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Per apprezzare a fondo la poesia di Annamaria Cielo bisogna avvicinarsi in punta di piedi con cuore sgombro e l’anima palpitante. Annamaria ha scritto molto, in prosa e in versi e sempre ha saputo regalare al lettore emozioni forti, anche se sussurrate a fior di labbra per non rompere quell’incanto della parola preziosa, coccolata a lungo, prima di specchiarla sulla carta.

In Amarsi è come ospitarsi, la poetica dell’autrice è ancora più raffinata, meditata, concisa. Da ogni lirica partono fili invisibili, quasi monito all’aquilone che riposa in ognuno di noi. La ricerca dell’assoluto è palpabile, si scioglie in lampi improvvisi là dove la meta è monito di neve, e la primavera è bellezza e contemplazione:

presa dall’esultare arrivo sempre tardi:
d’inverno per la polvere innevata,
in primavera per la bellezza dei giardini.

Ho scelto di citare questa lirica perché, a mio parere, racchiude una delle chiavi di lettura di tutta la raccolta: il desiderio dell’estasi, dell’incanto, di vivere fino in fondo l’attimo della meraviglia di cui la natura è foriera.

L’anima di Annamaria Cielo è sempre vigile, incapace di lasciarsi scorrere addosso gli accadimenti. È un puntaspilli generoso che non bada più di tanto al dolore, si lascia trafiggere dagli eventi senza urlo liberatorio, semmai solo un lamento quasi silenzioso da scoprire come tesoro tra le righe.

In continua riflessione, l’autrice ci regala versi di una bellezza mai invadente. Si assiste al ballo delle parole nella ricercatezza del passo per una musicalità personale che non abbisogna di leitmotiv per catturare l’attenzione.

Nella signorilità dell’esposizione emerge uno studio approfondito in un faccia a faccia di domande e risposte in ampio respiro. Da tutto il libro scaturisce prepotente la coscienza della rinascita, del riconoscersi in tutto ciò che ci circonda nella fusione di un canto d’amore che ha il fascino dello svelarsi a poco a poco agli altri, ma forse soprattutto a se stessi.

Mi piace chiudere queste riflessioni con una lirica che mi ha particolarmente colpito per la stringatura e l’anelo d’innocenza del messaggio:

Un mattino fissammo la neve
come nei sogni attenti.
Il bianco ci afferrò, senza fiaba.
I lupi li sentivamo lontani.

Recensione
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