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Sulla presunta omosessualità animale

Il noto conduttore televisivo Cecchi Paone ha sostenuto, in un recente dibattito televisivo sull’omosessualità, che essa sia un fatto assolutamente naturale, arrivando perfino ad affermare ch’essa esista anche fra gli animali. Si tratta di una credenza popolare assai diffusa ma assolutamente falsa, originata forse dall’osservazione di animali domestici che cavalcano altri dello stesso sesso: cani maschi che saltano sopra altri cani maschi e montoni sopra altri montoni compiendo atti apparentemente copulativi. Siccome tale credenza può indurre facilmente a sbrigative conclusioni tendenti ad accreditare l’omosessualità umana non come una devianza biologica ma come una possibile, naturale variazione entro la normalità, è bene chiarire alcuni fatti da un punto di vista prettamente laico e scientifico prescindendo da estranee considerazioni etico-religiose o altre implicazioni sociali che non interessano il biologo.

Contrariamente a quanto si dice, l’omosessualità non esiste nel regno animale; il motivo, assolutamente ovvio, è che l’evoluzione non può premiare una devianza se essa non dà luogo a discendenza. Dal tempo di Darwin ad oggi è infatti noto che l’evoluzione procede selezionando e premiando gli individui più adatti proprio concedendogli la possibilità di riprodursi e di trasmettere i propri geni; tutti gli altri vengono inesorabilmente estromessi dal gioco come perdenti e condannati all’estinzione. Questo sarebbe già un argomento sufficiente a far considerare l’omosessualità come una devianza, quindi una patologia, liberando il campo dalle sciocchezze messe in giro dagli ambienti gay; cos’è infatti una patologia, se non una deviazione che priva l’individuo di qualche funzione fisiologica? e un individuo privo di qualche funzione fisiologica non si dice forse malato?

Ma analizziamo più da vicino quei sedicenti atti copulativi che si osservano in molte specie di mammiferi. E’ vero che è molto comune vedere un animale, maschio o femmina, “cavalcare” un altro dello stesso sesso più giovane o più debole, ma in realtà non si tratta di veri atti sessuali, bensì di atti simbolici con cui l’animale dominante ribadisce la propria autorità sul più debole; nel caso dei maschi infatti non si ha né penetrazione né eiaculazione. Che questo tipo di atti siano soltanto simbolici è dimostrato dal fatto che tutti, proprio tutti questi individui, maschi o femmine, mostrano altrimenti una corretta sessualità, ed anche questo è un dato inoppugnabile che da solo vieterebbe qualsivoglia parallelo con l’omosessualità umana, la quale invece è generalmente irreversibile.

Come ha dimostrato il fondatore dell’Etologia K. Lorenz, il comportamento animale è costituito da un certo numero di moduli autonomi uguali nei due sessi, ma indipendenti l’uno dall’altro e perfino dalla stessa funzione cui sembrerebbero essere destinati naturalmente; moduli comportamentali che l’animale deve tenere costantemente “in esercizio” anche quando essi non servono, pena la loro atrofizzazione. Alcuni di essi cadono comunemente anche sotto gli occhi del profano: uno è ad esempio quello che spinge il gatto a stare immobile alla posta pronto ad acchiappare il topo, un altro è quello che poi lo induce a catturarlo anche se non ha fame, un altro ancora quello che gli fa ghermire la preda ormai morta dopo averla gettata in aria, fingendo che sia ancora viva, appunto per esercitare il modulo del ghermire; ma tutti questi moduli, che allo stato di riposo possono essere esercitati separatamente e alla rinfusa, si coordinano subito in una sequenza logica al momento del bisogno, quando cioè scatta nel gatto la volontà di sfamarsi.

A questa grande famiglia di moduli comportamentali appartiene anche l’atto copulativo del “cavalcare”. Ogni proprietario di cane conosce anche troppo bene gli atti copulativi che spesso il suo o anche la sua beniamina compiono su cani dello stesso sesso, ma anche quelli più imbarazzanti che maschi e femmine compiono abbrancandosi alle gambe delle persone, ove nessuno vorrà affermare che le gambe costituiscano oggetti sessuali; quest’ultimo caso è dunque la dimostrazione più schiacciante che il modulo viene esercitato indipendentemente dalla funzione. Tali atti sono molto diffusi anche nei greggi di pecore, soprattutto fra gli agnelli, che col gioco devono esercitarli in vista della funzione che un giorno dovranno espletare da adulti, ma mai nessun pastore si è sognato di considerarli espressioni di omosessualità, dato che al di fuori di quei giochi tutti manifestano una sessualità normale. Senza volere abbiamo toccato l’interessante tema del gioco, che per i giovani individui è l’esercizio di tutti i moduli comportamentali che serviranno in seguito, da adulti, ad assicurar loro una normale esistenza.

Dopo queste considerazioni, è inevitabile un cenno alla vera omosessualità, una devianza dalla norma biologica che si riscontra solo fra gli umani. Un’antiquata sentenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che essa non è una malattia, mentre si accetta che lo sia l’impotenza; ma se nessuno può negare che siano ambedue devianze dalla norma biologica, come mai l’ipocrisia corrente vuole che non sia “politically correct” chiamare “patologia” anche l’omosessualità? Nessuno vuole incriminarla, tuttavia sarebbe onesto consentire di denominarla per quello che è: una devianza, quanto basta cioè a non fare confusioni nocive fra le istituzioni sociali e ad evitare che dalle giovani menti siano idolatrati modelli diffusi dai media come esempi da imitare, ma di cui non è scientificamente giustificato andar fieri.


Dal carteggio fra l'autore e l'etologo Danilo Mainardi

Caro Mainardi,

grazie per la Sua risposta, che per me è stata illuminante quando ha detto che “esiste una sessualità (o presunta tale) non riproduttiva, che può essere selezionata a favore perché svolge altre funzioni utili alla sopravvivenza”.

Ciò sembra confermare il mio pensiero che non esista vera omosessualità fra gli animali, in quanto l’uso dei moduli sessuali che talvolta si osservano non è mosso dall’istinto sessuale, quindi non può essere visto come una forma alternativa di questo, contrariamente a ciò che in generale si crede per gli esseri umani,

 Purtroppo non ho visto la mostra di Oslo, ma mi pare che le sole foto non possano in nessun modo dimostrare scientificamente l’esistenza di omosessualità, dato che da quelle non si può evincere per quali veri scopi gli animali ritratti usino i moduli copulatori. I moduli, come anche quelli copulatori, sono evidentemente "multiuso" ed esistono uguali sia nel maschio che nella femmina. Orbene, come non si può chiamare omosessuale una cagna che "cavalca" con movimenti copulatori la gamba di un persona, altrettanto legittimamente si può dire di un leone o di una scimmia. E' solo il fine riproduttivo, che può giustificare la parola SESSO, e non vedo come dei giochini volti solo a fare amicizia, o a ribadire la propria dominanza in una comunità, o comunque ad altro fine, possano essere presi ad esempio per dimostrare che l'omosessualità umana ha radici in natura. La sola osservazione di un animale che sembra mettere in atto moduli destinati anche alla riproduzione non può autorizzare nessuno a chiamarli atti omosessuali.

Sono convinto insomma che la mostra di Oslo sia un colossale falso ideologico degno d'un "Gay Pride". Gli omosessuali infatti da tempo contrabbandano a destra e a manca la loro patologia come un fatto assolutamente naturale, esistente anche in natura, e il signor Bockman (che fra l'altro è un biochimico e probabilmente profano quanto me in etologia) suppongo che abbia cercato di tirare l'acqua al proprio mulino.

Ancora ringraziandola per l'attenzione, cordiali saluti.

Veniero Scarselli

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