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L’impossibile soluzione dell’amore nel matrimonio.

Podznysev, con la sua esperienza nel bordello, è diventato un fornicatore e come dice la profezia, non fa più parte degli uomini votati per costruire una sola umanità. Meglio così per lui: che scopo avrebbe la sua vita, chiusa in questo cerchio arido? Ma tutto è inverosimile e oscuro: lui, perdendo la sua verginità, si è incamminato sulla strada del morfinomane del sesso e questa strada lo porterà, inevitabilmente, al delitto.

Tolstòj ci avverte: — Sì, il Domostròj vuole la donna creata da una costola dell’uomo e per questo sempre sottomessa al marito. Ma la voce dell’immobilismo va fermata! Ed è semplicemente assurda, questa voce che afferma, ignominiosamente: — Bisogna usare ogni divieto alla donna, metterle le briglie per tempo. Assurdo! E assurdo è il suo tono austero e autoritario: — Amore o non amore, rapporto spontaneo o non spontaneo, consacrazione o non consacrazione dell’unione… inutile insistere. Io dico: la consacrazione del matrimonio è moralmente, ed esclusivamente, vincolante per la moglie; una consacrazione di questo tipo getta le basi, incrollabili, dell’amore autentico tra i coniugi.

Inutile la voce della donna! Lei dice che i tempi sono cambiati e che i sentimenti della donna sono uguali, se non superiori, a quelli dell’uomo? Io, voce del Domostròj, voce del Cinquecento che non dà scampo, dico con ancora più forza: — La donna deve essere sottomessa al marito e vivere nell’ignoranza. Perché nell’ignoranza? Perché con l’istruzione la donna può commettere soltanto stupidaggini.

Echi senza pace di Inquisizione!

La scrittura di Tolstòj è leggera e armoniosa, del tutto adatta alla dimensione dei fatti della vita tormentata dell’amore coniugale, ai veri tormenti dei mondi interiori, alle tendenziose sfumature dei personaggi. Tormenti, sfumature, qualche tocco qua e là, una certa pettinatura, un certo colore di abito, un taglio perfetto, un’espressione fuggente di piacere o di terrore su un viso, un falso sorriso, una spontanea eccitazione, un turbamento passeggero, una misteriosa emozione di anima, un’allegria innaturale, un accenno appena di pelle bianca e di labbra rosse… e in tutto questo compare all’improvviso una bellezza femminile provocante, che eccita e turba.

Ed ecco riapparire Pozdnysev, ricco, libertino e morfinomane dell’amore coniugale. Nello stato sociale in cui vive tutto è permesso e la permissività tramuta ogni volgarità in piacevolezza, ogni stupidaggine in prova di intelligenza. Tutto è moralità: perfino le porcherie della depravazione, perfino le menzogne, le deviazioni di ogni genere, gli inganni, i tradimenti. Tutto è permesso, perché gli uomini e le donne dello stato sociale in cui Pozdnysev vive ragiona in questo modo: l’amore più sublime, l’amore poetico, dipendono esclusivamente dalla vicinanza fisica. L’uomo può raccontare tutte le menzogne raccontate nei bordelli, tanto le donne d’alto rango sanno. Loro sanno che le parole elevate non sono altro che parole; e che ciò che conta sono gli abiti eleganti, i profumi costosi, le gite in barca, le sfumature delle nudità e i seni sapientemente nascosti e appena accennati. Loro sanno che questa è la strada giusta per arrivare al matrimonio. Che, si badi bene, rappresenta il vero concetto di unione pulita tra due esseri!

Ma per Pozdnysev il matrimonio così concepito si rivela una trappola. Lui non sa che per chi ha fatto della propria vita un campo di libertinaggio, la donna gli si rivelerà, sempre, come oggetto di piacere. Ma non è finita qui. Lui non sa neppure che la donna del suo stesso stato sociale non si sente umiliata per non poter godere dei diritti di parità dell’uomo; a questa donna, a questa moglie, alla sua stessa moglie, ciò che interessa è di avere lo stesso diritto dell’uomo, del marito, di godere della sensualità; insomma, dell’amore carnale! Tu mi vedi soltanto come oggetto sensuale? Bene! Io ti ridurrò in schiavitù con il mio corpo. Tu vuoi essere monogamo, non tradirmi mai e raggiungere così con me l’amore dello spirito? Ottimo! Io farò in modo che la passione che ci unisce non verrà mai meno, né dentro di te né dentro di me.

I coniugi hanno il diritto di coltivare, insieme, il vizio naturale della turpitudine, della vergogna, del dolore. Dunque, in nome di questa moralità io procreerò e, insieme, non smetteremo mai di essere veri porci. Noi non saremo una cosa sola: se così fosse, raggiungeremmo l’ideale della castità e della purezza. Noi invece, al contrario, metteremo l’amore carnale davanti a tutto; e questo tipo di amore sarà lo scopo della nostra vita insieme, sarà la nostra valvola di sicurezza. Poi la procreazione! La procreazione ci salverà dall’odio, dalle rabbie velenose, dalle tristezze, dalle oppressioni, dalle ostilità e dall’estraneità. La procreazione ci salverà dall’abisso infernale del suicidio.

Così noi saremo sempre innamorati! Il nostro dono reciproco della sensualità ci farà vivere nello stato, perenne e adultero, dell’innamoramento. Tu mi guarderai con concupiscenza e commetterai adulterio; io ti guarderò con concupiscenza e commetterò adulterio. Entrambi pensano che la loro luna di miele ha dato loro l’autorizzazione a vivere nella dissolutezza. Dissolutezza, che, in ultima analisi, non è altro che la legge umana naturale.

Così pensano Pozdnysev e la moglie; e con la gravidanza, la gestazione, l’allattamento, la crescita dei figli, tutto è vinto, tutto è risolto per mezzo della legge naturale che essi, insieme, applicano con piena soddisfazione della propria libidine. Pozdnysev dice: — Vivevo con lei come un porco, non mi lasciavo sedurre da altre donne, avevo raggiunto con lei un’alta qualità morale.

Così è raggiungere la schiavitù tra due esseri uniti in matrimonio: l’uomo considera la propria moglie un oggetto esclusivo di piacere, la moglie si sente sempre più – ritenendosi proprietà esclusiva del marito – oggetto di piacere.

I figli sono un veicolo importante di unione tra i coniugi e sono una valvola di sicurezza che li tiene uniti. Ma i medici, nel caso di Pozdnysev e moglie, hanno pensato bene di staccare questa valvola. I medici intervengono sulla donna rendendola, artificialmente, sterile.

Tolstòj a questo punto dice: — Alla donna venne a mancare l’unico mezzo che poteva salvarla dalla civetteria —. E’ un’affermazione forte e pericolosa. Sulla donna, infatti, l’autore fa ricadere tutta la responsabilità di voler minare l’equilibrio coniugale, calcando ancor più l’affermazione. Lui dice ancora: — I medici, con l’interruzione della gravidanza, non hanno tenuto conto della materialistica corruzione morale, introdotta nel mondo soprattutto attraverso la donna. Affermazione assolutamente azzardata e pericolosa! Poi l’autore generalizza sulla materialistica corruzione morale, facendo dire a Pozdnysev: — Io so! Io so ciò che le porcherie nascondono in ogni essere umano. Il mondo non sa!

Qui viene da porsi una domanda: — Cos’è che il mondo non sa? Forse non sa che sarebbe meglio evitare i figli per tutti i tormenti che procurano? Oppure fare figli per evitare che la moglie si tramuti in seduttrice se figli non ne ha? Una domanda ancora: — In quale misura i medici sono responsabili della rottura del matrimonio, se mettono la donna in condizione di non avere più gravidanze?

I dubbi sorgono e restano dubbi.

Tolstòj infatti conclude: — D’accordo con il gioco del libertinaggio, radicato in certi stati sociali e che produce soltanto finzioni, inganni, tradimenti, eccitazioni e turbamenti. Questo gioco giustifica a tutti gli effetti l’entrata in scena del musicista Truchacevskij – personaggio vanitoso, sfuggente, frammentario… uomo disprezzabile, come afferma Pozdnysev —. Ma l’affermazione della moglie, morente per mano della bestia della gelosia di Pozdnysev, apre la sconfinata parentesi del dubbio. “Sì, ecco, ce l’hai fatta! Finalmente ce l’hai fatta ad andartene via da me!

Come d’altronde tutti se ne sono andati via, proprio tutti, anche lui, Truchacevskij!”.

La verità che viene fuori da queste parole è una, soltanto una, disperatamente una! La verità è: la morte! Per causa mia – dice Pozdnysev — lei adesso è qui davanti a me immobile e fredda, e non si può più porci rimedio per riportarla in vita.

La morte, dunque! La morte è l’unica risposta alla vita; la morte è l’orribile risposta all’amore, all’odio, alla gelosia e all’inferno dell’assassinio.

Recensione
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