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Ciò che conta è fare bene ogni cosa, entrare in ogni cosa, conoscerne il cuore, capirne l’anima. Nel rispetto degli altrui pensieri, nel riconoscimento degli altrui desideri. Tutto ciò si deduce leggendo il libro di Alessandro Acerbi.

In Turista per Vino si conosce il vino, certo! Ma il corpo centrale dell’opera – il cuore dell’opera – va oltre il conoscere il percorso del vino – dallo stacco dei grappoli d’uva, alla pigiatura, al mosto, alla sua fermentazione nelle botti grandi e in quelle piccole (barriques); dall’imbottigliare il magico liquido ai Metodi Classico, Martinetti e Charmat per ottenere lo spumante -. Noi troviamo, in quest’opera, una grande libertà di pensiero, di parola e di stile letterario e di comportamento. Originalissimo il getto spontaneo e libero della scrittura; originalissimi i sillogismi; da segnalare gli scoppi di spontanea amicizia, di allegria e di calore umano che si incontrano un po’ ovunque.

I vini – rossi, bianchi, rosé e spumanti – conosciuti nell’opera di Alessandro, hanno una grande personalità, una grande versatilità. L’autore ci presenta vini limpidi, vivaci, autonomi, franchi, morbidi, corposi, invecchiati; e poi ancora speziati, profumati, autentici, pieni di calore, di fantasia, di passione, di imprevedibilità. L’opera di questo giovane autore, appassionato di vini, grande degustatore, professionalmente preparato, ci fa entrare, all’inizio, dentro la sofferenza e la gioia del far vino; sofferenza e gioia sprigionate così, all’improvviso, nel cuore dei componenti di una famiglia, tutt’altro che contadina e tutt’altro che esperta di uva, di filari, di terra e di produzione di vino. In queste pagine d’inizio, si avvertono accenni di piccole ansie e di grande volontà di arrivare a un traguardo. Le piccole ansie, piano piano si tramutano in grande divertimento; il traguardo, invece, ha il sapore di una grande affermazione di vita e per la vita; si direbbe: il traguardo del raggiungimento di uno scopo di vita. La piccola saga famigliare ha il sapore di una grande armonia di cuori e di braccia, come se quei quattro filari fossero piantati nel terroir più importante del globo terrestre. Più di un terroir Franciacorta bresciano, più di un terroir di vigne piantate ai bordi del Viale dei Cipressi di Bolgheri. Bello il rapporto conflittuale “enologico” padre-figlio, degni di nota i conflitti di amore, di amicizia e di umanità. Ovunque s’avverte la voglia dell’autore di trasformare fastidi, incomprensioni, difficoltà personali e di gruppo in entusiasmi e frenesie.

Naturalmente, tutto per merito del vino.

La fine del lavoro di Alessandro Acerbi è semplicemente maestosa. Qui, dopo essere stati con l’autore a fermentare mosti e averli travasati, svinati, trasformati in vino che poi si è messo in bottiglia e tappato con sughero che non “trafili”; qui, dopo aver seguito le delicate procedure per la produzione dello spumante e aver appreso quanto è difficile ottenere un vino che armonizzi gusto-profumo-invecchiamento, noi incontriamo un uomo d’eccezione per umiltà, umanità e ospitalità. Quest’uomo è un grappaiolo delle Langhe, legato cuore e anima alla sua distilleria a fuoco diretto. Lui sta attaccato al suo alambicco, disegnando etichette alla naif, secondo l’estro e l’emozione del momento. Un uomo che ti offre la bottiglia da portarti a casa con le mani sporche dei colori che ha appena usato per disegnare l’etichetta che poi incolla sulla bottiglia con le sue stesse mani. Alessandro dice, in occasione del suo primo incontro con quest’uomo: “Al quinto assaggio ero sicuro che fossimo stati compagni di bevute fin dalle elementari”.

Turista per Vino: grande senso di responsabilità verso la vita, grande competenza di vini, voglia di bere e stare insieme per cantare l’amicizia e l’amore, per il vino e l’uomo.
Recensione
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