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Come una pittura Pop Art o di Arte Concettuale. Ancora di più, al di là e oltre, perché la poesia è canto di anima (di coscienza) che ama e soffre e scende poi fino al nucleo dell’interiorità per sconvolgerne la gioia e il dolore. La poesia: gioco mistico di tonalità che offre armonie di verità.

Parlare di poesia è sempre terribile e irrimediabilmente riduttivo. Un verso può essere afferrato, misurato, analizzato; mai vissuto, perché quel verso è come un lampo siderale per un attimo di eternità inafferrabile; come un’idea che prima era, adesso è, poi sarà; ma del suo vissuto nulla sarà mai conosciuto. Grido di vento che batte, attimo di nebbia che scompare; una trasparenza, un gesto, un soffio inespresso che grida la vita e la morte. Lì, in quel verso, tutto è possibile: la vita dentro la morte, la morte dentro la vita. Senza forma e senza rumore, come battito di cuore che imprime il suo marchio indelebile di mistero. Catturare il mistero dell’invisibilità umana per distillarla nell’impalpabile realtà della vita e della morte. Restare lì, nella gioia e nel dolore, con il pennello in mano per afferrare il guizzo astratto del concetto che risuona nel lungo nucleo dell’anima (della coscienza); guizzo mai raggiunto e mai scoperto. Afferrare un nulla, che è grido senza eco, volto senza contorni, pensiero senza concetti né scopi. Afferrare il nulla, perché ritorni il tutto che mai finisce, dentro cui si svolge e si dipana, assurdo, l’involucro della vita e della morte: posseduto, vissuto, espanso nell’imponderabile immortalità.

Afferrare quel verso, restando in bilico sull’abisso dell’ovvietà e del nonsenso. Catturare il mistero che grida al cuore la verità dell’impossibile estinzione dell’uomo. Leggere dunque “La gioia e il lutto” e scoprire nei versi la verità; ma non è tutto. Quando tu hai finito di leggere i suoi versi e ricominci daccapo, scopri che il nulla diventa il tutto e tu non sei solo a risolvere gli incubi dei mille sentimenti che ti graffiano dentro. Nulla è finito, e tu vai avanti nel percorso inestinguibile di questa poesia che ti porta sull’orlo dell’abisso e poi ti riporta indietro, al punto di partenza, per ricominciare all’infinito.

Leggere i versi finali del poeta: “Senza la morte, no, | non ci sarebbe | né sorte né destino. | La vita correrebbe/non più fino | alla soglia definita, | privata di ogni senso | e condannata | ad essere vissuta, | sia pure al passo | lungo dell’immenso, | nell’indifferenza | più assoluta. Versi che non hanno né tempo né spazio; e vanno dritti al di là della vita e della morte.

Dove sta la soluzione?

Già nei versi: “E lì nel fondo cieco | dove la vita | finisce ai nostri occhi | scandita dalla morte, | fluisce un grande | fiume di energia | che spande e che riversa | oltre le porte | l’eterno nel presente.

Ebbene, già in questi versi, la soluzione c’è. Ma non ancora completa e chiara. Dunque: “…Vecchi ingordi… spinti a ostacolare | il ricambio naturale | e a negare | per pura presunzione | la presenza e i diritti | le qualità dei giovani.

Qui sta la soluzione!

Recensione
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