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Il potere e la gloria

Un segreto. E questo segreto rappresenta l’incommensurabile complessità del genere umano. La chiave. L’uomo da solo non ce la fa. Non ce la fa a trovare la chiave che apre la misteriosa cassaforte che contiene l’amore e l’orgoglio mescolati insieme nel cuore umano.

Questa chiave è la soluzione di tutto.

Se l’uomo riuscisse a scoprirla, avrebbe trovato quel possente martello d’acciaio adatto a frantumare la palla di veleno – ma anche di vendetta, di cattiveria, di odio, di prevaricazione, di arroganza, di prepotenza, di annientamento; e ancora di soffocamento, egoismo, superbia e viltà – incastrata dentro il suo cuore.

La chiave, il martello d’acciaio, l’equilibrio nella dosatura dell’amore e dell’orgoglio mescolati insieme nel cuore umano.

L’uomo nasce pieno di solo amore. Realtà certa. Poi, mano a mano lui cresce, decresce l’amore nel suo cuore e così vien fuori dentro di sé l’amalgama composto di orgoglio, arroganza, prepotenza, voglia di supremazia, voglia di annientamento e amore.

Un amalgama che non dà via di scampo all’uomo.

L’uomo cresce e si comporta secondo i canoni di esperienze di vita accumulati. Ma non solo. Lui cresce secondo la sua natura, le sue predisposizioni naturali, le barricate che mette davanti alle sue rabbie, umiliazioni, rivalse, ingiustizie. Tutto questo lui, uomo, riceve e rimpalla, ovunque e contro chiunque.

Il potere. Qualsiasi potere attende. Lui attende e sa attendere. Poi, al momento opportuno, s’impadronisce delle rabbie, delle umiliazioni, delle voglie di rivalsa e di giustizia dell’uomo; elabora il tutto e costruisce bombe esplosive in ogni cuore umano, perseguendo gli scopi a lui più congeniali.

L’uomo, in sé, urla le sue ragioni, urla le sue rivalse, urla la sua giustizia; ma qualcosa di infinitamente più grande di lui lo domina e lo mette a tacere. Fin qui, comunque, tutto potrebbe andare ancora relativamente bene all’uomo. Ma la soluzione della vita diventa impossibile, quando questo “qualcosa” si trasforma in macchina distruttrice del poco amore rimasto dentro il cuore dell’uomo. A questo punto l’uomo resta in balia, completamente, dell’orgoglio, della voglia di annientamento, dell’arroganza, della prepotenza, dell’egoismo, della viltà… Resta in balia di ogni bassezza, di ogni inganno, di ogni ragione, la più subdola, la più distruttiva, la più corrosiva e inspiegabile.

° ° °

Il segreto dell’amore e dell’orgoglio mescolati insieme nel cuore umano, attraversa tutto il tempo, tutta l’azione sulla via del coraggio e della viltà, dell’eroismo e della povertà di spirito, sviluppata nell’opera di Graham Greene “Il potere e la gloria”. Bando a ogni tipo di buffoneria, la vita è una cosa troppo seria. Quando leggi questa opera di Graham Greene, qualcosa di diverso ti percorre dentro: tu conosci l’essenza del vivere; tu conosci il mistero del vivere; conosci la sorpresa e la speranza. Conosci la paura, la gioia, il dolore, la miseria del corpo e dell’anima. Conosci tutta l’umanità dell’uomo. Il grande autore inglese è entrato nel segreto ereditato dall’essere umano fin dalla sua nascita; segreto che porta avanti l’uomo in ogni sua azione: a qualsiasi ambiente l’uomo appartenga, qualsiasi posizione lui occupi, qualsiasi strada lui imbocchi e ovunque lui voglia arrivare. Nell’opera di Graham Greene c’è tutto il significato del vivere, dell’agire e del morire dell’uomo. Senza finzioni, con chiarezza, con esplicita e disarmante schiettezza. Questa è la vita – dice apertamente l’autore – e questo è l’uomo. Si può dire quel che si vuole, ci si può nascondere dietro mille più mille paraventi, ma – questa è l’unica verità – la vita dell’uomo prende la strada indicata dall’equilibratura dell’amalgama amore e orgoglio mescolati insieme nel cuore dell’uomo.

Vita dell’uomo singolo, vita dell’uomo inserito nella comunità.

Può l’uomo, da solo e in comunità, vivere equilibrando nel suo cuore amore e orgoglio. Oppure può vincere, con l’amore che gli resta nel cuore, l’orgoglio. La risposta – la vera, unica risposta – sta nascosta nel mondo misterioso della sua anima. L’anima – l’anima di ogni uomo – è la depositaria di ogni risposta di vita umana, di ogni azione dell’uomo, buona o cattiva o disonesta o d’inganno o di annientamento o di tradimento o di gioia o di dolore. L’uomo crede o non crede all’anima; ama o uccide; inganna, tradisce, aiuta. Nell’uomo tutto è possibile. E tutto è irritante e dubbioso. Nulla è mai perfetto, e l’uomo arranca dentro la sua carcassa di carne, di sangue e di ossa. Ma in questa carcassa imperfetta vive il mistero dell’anima. E l’anima è il mistero che avvolge l’irraggiungibile perfezione. Il mistero della santità, il mistero della chiamata alla santità.

Santità, una parola magica e controversa, sempre rivestita di martirio e di entusiasmo, di eroismo e di spontaneità, di lealtà, sincerità, donazione del proprio cuore e di tutto il proprio corpo, fino al perdono di chi vuole privare della vita il corpo, fino all’offerta del proprio corpo purché l’amore trionfi.

L’amore trionfi, la presenza incancellabile della santità.

Santità, un giro di atti sublimi e di controsensi disarmanti; un lungo fiato sospeso nel dubbio e nell’incertezza; e con meta finale il martirio, profumo di certezza e di totale riscatto dell’uomo.

L’uomo sta sulla macchina che scende giù per la strada stretta, accidentata e con fossi profondi e curve ad anelli d’acciaio. Non ci sono freni nella macchina, laggiù c’è il buio del nulla che attende. Ed è un incubo. Disperazione, disfatta, sciagura certa. Nessun scopo, ogni cosa è inutile, la morte è assurda.

Ma non è così, l’anima dissolve il buio del nulla, la voce della Fede in Cristo chiama, la santità attende la vittoria dell’uomo.

Così è leggere “Il potere e la gloria” di Graham Greene.

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La strada accidentata e stretta, piena di curve, di fossi e di burroni ai lati, è lo Stato messicano rivoluzionario avverso a ogni manifestazione della chiesa. Le chiese sono sostituite da giochi per ragazzi, i preti vengono fucilati, chi viene trovato in possesso di immagini sacre e di libri sacri viene incarcerato. L’unica via di salvezza lasciata al prete è il suo matrimonio. Con il matrimonio, lui dimostra asservimento alle idee rivoluzionarie dello Stato, che gli riconosce perfino una pensione governativa. Per il prete che non si sposa, resta la fuga in un altro Stato dove non vige la legge della fucilazione.

Colpevole di alto tradimento contro lo Stato, così è ritenuto il prete non sposato, e per questa ragione di colpevolezza viene fucilato.

La strada stretta in discesa verso il buio del nulla e il guidatore della macchina senza freni. Il Potere e il prete non sposato con la Fede inattaccabile dell’anima. Per questo guidatore, uscire dalla trappola della strada stretta è impossibile; come gli è impossibile evitare tutti i trabocchetti della strada.

Ma l’abilità ricevuta dalla Fede lo fa andare avanti e scendere con coraggio. Lui scende con coraggio, ma dentro ha tutte le problematiche dell’uomo, che sente addosso il respiro affannoso delle debolezze, delle miserie, delle inevitabili lussurie e vanità.

Luci e ombre di un uomo che non può – non potrà mai – fare a meno di essere coerente con la propria Fede; coerenza di una Fede datagli da Qualcuno al di sopra di tutto e che si avvale del veicolo misterioso della sua anima (nessun concetto filosofico, nessuna formula di un qualsiasi potere, temporale e spirituale). Il tipo di Fede che nutre corpo e spirito di questo uomo – di questo prete – è fuori da ogni riga teologica, fuori da ogni strada stretta e ripida, pericolosa e accidentata. In fondo alla quale, là in fondo, attende un plotone di esecuzione già pronto coi fucili carichi e puntati. In fondo alla quale c’è il buio totale del nulla.

Nessuna spiegazione, per chi possiede la Fede del prete di Graham Greene; nessuna scappatoia; nessuna mollezza; nessun atto di pietà e di conformismo. Alla fine bisogna ammettere che chi sa raggiungere il fondo della strada ripida e stretta ha diritto di vivere.

Soltanto con il saper raggiungere la morte, l’uomo vive.

Ma è l’uomo di Fede a voler dominare il mondo? Oppure il dominatore del mondo vuole esserlo il potere temporale? Dominare è sempre parola da cancellare; e comunque sia, se il mondo è dominato dal solo potere temporale, l’orgoglio, l’arroganza e la prepotenza sono i soli fattori presenti nel mondo. Il mondo è stato costruito dall’uomo, ed è gestito, asservito e assorbito dall’uomo: il buio del nulla incombe, sempre, comunque e con chiunque.

Il potere. I poteri. L’uomo di un potere. L’uomo di tutti i poteri. L’uomo dell’impossibile equilibrio amore e orgoglio che si porta nel cuore. Nell’altro verso c’è l’uomo che si ritrova ovunque e con chiunque; vive dentro il bene e il male, l’egoismo, l’annientamento, la lussuria, la vendetta, il tradimento, la viltà e il coraggio; l’uomo che si porta nel cuore sia l’amore per l’amico che per il nemico. Tutto è possibile, per l’uomo di Fede, per l’uomo in fuga. Anche quando quest’uomo deve capitolare ed essere annientato dal Potere della Rivoluzione, dal Potere che racchiude in sé vanagloria e tentazione.

E l’uomo cade. Sempre. Fisicamente, l’uomo cade sempre.

Anche l’uomo di Fede; anche l’uomo che si porta dentro il mistero della Fede. Con una considerevole variante, non da poco: l’uomo di Fede è consapevole della sua nullità e – sempre – è spinto, dalla misteriosa Fede che si porta dentro, verso il bene, verso l’umanità, verso la difesa delle debolezze e delle tentazioni umane. Quest’uomo può anche fuggire dai suoi doveri di umanità e di difesa, ma alla fine ritorna, alla fine lui si sottomette all’unico senso di vita di cui ha bisogno: diventare martire, nonostante lui rifiuti di essere considerato tale.

La via del martirio trasmette speranza a tutti.

Fuggire dentro e al di là dell’avventura umana. Di ogni avventura, di ogni contraddizione, di ogni contrasto. Non c’è equilibrio nei rapporti umani, non c’è la certezza: tutto, prima o poi, cade nel buio del nulla. La strada giù dalla barranca si fa sempre più ripida, sempre più pericolosa, sempre più senza sponde che ne difendono i bordi; tu pensi che da un momento all’altro, un fosso, una buca, un grosso sasso ti faccia schizzare fuori dalla carreggiata e tu ti trovi, all’improvviso, giù nel burrone: come un mulo impazzito, come uno scarafaggio o una zanzara senza ali o un topo, una blatta schiacciata, un avvoltoio ferito; oppure ti trovi a precipitare giù come un essere dell’inganno e del tradimento. Tu sei un ingannatore di te stesso, tu sei un traditore della Repubblica, tu vuoi dominare la povertà facendoti uomo di Dio. Vanità. Hai usato la tua vocazione per diventare uomo dell’orgoglio. Tu hai dimenticato la tua anima. E’ questo che volevi? Pensaci su per un po’ e poi rispondimi. Tu non mi rispondi? Allora ti aiuto io: sì, è essere uomo dell’orgoglio che tu volevi, perché allora la Chiesa era forte e potente e tu potevi pavoneggiarti nel sogno dell’irrealtà. Non sai, che senza anima tutto è relativo qui in terra? Ci vuole un’anima chiara e pulita, priva di peccato. Ma non priva di peccato dei poveri: no! Priva di quel peccato che usavi come arma per diventare sempre più orgoglioso e sempre più vuoto.

Ma tu ti gloriavi nell’irrealtà di uomo di Dio!

Adesso, questo tuo peccato ti rende consapevole; consapevole di conoscere tutte le tue debolezze e tutta la tua fortezza. Non soccombere, però, a lui – al tuo vecchio peccato -; ascolta sempre la voce della tua anima, che vuole rendere leggera la tua carne che la soffoca. Usala pure la tua carne: la tua carne serve per vivere le contraddizioni della vita terrena. Ma non dimenticare che sotto, sopra e intorno alla carne c’è l’anima che sa trasformare in fortezza e coraggio tutte le tue debolezze. Tu conosci il mondo, e sai. Sai che l’uomo può realizzare se stesso soltanto quando ha trovato il giusto rapporto con chi gli ha dato l’anima. Allora – soltanto allora – l’uomo può vivere con un altro uomo e una donna con un’altra donna, e viceversa: una donna con un uomo e un uomo con una donna. Tutto ciò è possibile, soltanto quando l’uomo e la donna hanno trovato il giusto equilibrio nel rapporto con quella Entità superiore chiamata Dio.

Tu corri incontro a tutti e fuggi da tutti. Ma non puoi fuggire davanti a un’anima che sta per uscire dal corpo e non puoi fuggire neppure quando tu stesso sai che presto la tua anima uscirà dal tuo corpo. Tu sei prete, e quando hai fatto la grande promessa, tu hai ricevuto la responsabilità di non fuggire mai davanti a ogni situazione, la più disumana, la più torbida, la più assurda, la più disarmante, la più pericolosa. Tu sei prete, e sai che sei solo e sei con tutti; e sei con tutti e contro nessuno. Anche quando sai che sei nel vortice dell’inganno. Anche in quest’occasione; perché tu ti metti in rapporto con chi ti vuole ingannare e vedi la tua pochezza di uomo, la tua miseria che sei e che sei stato.

Non c’è soluzione se insisti nel commettere peccati senza fare nulla per conoscerli e distruggerli. Il peccato è un componente dell’uomo che non viene mai meno. Lui esiste. Lui persiste. Lui fugge e ritorna, si trasforma, si camuffa, si nasconde, abbindola, vive e non muore. Tu non dimenticarlo. Non dimenticare questa realtà che ti fa essere vero uomo di Dio.

Dio avrà misericordia di te, perché non dimenticando il peccato, tu ti umilierai se lo commetti e risorgerai poi ancora più forte una volta che lo hai cancellato dalla tua anima. Tu, adesso, vivi così, e dimostri di aver interpretato fino in fondo il Vangelo di Cristo.

No, i rapporti umani non resistono se hanno come fondamenta l’egoismo e l’orgoglio. Loro non resistono se sono fondati sull’amore ricoperto di finzione, di supremazia, di vanità, di insaziabilità di potere voluto a tutti i costi. Orgoglio, vanità, insaziabilità: il dentista Tench e la moglie lontana Sylvia; il capitano Fellows e la moglie Trixy; il luogotenente e il jefe; il prete Josè e la moglie acquistata; tu stesso – peccatore per un attimo folle di ubriachezza – e Maria, colei che ti ha dato una figlia.

L’orgoglio, la vanità, l’insaziabilità vincono su tutto.

Vincono sull’allegria, sulla predisposizione al bene, sulla malattia, sulla disperazione, sulla voglia di libertà, di avventura, di amore. Tutto viene fatto in nome dell’orgoglio, della vanità, dell’insaziabilità tutto si fa per allontanare ciò che d’importante si ha dentro. E ciò che d’importante c’è dentro l’uomo è l’anima.

Ma l’anima dà fastidio.

Ciò che non dà fastidio è l’anima delle bambine Coral e Brigitta. Intorno a loro spira un’aria di inafferrabilità. Due bambine che lottano contro l’invisibile. Loro sentono l’invisibile, loro vincono l’invisibile, loro hanno la forza di non essere sopraffatte dal male che ruota, invisibile, intorno a loro.

Sono due perle nel magma di delirio degli adulti. “Oh Dio, mandami qualunque genere di morte senza pentimento… ma salva questa bambina”. Così tu prete preghi; e sai che la bambina (Brigitta) è tua figlia, che dovrà affrontare ogni tipo di delirio umano quando diventerà adulta. Così vale per Coral, la figlia del capitano Fellows e di Trixy: ma poi è loro figlia? Qui cala il sipario del mistero.

Tu, prete, comunque sei un codardo. Il potere rivoluzionario ti cerca per fucilarti: sei rimasto l’unico prete investito di potere ecclesiale in questo Stato. L’unico prete non fucilato; l’unico prete non sposato; l’unico prete che dice ancora Messa quando può, confessa e battezza. Il popolo dei tuoi fedeli è numeroso, ma i vecchi ti aspettano con paura, i giovani ti stanno lontani, le donne non vogliono più ascoltare i tuoi sermoni. Tutto è cambiato. Tutto è finito. Cala il sipario e tu resti solo sulla scena buia: non ci sono più luci, non ci sono più spettatori, non c’è più musica, non ci sono più suoni. Ognuno va per la sua strada, ognuno guarda se stesso, ognuno non crede più alle preghiere, agli incensi, alle opere di carità volute dalla Chiesa. Tutto è scomparso, tutto è fuori dalla legge di Dio. L’uomo domina, incontrastato, la scena della vita: colpevolizza, incarcera, fucila. Sì, il potere dello Stato fucila. Fucila i preti non sposati e fucila chi non denuncia te, prete non sposato, allo Stato.

E tu sai. Tu sai che per causa tua, sono stati fucilati ostaggi. E’ il ricatto dello Stato, un ricatto di pura e vile rappresaglia; ma i morti per causa tua ci sono stati, eppure tu fuggi lo stesso, non ti denunci allo Stato, e quando decidi di offrirti come ostaggio per salvare un tuo simile, non dici che sei il prete ricercato, ma ti camuffi da vecchio agricoltore senza più forza, così il potere rivoluzionario dirà : “Se non siete buono per lavorare i campi, non siete buono nemmeno come ostaggio”.

Il tuo non esserti svelato non è codardia?

Fuggire, fuggire dove. Tu non sai… eppure hai rapporti con gente, preghi, ascolti confessioni, affronti pericoli. Insomma, conosci il mondo. Eppure non sai. Fuggi e non sai; poi finalmente tutto diventa chiaro dentro di te. Adesso hai deciso di sapere, hai deciso di prendere una buona volta per tutte la tua decisione. Qual è la tua decisione? Andare fino in fondo a ciò che ti dice la Fede. Cristo è morto per il mondo, ma tu non hai mai voluto morire per nessuno. Anzi, ti sei sempre gloriato di essere l’unico rappresentante di Cristo vivente in tutto lo Stato.

Hai sempre avuto un coraggio da leone!

Adesso è diverso. Adesso la tua Fede ti ha aperto gli occhi del cuore e dell’anima. Adesso non hai più paura di nulla, perché hai sperimentato ogni cosa e il complesso di ogni cosa ti ha insegnato ad essere coerente con quello che sei e che rappresenti. Tu hai imparato ogni cosa. Hai imparato cos’è la fame, la sete, l’inganno, il tradimento, la pietà vera e falsa, la carità vera e falsa. Hai imparato cos’è il fanatismo, avere ideali, la lussuria, l’ubriachezza, la fornicazione, la corruzione, la viltà, la paura. Adesso sai cos’è il muoversi da un posto all’altro coi muli e a piedi, cos’è la fuga, il nascondimento, l’ipocrisia, il travestimento, il mercanteggiamento del vino – che ti serve per dire Messa–, dell’acquavite –che ti serve per darti forza -, delle Messe e dei battesimi – che ti servono per avere in tasca qualche pesos.

Hai imparato tutto, hai provato di tutto.

Tu pensi al mericcio-Giuda che ti ha tradito e non fai che sorridere quando lui alla fine ti ha detto: “Preghi per me, Padre”. Sorridi, pensando al tuo vino proibito dalla legge bevuto dal jefe, il Capo della Polizia! Sorridere fa bene, tu lo sai. Ridi quando pensi che la speranza – come ti è stato insegnato – è un istinto naturale dell’uomo e poi scopri che la mente ragionante dello stesso uomo la uccide, irragionevolmente. L’uomo abbandonato è sempre in balia del potere distruttivo dell’uomo. Inutile che il luogotenente – il fanatico dell’ordine e della disciplina; l’essere che si sente al di sopra di Dio – affermi convinto: “Se sapessi che nello Stato c’è un solo uomo dannato, io stesso mi sentirei un dannato. Amo la giustizia”.

Sì, ridere fa bene, assolutamente bene.

La pietà. Vivere di pietà. L’abitudine alla pietà. Guardare tutto e tutti dall’alto della barranca della pietà. Dare l’assoluzione con pietà. Guardare il mondo, tutto, con pietà. Io sono con Dio, sono dunque un uomo – o una donna – di Dio e di pietà. Il mondo è senza pietà? Tutto, nelle fiamme eterne!

Ridere.

E tu ridi. Tu hai imparato a ridere del tipo di pietà conosciuta nel tempo lontano della tua Ordinazione; e hai imparato a ridere anche del tipo di infelicità conosciuta nel tuo tempo passato. Tu sei entrato in una cella di un carcere, dove erano stipati tutti i tipi di anime e di corpi. Così hai imparato a conoscere il mondo, tutto il mondo. E in quel mondo c’era anche l’essere di pietà – l’essere pio -. Così tu ti sei convinto che per conoscere la vera Fede, bisogna conoscere il vero mondo. Bisogna conoscere di tutto: i mangiapreti, i corrotti, i lussuriosi, i fornicatori, gli assassini, tutti i colpevoli di tutte le colpe umane; bisogna conoscere tutti coloro che tu, Padre, mandavi all’inferno nel tuo tempo lontano.

Ebbene, questa cella ti ha insegnato a sentirti vicino al mondo, amarlo, rispettarlo. In questa cella tu hai conosciuto la vera, umile e silenziosa Fede.

Poi, nella tua fuga, hai incontrato una donna indiana a cui la polizia – senza pensarci su due volte – aveva tolto con la morte il suo piccolo figlio. La polizia non aveva esitato a sparare al yankee americano – ladro e assassino-, che si faceva scudo col piccolo ragazzo indiano. La donna indiana ti ha portato nel magico cuore della Fede, nel boschetto azzurro di croci, di simboli cristiani e di simboli elaborati dalla liturgia indiana. Gli indiani vivono esclusivamente con Dio; loro conoscono il vero senso della presenza di Dio; loro amano Dio servendosi della Fede in Dio.

Hai conosciuto anche il signor Lehr e la signorina Lehr. In essi hai visto il vivere di ideali umani restando sempre nel silenzio, senza fare chiasso per cose non essenziali. In essi hai conosciuto cosa significa essere veri cristiani. Non attraverso le Società dell’Altare; non attraverso le Associazioni del Benedetto Sacramento; e neppure servendosi delle Figlie di Maria o del bottegaio pio che ti ha venduto l’acquavite per il tuo viaggio verso la città di Las Casas, verso la tua libertà, verso il tuo ritorno all’anonimato e al tutto scontato.

A questo punto ha prevalso in te qualcosa di decisivo per la totale realizzazione della tua Fede.

Tu hai sempre rifiutato di sentirti essere considerato martire. Tu fuggivi perché non ti marchiassero con il segno del martire. Adesso sei pronto. Sì, adesso sei pronto per il martirio; sei pronto per mettere in moto quella famosa macchina che scende senza freni giù per la strada stretta, coi fossi e le curve pronti a farti prendere la via dei burroni e delle rocce che attendono ai bordi. Adesso sei pronto a raggiungere il fondo della strada dove c’è il buio del nulla: quando tu sarai laggiù, la tua Fede trasformerà il buio in luce. Un’ultima cosa: tu ci sei rimasto male quando il yankee americano ha rifiutato di confessarsi prima di morire; ma tu speri ancora che quel Qualcuno di lassù l’abbia perdonato: l’Amore di Cristo è misterioso e imperscrutabile.

Così ti dice la Fede.

A te è stata rifiutata la confessione da parte di Padre Josè. Padre Josè è diventato marito e pensionato dello Stato. Alla moglie interessa più la pensione che la salvezza di un’anima. Ma anche a Padre Josè, certamente! Visto che la paura della delazione lo ha fermato a casa e non è venuto da te in carcere.

Tu sei rimasto solo nella notte prima della tua fucilazione. Tu sei rimasto solo, con nel cuore l’amore per tutto il mondo. Adesso sei diventato una manciata di ossa senza senso; eppure hai raggiunto la Fede. E la Fede ti fa riconoscere dal mondo “martire”.

Tu sei andato incontro alla morte, in silenzio e con tutte le debolezze e le miserie del mondo dentro il tuo cuore. Un altro prete, don Juan – così dice il libro che la mamma legge di nascosto ai figli – va contro i fucili carichi, pregando per il plotone dei poveri soldati indiani. Pregando per il plotone e anche per… il Capo della Polizia; e prima della scarica mortale, lui grida “Viva Cristo Re!”.

Due martiri con dentro due tipi di Fede: in uno, la Fede in Dio sostenuta dalle miserie umane; nell’altro la Fede nello stesso Dio sostenuta dalla sincerità e spontaneità degli uomini che lo circondano. Uno, combattente; l’altro, mistico.

Restano i dubbi e il disprezzo verso gli uomini di Fede di un ragazzo, già votato verso le idee della Rivoluzione. Lui è contento delle due fucilazioni. Adesso non ci sono più preti, non ci sono più eroi. Ma anche Zapata, Villa, Madero sono morti. Tutto è labile. Tutto è barcollante. Ingannevole! Il ragazzo non è più sicuro delle sue idee e nella notte sente battere alla porta di casa sua. Guarda attraverso le sbarre della finestra e vede una figura di uomo davanti all’uscio. Chiede chi è e sente dire dall’estraneo: “ Il mio nome è Padre…”.

E’ l’opera di Graham Greene, Il potere e la gloria. Graham Greene, quando scrisse questo libro, non aveva ancora quarant’anni.

Recensione
Il potere e la gloria
narrativa 
Autori
Graham Greene
Edizione:
Mondadori
Milano 2005

pp. 266
prezzo: € 9,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Literary nr.1/2012
 

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