Servizi
Contatti

Eventi


Millennium

È un romanzo complesso in cui confluiscono tematiche già presenti in altre opere di questo autore: il potere della scienza, la non-violenza, la pace nel mondo, argomenti affrontati rispettivamente in Conquistatori di stelle (The Star Conquerors, 1959), Duellomacchina (The Duelling Machine, 1969), I condannati di Messina (Exiled from Earth, 1971). Qui, l'elemento-motore è costituito dall'esigenza di superare ogni angustia nazionalistica e di ergersi al di sopra delle parti. Dice ad un certo punto Chet Kinsman, il protagonista di Millennium: "Aprite gli occhi tutti e due. La meravigliosa terra della libertà e del coraggio... è scomparsa [...]. Quella bella nazione è morta nel 1963, quando noi eravamo ancora ragazzini". Ma veniamo alla trama.

Siamo alla fine del secondo millennio: il mondo è ancora diviso nei due blocchi tristemente famosi. Nel sottosuolo lunare, Mosca e Washington, in un raro momento di distensione internazionale, hanno dato vita ad un'unica città, suddivisa in due zone: Lunabase, quella americana, e Lunagrad, quella sovietica. Gli abitanti delle due colonie hanno, però, stabilito tali rapporti di cordialità e solidarietà, che considerano artificiosa ogni divisione e preferiscono chiamare Selene la loro città sotterranea. Anche Chet Kinsman e Piotr Leonov, comandanti rispettivamente della zona americana e della zona russa, sono dello stesso parere, oltre che essere legati da stima e amicizia. Intanto, la situazione politica mondiale si va sempre più deteriorando. Usa e Urss intensificano il lancio dei satelliti orbitali ABM che, con i loro raggi laser, sono in grado di intercettare e distruggere i missili. Nell'Antartide, per il possesso di un giacimento di carbone, scoppia un conflitto a fuoco in cui un ufficiale americano rimane ucciso da una raffica sovietica. Tutte le postazioni militari vengono messe in stato di preallarme.

Kinsman, sempre più convinto dei suoi ideali pacifisti, sente di dover fare qualcosa per evitare che il furore omicida dei politici spinga all'autodistruzione miliardi di esseri umani. Nella sua mente prende corpo un piano audace: fare di Selene un'unica nazione, dichiarandola indipendente, e impadronirsi delle stazioni spaziali che controllano i satelliti orbitali ABM. In tal modo, Mosca e Washington non potrebbero più farsi la guerra, poiché i loro missili verrebbero subito disintegrati dai raggi laser. Kinsman confida il suo progetto al comandante sovietico, che si dichiara disposto a dividere i rischi dell'impresa. Il piano riesce e, grazie all'audace gesto di Kinsman e Leonov, i popoli della Terra vedono allontanarsi lo spettro di un conflitto nucleare, ma rimane, per la neo-nazione di Selene, la necessità di consolidare il successo anche in campo politico.

In vista di ciò, Kinsman decide di sfruttare l'arma del controllo meteorologico. Poiché Kinsman non ha mire egemoniche, ma vuole realizzare un governo mondiale, è necessario che si rechi sulla Terra per prendere contatti col segretario dell'ONU. Purtroppo, dopo tanti anni di permanenza sulla Luna, il suo organismo non è più in grado di vivere nell'ambiente terrestre: il suo cuore, soprattutto, è in pessime condizioni. Nonostante il parere contrario dei medici, Kinsman si reca sulla Terra. Il governo degli Stati Uniti si mostra insolitamente accomodante e, come gesto di buona volontà, promette che l'ultimo giorno dell'anno invierà sulla Luna un'astronave carica di emigranti. In realtà, si tratta di un tranello architettato per riconquistare la base lunare: all'ultimo momento gli emigranti verrebbero sostituiti con i soldati. Kinsman scopre l'inganno, distrugge l'aerorazzo che trasporta i soldati, e lascia precipitosamente la Terra, inseguito da una folla inferocita. Ma la tensione, lo sforzo fisico, l'incalzare degli avvenimenti, hanno fatto peggiorare la sua salute e l'eroico comandante muore, appena toccato il suolo lunare.

Di fronte al fallimento della politica dei due blocchi, l'autore di Millennium ripone grande speranza nella scienza, vista come l'unico strumento di stabilità e di pacificazione mondiale. Un'ennesima proposta, dunque, di tecnocrazia? No, di certo. La dialettica democratica non viene assolutamente accantonata, perché lo scopo è: "costruire un efficace governo mondiale, un governo al quale ciascuna nazione parteciperebbe, nessuna sarebbe in condizione di pedina o di schiava [...] sostituire il dominio del buon senso e della giustizia a quello, attuale, del potere e degli armamenti". In un nuovo equilibrio mondiale creato con l'ausilio della scienza, il fattore determinante rimane tuttavia l'uomo, specie se sa ascoltare, con sincerità e abnegazione, la voce della coscienza. L'utopia acquista, allora, le connotazioni della concretezza e della credibilità

Recensione
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza