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E’ dalla morte che bisogna partire, è dalla sua presenza silenziosa e indistruttibile. Tolstoj insegna. Il suo Ivan Il’ic sta morendo, pensieri che possono essere tramandati solo a se stesso lo assalgono e gli danno forza. I suoi pensieri lo conducono nel campo della verità. In quell’attimo estremo Il’ic dice: “E la morte? Dov’è?”. … “E’ finita la morte” disse a se stesso. “Non c’è più”. Aspirò l’aria, a metà del respiro si fermò, si distese e morì. Il’ic aveva detto poco prima a se stesso: “Sbagliato. Tutto ciò di cui hai vissuto e vivi, è menzogna, inganno, che ti nasconde la vita e la morte”. Questo personaggio ha vissuto per tutta la vita puntando tutto sulla carriera che gli dava onori e agiatezza. Adesso muore, ed è costretto a lasciare tutto per andare chissà dove. Ma Tolstoj dice, prima che il suo Il’ic esca di scena: “Cercò la sua solita paura della morte e non la trovò. Dov’era? Ma quale morte? Non c’era nessuna paura, perché non c’era neanche la morte… Invece della morte c’era la luce”.

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Il buio e la luce, l’eternità e il vuoto eterno, la certezza e l’incertezza, il cinismo e la speranza: il Bianco e il Nero nel Romanzo in forma drammatica Sunset Limited di Cormac McCarthy. Un romanzo che non dà scampo all’uomo, un romanzo che mette l’uomo davanti a se stesso e pretende dall’uomo una risposta. Un romanzo, però, che lascia liberi la mente e il cuore dell’uomo di decidere la propria sorte e la propria risoluzione della vita e della morte,

Un romanzo coraggioso.

Nei romanzi si narrano storie che scavano dentro l’uomo e lo coinvolgono – in forma reale o fantastica – in fatti, emozioni, sentimenti. La vita è scenografia e la scenografia è la vita dell’uomo. La vita è la protagonista, la morte è la naturale conseguenza. Qui, in questo romanzo di McCarthy, vita e morte hanno lo stesso ruolo di protagonisti; anzi, sono le sole protagoniste di una storia priva di qualsiasi narrazione di fatti e di azioni, di descrizioni scenografiche, di amori e di grida sociali. Questo romanzo ha un ruolo importante da portare a termine, e questo ruolo è la cronaca annunciata di cos’è la vita e di cos’è la morte. L’uomo, come depositario della vita e della morte, ne assume il ruolo incondizionato di giudice assoluto e di responsabile unico. Sunset Limited è un documento scritto da un autore che conferma il perché l’uomo vive e il perché l’uomo muore. L’autore traccia il percorso terreno dell’uomo che ha come traguardo finale la morte, e dalla morte inizia una nuova vita chiamata eternità: ci sarà buio in questa eternità? Ci sarà luce?

Il lettore di questo romanzo non va alla ricerca delle emozioni e dei sentimenti di una qualsiasi storia; il lettore legge le pagine del romanzo e sa di leggere le stesse pagine che scorrono dentro il suo sangue. Il lettore, più che leggere le pagine, sente le pagine, e questo sentire dà vita al suo credere o non credere, al suo decidere quale strada prendere o non prendere. A lui – soltanto a lui – la decisione di prendere o quella del Bianco o quella del Nero: i due soli personaggi del romanzo. Loro non gli lasciano altro spazio e lui, alla fine, si sente lui stesso protagonista della storia drammatica rappresentata. Protagonista assoluto della propria vita e della propria morte, non può permettersi nessuna indecisione: l’obiettivo del romanzo gli è puntato contro e il gioco della fede in una eternità che dà voglia di vivere oppure della assoluta certezza nelle cose terrene che portano al buio eterno mette a nudo la sua interiorità. Tutto in lui è ormai chiaro, a lui – a lui solo – l’ultima decisione.

Ci si chiede, arrivati a questo punto di conoscenza dell’autore, com’è possibile che lui sappia percorrere il cammino dell’interiorità dell’uomo con tale coraggiosa chiarezza. Ci si chiede anche dove questo autore vuole arrivare e qual è lo scopo di tale suo cammino. La risposta a tutti questi quesiti è semplice e scontata: un autore, quando ha dimostrato tutto il suo coraggio di vivere; quando ha raccontato ogni ombra e ogni luce del percorso spirituale e morale dell’uomo (si veda “La strada”; i tre libri della frontiera: “Cavalli selvaggi” “Oltre il confine” “Città della pianura”; poi ancora “Non è un paese per vecchi”; “Il buio fuori”; “Figlio di Dio”), non può che scrivere Sunset Limited. Senza nessuna presunzione di sentirsi il salvatore dell’uomo, o peggio ancora, un fanatico per l’universo uomo. Semplicemente invece, si deve dire, questo autore ha raggiunto, nei suoi scavi dell’interiorità umana, una tale profonda chiarezza, che non può fare a meno di affrontare a viso aperto un argomento così difficile e pericoloso qual è la questione, assoluta e drammatica, della vita e della morte dell’uomo. Affrontare a viso aperto, senza paura, e con estrema chiarezza e verità.

Un puro cantore della grande letteratura. Vietata ogni forma di retorica.

A questo punto, tu lettore, non puoi fuggire dal romanzo di McCarthy; tu, inconsciamente, ma anche responsabilmente, ti senti tu stesso protagonista della storia universale. E la storia universale si trasforma nella tua storia e tu sei il protagonista della vita e della morte di ogni essere umano. Non c’è presunzione, in Sunset Limited; al contrario, c’è lotta interiore umana senza quartiere; e c’è voglia di rompere, finalmente, tutti i tabù e tutte le paure che hanno condizionato per milioni di anni l’uomo. Adesso, con questo romanzo, l’uomo non può più avere alibi; adesso l’uomo può decidere della propria vita e della propria morte. Adesso l’uomo sa. L’uomo sa che lui è il padrone assoluto di se stesso e le ombre e le luci del suo percorso di vita e di oltre la sua vita appartengono a lui solo: esclusivamente a lui solo!

Nel romanzo di McCarthy si avverte il peso dell’invisibilità. Il lettore non vede la profondità della storia che gli scorre davanti, la sente. Lui sente tutta la responsabilità che l’autore della storia si è assunto nei confronti dell’uomo. Lui sente che l’autore ha sfidato se stesso ed ha scavato con coraggio e decisione sia nel suo corpo che nella sua anima. Da questi scavi è uscito l’uomo che cerca il significato del perché si vive e del perché si muore. Quest’uomo rivela, senza un attimo di respiro, tutte le sue certezze e tutte le sue incertezze. Quest’uomo usa l’egemonia dell’intelletto per capire finzioni e inganni e affonda il bisturi nel suo cuore per arrivare al mistero dell’anima: sempre tentata ma mai sopraffatta. L’autore si fa portatore sia della voce di chi professa a spada tratta di aver sempre ragione che della voce di chi riconosce, inequivocabilmente, i propri limiti e si affida a chi gli dà forza con la continua presenza.

La fine è nota, dice l’autore. Chi afferma di aver sempre ragione, confidando nel solo proprio intelletto, alla fine conclude che tutto ciò in cui ha creduto, è banale e, dunque, non vale la pena di continuare a lottare per la banalità. Chi, al contrario, riconosce i propri limiti, vive per cancellare a poco a poco il male che naviga dentro di lui. Certezze e dubbiose sofferenze, depressioni e speranze, solitudini e felicità di cuore. Nelle cose più semplici c’è dentro più di quello che uno potrà mai capire. Tutto sta a sapere quali sono le cose più semplici; tutto sta a sapere scovarle. McCarthy scava nella mente di chi afferma senza ombra di dubbio che le tentazioni nel mondo ci sono e che la conseguenza del loro esistere non può che portare l’uomo al buio eterno. Ma scava anche nel cuore di chi si sente debole nelle tentazioni del mondo e che per questo suo riconoscersi debole – senza però dimenticare che lui vuole frantumare la sua debolezza – porta lui, e tutti gli uomini che si riconoscono deboli, alla luce eterna.

Il buio e la luce. La vita e la morte. Il nulla nella vita eterna. La speranza nella vita eterna. Cos’è dunque la vita? E cos’è la morte? McCarthy dice: “Si può avere oggi la vita, tenerla in mano, poterla vedere… Lei ha peso, è calda… è eterna”. Tolstoj dice: “E la morte? Dov’è?”… “E’ finita la morte… non c’è più”. Dà, McCarthy, un nuovo significato della vita? Spazza via, Tolstoj, tutti gli sbagli commessi nel percorso della vita? Cose che inquietano, cose che danno speranza. Una cosa da farsi è certa: l’uomo ricominci da zero e butti via il malandato che è rimasto dentro la sua interiorità, senza dimenticare realtà, sogni e illusioni.

… – Invece della morte c’era la luce. “Ah, è così!” esclamò d’un tratto a voce alta. “Che gioia!”. (Il’ic – Tolstoj) –.

… “Non fa niente… Anche se non mi parli mai più lo sai che mantengo la Tua parola. Lo sai. Lo sai che sono capace… Va bene?”. (Nero – McCarthy).

La vita è un dono di qualcuno che tiene stretta per i capelli la morte.
Recensione
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