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La casa in mezzo al prato in Boscoverde di Rocca Pietore

È davvero inconsueto che una raccolta poetica racchiuda in sé una precisa unità narrativa la cui forza stilistica si rafforza silloge dopo silloge. D’altra parte M.L. Daniele Toffanin ha abituato il lettore a non sorprendersi di nulla, tantomeno quando la lingua entra in azione come discorso, parafrasando le note affermazioni di Saussure. Nell’intera opera, infatti, i versi si susseguono alla prosa, in un continuum evocativo, reso vibrante da un’esplosione di luce e di colore, di armonia e di musicalità.

Le consuete tematiche – natura, Creato, amicizia – si snodano nella rievocazione di un tempo trascorso in cui regna sovrana l’armonia tra luoghi montani e persone, e si avverte un uguale sentire che conduce alla “verità del creato / a Pra’ de Toro… Sempre”. Quest’ultimo avverbio evidenzia la continuità tra passato e presente, resa tangibile dalla “casa in mezzo al prato”, dove soffia costante “un vento di memoria”, capace di unire tre generazioni a partire dall’originario gruppo di colleghi-amici che, quarantacinque anni or sono, hanno acquistato il terreno per poi edificare un piccolo condominio. In realtà essi hanno dato vita ad un proprio Eden, rinverdito da “comuni stagioni del cuore” e da quel “paesaggio umano in parte modificato dagli eventi distruttivi del tempo e dai mutamenti sociali, ma sempre disponibile, corrispondente alle esigenze della nuova realtà”.

Osservatorio privilegiato “dei riti di vita”, del mutare delle stagioni, la casa rinsalda memorie e permette alla poetessa di scavare tra gli anfratti di una individualità che ritorna ad essere collettiva, di andare oltre l’evento, di scalfirne la materia, di superare la barriera del visibile, nel tentativo di recuperare volti, voci, situazioni perdute, “la musica primordiale del verso”, la consolazione della “bellezza provvida del Creato / l’attimo ancora ritrovato insieme / il tempo garante di continuità”.

Oggi che, purtroppo, la furia del vento ha spezzato tronchi e sconvolto la geografia delle Dolomiti, la valle del torrente Pettorina e su su sino a Malga Ciapéla, sosta d’obbligo per chi si avventura in cima alla prodigiosa Marmolada, la presente raccolta poetica si offre come testimonianza preziosa di luoghi perduti ed auspicio di rinascita, “sarà risorsa-ardore / per rinascere padri figli remoti avi / nell’antico rinnovato incanto / di tradizioni ladine e splendidi luoghi”. Interessanti, in proposito, sono le “Notizie storiche e geografiche”, poste in chiusura del volume, le quali presentano informazioni utili a tutti coloro che poco conoscono quei luoghi.

Si offre anche come esempio della forza poetica che travalica il contingente per allargarsi in un canto eterno di vita e di speranza.

Recensione
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