di «pagine squadernate» e «foglie di memoria» di cui l’opera è come costellata; l’energia di Alessia è tale da superare «la tinta / dei mattini», è «icona […] ad attraversarmi, a stendere / le mani, a compormi il sudario», «a misurare il grado della gioia», a «regalarmi una goccia del tuo fiume / pari a reliquia» (si noti come il linguaggio trasudi di erotismo anche sacro, mistico). Una poesia però, quella di Piazza, tutt’altro che ripiegata esclusivamente sull’Io, lirica o fuori del tempo, bensì pure attenta al quotidiano e rivolta a un mondo globalizzato, tecnologico, massmediatico (email, files, monitor, sms, «dischetti da ascoltare e visualizzare» sono solo alcune delle voci settoriali che non è raro incontrare nel libro). Immagini, dunque, che attestano lo sguardo diligente del poeta, pronto a lasciarsi rapire dalla «bellezza di un evento». Sorprende certo nitore di immagini cui non è esente l’impreziosirsi di un’aggettivazione raffinata. come in questi versi: «il mare / foglio di carta velina verde / resistentissimo» o la «capanna di gioia sulla roccia / azzurra»; sorprende la padronanza degli straniamenti e dei cortocircuiti analogici sovente affidati ad apertura di testo, come «Dietro persiane d’isola», «Le siepi sono sul sogno / d’inverno alle porte» o nel testo La passeggiata nel bosco dove l’incipit «si sale sul bosco, albero» dà l’avvio, dopo un breve inserto dialogico, al «film» della memoria, alla descrizione di un connubio erotico che mescola, quasi alcioniamente, i corpi alla natura: «gli aghi di pino ma poi / è prato, è il dio, l’angelo, il piacere, l’essenza / negli orgasmi» (si noti la forza del verso centrale e la velocità con cui si realizza tale unio). Espedienti che attestano, da una parte, la padronanza del mezzo espressivo, dall’altra, la frequentazione compartecipe della poesia del Novecento; penso, per fare qualche esempio, alla solarità del corregionale Gatto; a Sereni che apertamente echeggia nel citato «armeggiare con gli umani strumenti»; all’incipit eliotiano di The Waste Land che sembra improntare il verso «Aprile in verde esce di scena», posto ad apertura di libro. Un esercizio di conoscenza tout-court questa raccolta.

 

Recensione
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