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Complesso e articolato il volume di versi Radici e rami di Danilo Mandolini, comprendente poesie composte tra il 2004 e il 2006 e suddiviso nell'omonima sezione "Radici e rami" e in "Versi del commiato".

Non certo casuale è la citazione posta in qualità di epigrafe che riporta i versi di Philiph Larkin «l'uomo passa all'uomo la pena» ["L'uomo passa all'uomo la pena | che si fa sempre più profonda come una piega costiera", dalla traduzione di Enrico Testa in Finestre alte (Einaudi, 2002), riportata da D. Mandolini nelle note al volume Radici e rami]: passaggio di testimone dalle radici ai rami perché, come sottolinea l'autore, le radici sono il riflesso nascosto dei rami, struttura a specchio che si riflette nel titolo stesso del volume.

Radici e rami, ramo e frutto, tradizione e proiezione, specchio e riflesso, padre e figlio. E Mandolini scrive di suo padre, ringraziando l'amico Adelelmo Ruggieri, per averlo spronato a farlo. Scrive della luce che il padre gli accende dentro nel buio che lo fascia, usando i versi di Femanda Romagnoli in In sogno i morti, e riporta in corsivo stralci di lettere indirizzate dal padre alla moglie. Scrive del cumulo di immagini, delle risa e dei ricordi che fanno provvisorio il mondo intero (p. 83).

Radici e rami dunque, ma anche testa e cuore per il raffinato gioco di parole tra cuore (kradíe) e albero (cràde) con cui veniva identificato Dioniso, adorato oltre che come dio fallico anche come nume degli alberi. E nell'albero o ramo d'albero le civiltà agrarie identificavano l'essenza del potere germinativo e dell'immortalità [Cfr. Mircea Elide, Trattato di storia delle religioni (Milano, 1950, pp.323-24). E' stato consultato anche J.G. Frazer, Il ramo d'oro (Boringhieri, Torino, 1973), cit. in Valeria Serofilli, I Gigli di Nola (Ed. Rotary Club, Napoli, 1994)].

In irlandese la parola che indica il ramo, craeb o croeb, è la stessa che identifica i simboli assiali del bastone e della bacchetta magica e il frutto del ramo, dalle potenti qualità magiche in grado di conferire l'immortalità è, in genere, il melo. In questo caso il frutto che ci dona Danilo Mandolini è quello prelibato e salvifico della poesia, l'unico in grado di offrirci il montaliano varco, il riscatto, negato invece nella precedente raccolta La distanza da compiere.

Perché ora, nonostante l'amara consapevolezza della precarietà dell' esistere, si tratta di una serena angoscia ("gli sguardi affondano e si dilatano nel dolore | come fossero, di un albero - nel turbine | delle stagioni che passano, radici e rami", p. 23) perché Mandolini sa bene che dal silenzio «lo scrittore può offrire la fragranza dei fiori freschi | un'abbondanza di germogli ...» [«Dal non essere nasce l'essere; dal silenzio – lo scrittore genera una canzone. | Lo scrittore offre | la fragranza dei fiori freschi | un'abbondanza di germogli che sboccia.», Lu Ji, L'arte della scrittura (Ed. Guanda, Milano, 2002)] e «(...) alla forza | del silenzio chiede aiuto, per non morire» (p. 17).

Dal punto di vista metrico rare le rime e le assonanze quali «selvaggia, spiaggia, con l'assonanza "sabbia" (p. 19, ove peraltro l'andamento ritmico della lirica è quello del Montale di "Meriggiare pallido e assorto"), oppure realtà | città | sarà (p. 21) o ancora, nella lirica che apre la seconda sezione, cielo | velo, paura | dura, con l'assonanza finale s'innalza | c'incalza.

Per il resto è un fluire di pensieri e paesaggi esteriori divenuti paesaggi dell'anima, come già evidenziato in occasione del Premio "Astrolabio Poesia 2004" da me presieduto, in quanto l'essenza della poesia di Mandolini consiste negli ambienti metaforici, sapientemente individuati e sobriamente ritratti, capaci di rivelare l'essenza stessa della realtà. Per concludere, il linguaggio efficace, scrupoloso e classico, e la grande onestà intellettuale dell'autore, hanno saputo comunicare la propria lucida fatica di vivere [Si confronti la motivazione della Giuria, curata dall'antichista Andrea Salvini, per l'assegnazione a Mandolini del terzo premio, sezione volume edito di poesia al Premio Astrolabio 2004 per il volume La distanza da compiere (L'Obliquo, Brescia, 2004)].

Recensione
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