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Sesso o amore?

Sono stato sempre turbato dall’uso odierno della crudissima espressione “fare sesso” al posto di “fare all’amore”. La schizofrenia dei nostri tempi è riuscita dunque a separare l’inseparabile, cioè la sessualità dall’amore. Confesso che finora avevo ritenuto che il comportamento sessuale più o meno promiscuo fosse in fondo accettabile, come quello conseguente a una scelta di laicità e di ribellione ai tabù religiosi; ma ciò che ho visto e le parole che ho sentito, mi ha illuminato su una cosa che da tempo sospettavo, cioè che la scelta di castità non c’entri per niente con la religione. Antropologicamente, infatti, la castità è un’esigenza ancestrale radicatasi in via del tutto naturale già in età preistorica, e solo nelle ultime migliaia di anni se ne sono appropriate le religioni fino ad imporla come comandamento. Mi è apparso chiaro come la vita odierna sia inquinata dal sesso sbagliato, e ho capito che molti dei guai che affliggono uomini e donne dipendono da questo errore. So che oggi al primo approccio con un partner ci si lascia trascinare dagli elementi primordiali dell’attrazione sessuale, anziché dall’attrazione che dovrebbe suscitare la globale personalità dell’altro, in una parola dall’amore. E’ naturale provare attrazione per la bellezza di qualche persona, e i “colpi di fulmine” sono un esempio molto significativo perché, senza volerli demonizzare, essi rappresentano una visione molto parziale e molto superficiale, dato che ci fanno vedere solo ciò che l’altro vuole farci vedere e soprattutto ciò che noi vogliamo vedere. Nell’amore vero invece si dovrebbe essere attratti dall’intera personalità dell’altro, dove l’interiorità giuoca un ruolo molto importante. Tuttavia anche nel colpo di fulmine una persona che non sia del tutto bestiale non pensa subito che l’altro sia un oggetto per farci del sesso: si ha principalmente voglia di conoscerlo, starci insieme, abbracciarlo, coccolarlo. Insomma, una persona non bestiale guarda l’altro fin da subito come si guarda un possibile compagno o compagna. Ai miei tempi mi piaceva l’espressione “anima gemella” e quando si credeva d’averla trovata si provava quasi un sacro timore di violarla o sciuparla; prima di farci all’amore si sentiva ch’era bene lasciar passare un certo tempo per permettere una reciproca conoscenza e affiatamento. Certo, dopo un po’, nelle persone normali sopravviene anche la voglia di fare all’amore, ma non come un riflesso primario e animalesco, bensì come il completamento di qualcosa di più profondo che “sta dietro”. Ora invece il sesso è diventato oggetto di consumo, e non si dice più “fare all’amore”, ma solo quell’orribile, squallida, cruda e volgare espressione che è “fare sesso”. Ebbene, quando si comincia subito col “fare sesso”, in realtà non si vuole vedere nient’altro, si è catturati in un vortice dove c’è solo lui, signore e padrone di noi ciechi della mente e dello spirito, ed ha come effetto d’impedire l’ulteriore approfondimento della conoscenza; finché a troncare la fregola non sopravviene la sazietà della routine. Quando la fregola è passata, sopravviene la noia, perché ci si accorge di non aver nulla in comune; e quando manca l’unione spirituale o la comunione degli interessi anche il “fare sesso” comincia a perdere d’interesse.

Ma ora lasciamo parlare il Biologo. Nell’entusiasmo dell’innamoramento forse non si sa, o non si vuol vedere, che l’esaurimento dell’attrazione sessuale è un fenomeno assolutamente normale, fisiologico e strettamente connesso con la riproduzione. La Natura ha stabilito che la fregola amorosa durasse quel tanto che serve ad ottenere la fecondazione, quindi anche chi ha intrapreso seriamente una relazione di profonda conoscenza non si deve crucciare se dopo il primo figlio (e spesso anche prima) riscontra un indebolimento o addirittura un esaurimento dell’attrazione sessuale: Madre Natura infatti non spreca nulla, e poiché il sesso – in barba a tutte le rivoluzioni sessuali – non esiste per far divertire gli esseri umani, ma solo in funzione della riproduzione, di lui non c’è più bisogno quando la femmina è ingravidata, anzi è nocivo perché la distrae dall’allevamento della prole. Basta osservare quello che succede fra gli animali. E’ vero che nella donna il desiderio, e quindi la vita sessuale, può continuare anche durante la gravidanza; tuttavia, non essendo più così urgente la fecondazione, essa assume un ritmo più tranquillo, quello puramente fisiologico guidato dagli ormoni e soprattutto dall’amore, e serve biologicamente a tenere unita la coppia per le cure parentali: la diminuzione del desiderio, che in queste circostanze viene percepito da qualche persona immatura con sorpresa e amarezza come diminuzione dell’amore, è invece giusto e naturale perché, non essendoci più l’assillo fuorviante ed estraniante della fregola iniziale, permette di attendere alle occupazioni quotidiane necessarie per l’allevamento della prole e il mantenimento della famiglia. Per la gente semplice le occupazioni parentali, con la fatica che comportano di educare e mantenere la famiglia, sono sufficienti a tenere in piedi il rapporto di coppia; per i più esigenti deve sopperire l’intesa intellettuale, culturale e affettiva. Ed ecco allora che non il colpo di fulmine, ma l’oculatezza nella scelta del partner gioca il ruolo maggiore nel prolungare la durata dell’amore.

Ma se la cieca passione dei sensi ha impedito questa oculatezza, appena si è esaurita la spinta iniziale si aprono gli occhi, e sono guai; comincia un periodo di dolorose lacerazioni, specie se nel frattempo uno dei partner è più debole o è veramente innamorato. Infatti, quando si è stati più o meno a lungo fra le braccia di una persona seppure divenuta ai nostri occhi insignificante, è fatale che ci si affezioni, se non si è proprio dei cinici; dover lasciare le persone che un giorno abbiamo amato è brutto e difficile, sia per noi che per loro, e lascia dietro di sé una scia di sofferenze. Dapprima si tira avanti per un po’, ci si accontenta di soddisfare almeno il nostro bisogno di affetto. Si pensa: in fondo si sta ancora abbastanza bene con lui, è un buon diavolo, ci ama. Poi si cerca disperatamente di colmare con palliativi ciò che manca, spesso cercando di riprovare con altri il brivido della fregola, inducendoci ad ignobili e catastrofici tradimenti. Chi è stato la causa di tutto questo? Il “fare sesso anticipato”, naturalmente, perché non ci ha permesso di veder chiaramente l’autenticità del rapporto che stavamo iniziando.

Allora, cosa fare? Mi sembra chiaro come il sole: se si sa già che il sesso offusca la mente, all’inizio d’un rapporto si dovrà con uno sforzo di volontà astenersi dalle effusioni amorose troppo spinte; anche dai baci eventualmente, se si sa d’esser deboli; e ciò per tutto il tempo necessario a conoscere bene l’altro. Non si ceda alla menzogna di chi dice che il sesso è un modo indispensabile per conoscersi: è solo un alibi per legittimare la sua libidine. Guardiamoci in faccia, cari miei: cos’è che si conosce veramente col sesso? Ciò che tutti sanno fare benissimo per istinto, se non s’incappa in un impotente o in una frigida; ma anche queste disfunzioni il nostro istinto ci permette d’indovinare anche senza fare all’amore. Che cos’altro c’è di importante da conoscere? se uno fa all’amore col Kamasutra in mano? vogliamo ridurre l’amore a una tecnica contorsionista? Ma anche per gli appassionati dell’amore “strano”, come dice il buon Verdone, passata la fregola, non ha più la minima importanza, poiché, come ho detto, il sesso assume il ritmo tranquillo e fisiologico degli ormoni e degli affetti. Quando c’è l’amore vero, cioè l’intesa, la stima, la fiducia, l’affetto, tutto funziona perfettamente, anche la sessualità, seppure a un livello più calmo e meno congestionato. Perciò, è assolutamente più importante dedicarsi ad approfondire la conoscenza dell’altro, prima di decidere se possa essere il partner più adatto. Ma ciò può avvenire lucidamente solo se si sta lontani dal sesso, che tutto stravolge e nasconde. Di far sesso non l’ha ordinato il dottore, e tutti quelli che all’inizio d’un rapporto se ne astengono godono di ottima salute. Questa non è saggezza da baciapile, è saggezza antica, quella di tutti i popoli e di tutte le culture, perfino di quelle più primitive, che hanno da sempre protetto con riti e rigide regole sociali la sacralità del matrimonio. Altro che favole da liberazione sessuale! Tanto per fare l’esempio di un paese civilissimo, in India i due sposi dormono per almeno una settimana nello stesso letto, ma separati dalla presenza nel letto di una vecchia che sta in mezzo e che vigila.

Provateci, dunque, giovani impazienti: astinenza protratta finché siate certi d’aver trovato la persona giusta. E’ anche, e non di poca importanza, una specie di prova del vostro amore; lo dicevano sempre le vostre nonne, e purtroppo non osano più dirlo le vostre mamme (ma lo pensano, eccome!): se due ragazzi dopo questa prova non si sono lasciati, è proprio un buon segno. E poi non è difficile spiegare anche ad un partner impaziente le ragioni della nostra scelta di castità; se lui le capisce, è già un grosso punto a suo favore; se non le capisce, significa che è un imbecille omologato, oppure uno che in testa ci ha “solo quello”; un individuo comunque da lasciar perdere. Forza, bei giovani, ché una vita nuova vi attende. Stare per un po’ castamente insieme ad una persona che ci piace forse costa fatica, ma non si muore. E dopo ne godrete a lungo i frutti, forse anche per tutta la vita.

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