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Da solo e in silenzio
poesie in lingua e in dialetto veneziano
di Francesco Sassetto

"Ed un giorno sar ancora l'invito
di voci d'oro, di lusinghe audaci,
anima mia non pi divisa. Pensa:
cangiare in inno l'elegia..."

E. Montale


A mia madre
carissima sempre

queste mie parole


la Scheda del libro

Sono per me soltanto

Sono per me soltanto gli incontri della strada,
i passi cadenzati o le svolte del cammino,
le pagine dei libri a lungo interrogati.
Sono per me i sorrisi che congiungono esistenze
lontane e divergenti, nei giochi del destino,
la memoria che assidua compone persistenze.

Ma la strada piano si svuota, si fa
deserta, la pagina ingiallisce, la memoria
scolora la luce viva dell'accadimento.
Trascorre il tempo e con lui tutto vanisce,
ogni volto sfuma, la traccia
segnata si fa incerta.
Resta questa nebbia d'atti
poveri di senso,
resta quel sorriso lontano
che gi pi non vedo.

Altro non so.
Altro io non credo.

A notte fonda

Si scolora il nostro viso
nell'ora che anche l'acqua
dorme nei canali,
si cancella al sorriso
dei gatti nella notte
ogni disegno.
Felice chi ancora
dei suoi passi scorge
il segno,
chi distingue al poco lume
della luna,
i cipressi di San Michele,
alti e muti
sulla laguna.

Notturno

Vorrei che un passante solitario
in una sera abbandonata e scura,
quando ritornando, la testa frastornata
di risa e di parole pi non penso,
recasse con s, dono tanto atteso,
la notizia della mia ventura,
mi svelasse che non sei tu,
mia ombra, il mio solo senso.

E non fosse cifra oscura,
formula o teorema quel messaggio,
ma si leggesse chiara
come fede da seguire la certezza
che essere soli non nostra condanna,
che non siamo fantasmi di passaggio.

La luna s'offusca tra le nubi
nell'aria che s'annera, mentre sciaborda
ancora sulle rive monotono il frangente,
unica voce, questa,
alla mia muta preghiera, cantilena
antica ai viaggiatori della terra
soliti andare,
ponte dopo ponte,
senza sperare, senza sapere niente.

L'uomo che cerca

L'uomo che cerca non un uomo tranquillo
e se cerca qualcosa o qualcuno nelle strade
di questi canali facile trovi ombre soltanto
di vecchi fanali e, a pensare i ricordi,
l'ombra di se stesso tra quelle dei gatti randagi.

Quell'uomo, se cerca una strada, pu pure trovarla
ma il suo passo vuoto e silenzio
se nessuno cammina al suo fianco
e lo attende la notte soltanto, finita la strada.

E' difficile dare un senso, un senso qualunque,
alla strada, ma camminare da soli, la notte,
per la solita strada pazzia da ubriachi
che girano soli la strada incontro alla solita notte.

Se tu almeno ci fossi avrebbe un senso
la strada e gli incontri che si possono fare
e si potrebbe andare con passo tranquillo e sicuro,
ma non c' voce alcuna che dica la strada
e il cielo un deserto di stelle
che si fa sempre pi scuro.

Gennaio 2004

E cos ci siamo lasciati, ognuno
con i suoi pensieri e con le mani in tasca.
Ci siamo incontrati e non ci siamo trovati,
bastato poi un rapido saluto.

Perch capirsi sarebbe come capire
quest'acqua di laguna, i suoi flussi segreti
che sciacquano le velme,
la sua calma apparente.

Non smetteremo per questo le sigarette,
riandremo al lavoro con un pensiero in pi
(o in meno, non far poi gran differenza),
vedremo ancora treni partire, treni tornare,
ragazzi giurarsi l'amore a vita, altri slacciarsi
le mani senza voglia di stringerne altre.
Continueremo a consumarci nell'assenza,
sar un'abitudine domani
anche la nostra solitudine.

Pensando a mio padre

Se accanto avessi mio Padre
quando cala la nebbia
sulla Piazza deserta, e s'offusca
ogni luce tra gelide gocce,
avrei forse la sua scarna saggezza,
la sua semplice voce
a dirmi la strada da fare.

Ma mio Padre nell'isola verde
riposa il suo giovane corpo
di stancato operaio, nel mito
che quanti ne conobbero gli occhi
mi dissero dei suoi pochi anni.

E a me solo rimane il dolore
di non saperne che il nome,
una memoria che ignoro e nessun
ricordo su cui crescere un fiore.

Di un amore perduto

Tengo ancora
di te non pi mia
con cura insensata
i biglietti ingialliti
le vecchie foto
dei nostri sorrisi,
tracce sbiadite
di una storia
passata,
spuma che l'onda
abbandona
quando lenta
va via.

E dell'amore che allora
ci ha stretto
oggi a me solo
rimane
un discorso interrotto,
e di tante parole
delle lacrime e i baci
donati
una lunga inutile
scia
di frammenti
sfocati.

Vecchi versi per Laura

Questa notte sono solo
insieme a te
che altro viaggio attendi,
altre cure che non distoglie
la carezza lieve della mia mano.
Le parole s'affiocano in un sussurro
di dolcezza, mentre non svelano
segreti disegni del destino
i fondi del caff che ora beviamo;
seduta accanto a me vai oltre il vetro
e mi dici a lungo di quell'anello,
pietra di luna,
che t'hanno dato in dono altri amici,
talismano di nuova fortuna.

Questa notte andr solo
insieme a te,
tristezza, compagna silenziosa
dal volto misterioso di ragazza:
pi volte l'ho fuggita nei tuoi occhi,
negli amici della sera,
ma tu vai e lei ritorna
quando s'appressa a me l'ora pi vera,
l'ora profonda e inquieta
che mi racconta voi
creature della stessa razza.

A me stesso nei miei quarant'anni

Non fare l'inventario
degli amici andati, delle ragazze
che ti hanno salutato volate
ad altro destino: non sta scritto
nel calendario il racconto del tuo passato.
Non indagare a forza il senso delle tracce
del cammino ch' vano il cesello
del ricordo e la memoria bene
che non vuol'essere troppo interrogato.
Sei anche tu come l'acqua che passa
nel canale, la stessa sempre
e pure mai uguale.

Non domandare amore eterno
n amore per sempre garantire:
anche le dolci parole sussurrate,
le carezze scivolate dal cuore
non fuggono la legge del vanire.
Sai che senza posa il giro di stagione
e il sorriso della nuova primavera
si spegne alle rapide folate dell'inverno.

Ma cerca ugualmente quanto puoi
di abbracciare l'attimo che stringe
al ventre, cercalo negli occhi uguali
ai tuoi, nei baci cos veri da togliere
il respiro, da bere fino in fondo
come vino che sa ubriacare,
il solo buono a dirti che sei vivo.

Finch alla fine, spenta l'ultima
sigaretta, andrai via con gli altri
compagni del viaggio, vagabondi
della terra stanchi d'illusioni
e di coraggio, lasciati
anche i ricordi nella nebbia
dei giorni ormai usati.

Saremo soli
come soli
siamo sempre stati.

Da solo e in silenzio

la mia solitudine nelle mie mani
che non tengono niente
se non questa vecchia cartella di cuoio
che lenta va verso scuola al mattino
e traversa una desolata campagna
spazzata da ondate di nebbia
e torna poi stanca ai suoi vecchi canali
nell'ora che inverno gi il cielo rabbuia
e si fa d'uno scuro di fango
il suo dolce colore.

Forse questo soltanto l'amore,
forse nient'altro che questo casuale
incontrarsi, abbracciarsi un momento
e lasciarsi con poche usate parole,
cangiando il breve canto di gioia
in sordo bruso di zanzare.
Ed tanto pi amara la noia e vuota
e fredda la notte che devo
da solo e in silenzio
di nuovo scontare.

Notturno

Vorrei che un passante solitario
in una sera abbandonata e scura,
quando ritornando, la testa frastornata
di risa e di parole pi non penso,
recasse con s, dono tanto atteso,
la notizia della mia ventura,
mi svelasse che non sei tu,
mia ombra, il mio solo senso.

E non fosse cifra oscura,
formula o teorema quel messaggio,
ma si leggesse chiara
come fede da seguire la certezza
che essere soli non nostra condanna,
che non siamo fantasmi di passaggio.

La luna s'offusca tra le nubi
nell'aria che s'annera, mentre sciaborda
ancora sulle rive monotono il frangente,
unica voce, questa,
alla mia muta preghiera, cantilena
antica ai viaggiatori della terra
soliti andare,
ponte dopo ponte,
senza sperare, senza sapere niente.

1 Premio (sez. unica in lingua) nella 18 edizione del 1998 del "Premio Nazionale di Poesia 'Renato Nardi'" di Venezia

Pensando a mio padre

Se accanto avessi mio Padre
quando cala la nebbia
sulla Piazza deserta e s'offusca
ogni luce tra gelide gocce,
avrei forse la sua scarna saggezza,
la sua semplice voce
a dirmi la strada da fare.

Ma mio Padre nell'isola verde
riposa il suo giovane corpo
di stancato operaio, nel mito
che quanti ne conobbero gli occhi
mi dissero dei suoi pochi anni.

E a me solo rimane il dolore
di non saperne che il nome,
una memoria che ignoro e nessun
ricordo su cui crescere un fiore.

Pubblicata in una silloge di 5 poesie segnalata nella 20 edizione del 2001 del "Premio Letterario 'Leone di Muggia'" di Trieste

In rada

Ti vardi 'sta barca che l'onda caressa
co 'l legno che poco a poco s'imarsisse:
passar 'l tempo e no sar pi la stessa
come tute le robe che more e che finisse.

La vita xe 'sto flusso d'acqua scura
che sbate su i pagioi e li destaca,
xe 'sta topa che no sa altra ventura
che 'l palo che la liga, l'onda che la straca.

Poesia in dialetto veneziano che si aggiudicata il 3 Premio (sez. in dialetto) alla Terza Biennale del 1995 del "Premio Poesia Mestre"

Traduzione letterale:

Guardi questa barca che l'onda carezza
col legno che poco a poco marcisce:
passer il tempo e non sar pi la stessa
come tutte le cose che muoiono e finiscono.

La vita questo flusso d'acqua scura
che sbatte sui paglioli e li stacca,
questa topa che non sa altra ventura
che il palo che la lega, l'onda che la stanca.

Nota: il vocabolo "pagliolo" indica, nell'uso odierno del dialetto veneziano, le tavole amovibili che costituiscono il fondo di un'imbarcazione.
Il vocabolo "topa" indica un'imbarcazione di contenute dimensioni, molto comune a Venezia.

Omeni

Semo fati de carne e de sangue,
de sur, de fadiga e stanchessa,
de lagrime, de vogia de amor,
de una sola caressa.

Semo fati de sogni sbreg,
de cari visi andi via,
de giorni buti,
de ricordi co 'l tempo
sempre un fi pi sfogi.

Ne supia in boca el calgo
de prima matina,
de note ne varda la luna
rifar i passi segnai
da la strica de ciaro
che manda i fanali.
Tante domande ne rodola
in testa,
risposte nissuna.

Do pe ne tien fermi
taci a 'sta tera,
ma co i oci andemo nel cielo
a spiar de sera
corar alti i coci.

Poesia in dialetto in veneziano che ha ottenuto il 2 Premio (sez. in dialetto) nella 19 edizione del 1999 del gi menzionato "Premio Nazionale di Poesia 'R. Nardi'" di Venezia

Traduzione letterale:

Uomini

Siamo fatti di carne e di sangue,
di sudore, di fatica e stanchezza,
di lacrime, di voglia d'amore,
di una sola carezza.

Siamo fatti di sogni spezzati,
di cari visi andati via,
di giorni buttati,
di ricordi col tempo
sempre un po' pi sfocati.

Ci soffia in bocca la nebbia
al primo mattino,
di notte ci guarda la luna
rifare i passi segnati
dalla striscia di chiaro
che manda i fanali.
Tante domande ci rotolano
in testa,
risposte nessuna.

Due piedi ci tengono fermi
attaccati a questa terra,
ma con gli occhi andiamo nel cielo
a spiare di sera
correre alti i gabbiani.

Materiale
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