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E' un aureo libretto questo con cui Silvano Demarchi riassume con competenza le idee che filosofi e poeti si sono fatti della poesia nel corso del tempo, da Omero fino ai nostri giorni, filtrandole attraverso il suo personale giudizio, e tutti ormai conosciamo quanto esso sia equilibrato oltre che rigoroso. Si tratta di una raccolta di saggi apparsi su diverse riviste, tra cui "La Nuova Tribuna Letteraria", e quindi forse già noti al lettore attento, ma scelti e riuniti con tanta sapienza da risultare a tutti gli effetti un trattatello coerentemente unitario, scritto con un linguaggio semplice e chiaro di agevole e piacevole lettura.

Lo sguardo dell'autore spazia dalle teorie propriamente estetiche alle poetiche, dalla definizione dei concetti fondamentali alla trattazione dei generi letterari fino a quella delle regole e funzioni della comunicazione, senza trascurare l'influenza della psicoanalisi e delle ideologie sociali sulla letteratura, in ogni campo esprimendo o riportando giudizi illuminanti. Interessante, ad esempio, fra i vari argomenti trattati, una teoria unificatrice della fiaba, che anziché classificare questo folto genere secondo i troppo numerosi personaggi, lo fa secondo la "funzione" svolta dagli stessi nell'economia della fiaba. Peccato di non poterci soffermare su questo ed altri temi più diffusamente, perché ci preme segnalare l'aspetto che riteniamo più importante di questo libro. Preziosa, infatti, perché altamente educativa, è soprattutto l'idea morale che si sente ovunque fra le righe e senza la quale ogni concetto di estetica e di poetica sarebbe solo un vuoto e sterile esercizio scolastico. Demarchi non è certo di quelli che lodano l'arte per l'arte, l'arte considerata come puro godimento estetico, divertimento o passatempo; «la grande opera ha sempre proposto una lezione di umanità, ha presentato valori orientatori dell'operatore umano», valori – egli ammonisce – che siano punti di riferimento per la nostra esistenza, che ci insegnino a vivere la vita con nuova consapevolezza. Va da sé che questa si acquisisce attraverso la conoscenza, quindi la vera poesia è conoscenza; con espressioni molto convincenti Demarchi ci spiega il mistero dell'attrazione esercitata dalla vera grande poesia: «l'artista vede con occhi diversi la realtà che lo circonda» e la sorpresa che produce in noi un verso o una frase particolarmente incisiva è dovuta <<alla scoperta gnoseologica e al diverso modo di percepire e conoscere in profondità la realtà», così che essa, attraverso gli occhi del poeta, ci appare come se la vedessimo per la prima volta. L'autore aggiunge le parole convinte e lapidarie di Gianfranco Contini: «Ogni problema poetico è un problema di conoscenza. Ogni posizione stilistica, direi addirittura grammaticale, è una posizione gnoseologica». Sono parole che oggigiorno si sentono raramente, o sono soffocate dal carnevale di mille trombette con tutt'altri suoni. A Silvano Demarchi dunque il merito di aver ricordato agli scribacchini e ai versificatori della domenica che cos'è la vera poesia.

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