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Roberta Degl’Innocenti, validissima
poetessa fiorentina, nonché scrittrice e promotrice di incontri culturali che la
vedono spesso protagonista, è approdata al suo ottavo libro, edito da Edizioni
del Leone prestigiosa collana diretta da Paolo Ruffilli che ne ha curato anche
la prefazione con la maestria e la sensibilità che sempre lo contraddistinguono.
D’aria e d’acqua le parole cattura il
lettore per la particolare musicalità che gocciola trasparente in mulinelli di
vento, quasi giostra dove le emozioni dell’autrice si rincorrono in tavolozza di
colori nel magico gioco delle parole. Le poesie evocano sensazioni, ricordi
anche antichi, fioriscono immagini luminose, talvolta offuscate da aliti di
nebbia, che riescono a proiettare paradossalmente il presente nel futuro e il
futuro nel passato in un continuo intreccio quasi dialogo con la natura che ne
esce regina. Ed è proprio nella presenza costante degli elementi naturali che
matura la favola, l’invenzione, la leggerezza del suono che si fa sillaba,
pausa, attimo magicamente sospeso tra il reale e l’irreale perché Roberta è
creatura solare che fa volteggiare i suoi versi in atmosfere d’aria e d’acqua,
appunto, fuggendo quasi la terra richiamo di realtà di vita ma anche di morte.
La raccolta è dedicata alla madre in
“crepuscolo di ciglia”. Non c’è il pianto liberatorio nella poesia di Roberta,
né l’angoscia che opprime, semmai si nota quasi uno svagato tormento come se
nelle liriche l’autrice avesse inteso fermare il tempo con mano leggera, con
immagini in preghiera, sortilegio per far rivivere la bambina, la ragazza e la
donna che dimorano intercambiabili nel suo cuore aperto alla meraviglia e alla
fantasia.
C’è una poesia che raccoglie, a mio
parere, l’essenza del suo essere donna moderna, sensuale e antica, pudica
insieme che è “La gonna di papaveri” dove sbocciano versi come questi: Ho
tagliato i capelli, un tuffo sbarazzino. | La gonna di papaveri sorride. | L’ho
lasciata in soffitta, in gusto grigio. | Non ci parlo da tempo, contava mazzi di
spighe | e capezzoli acerbi, dritti verso il cielo. | Brezza d’agguato sulle
mani nude, unghie laccate rosse, come una ferita. | La gonna di papaveri era di
una ragazza. | Gemito di fieno, a maggio, sopra il campo.”… Già da questo
imput emerge una padronanza lessicale e il gusto del suono con parecchi punti,
quasi ogni verso fosse un singhiozzo da meditare, da coccolare. In tutte le
poesie della raccolta c’è una particolare attenzione alla punteggiatura che
diventa ricamo interpretativo, richiamo d’attenzione alla pausa, alla
riflessione, al non lasciarsi sfuggire nulla perché nulla è lasciato al caso,
come dovrebbe essere sempre in poesia. E Roberta questa raccolta l’ha respirata
a fondo, a volte girovagando per la sua Firenze, a volte passeggiando in luoghi
creati dalla mente, sempre però con gli occhi grandi del bambino curioso, con
l’innocenza del poeta che è riuscita a fermare in ballata con gusto e ironia
(Ballata dei poeti).
Ci sono parole chiave ricorrenti nel
libro: farfalla, sirene, nocchiero, fattucchiera, gonna,
labbra, seni o sinonimi quali streghe, mammelle,
capezzoli, e altre. Vorrei soffermarmi sui questi termini perché denotano
un desiderio prorompente di vita al di là di quella che si è costretti a vivere:
richiamano le favole, gli incantamenti, gli amori sospesi nel sogno, un
prorompente desiderio di seduzione e maternità viste non solo come dono di vita
ma anche come consolazione ed attaccamento alla madre, (dolore non ancora
stabilizzato nell’autrice) come ricerca di abbraccio sicuro attraverso le
fantasie, le visioni, i bagliori di immagini che possono stordire ma anche
fuorviare. I “seni” seminati come perle in molte liriche diventano così spia di
un’angoscia quasi inconscia nell’autrice, come le labbra e come pure la farfalla
che si sa è simbolo di resurrezione ma anche di anima vagante perciò di morte.
Mi piace riportare alcune parole di
Paolo Ruffilli che ha saputo cogliere magistralmente l’anima della raccolta:
“Un senso maturo della vita squadra i segni e i modi stessi del vivere ogni
giorno, con la volontà di gustare gli aspetti del passato, così cari e preziosi,
dentro l’effervescenza incontenibile della linfa vitale che si dichiara nel
presente”.
Tutta
la raccolta, affascinante e intensa, è pervasa da un’atmosfera quasi irreale
come si volesse perpetuare l’attimo magico che ci viene ogni giorno regalato,
addirittura sublimandolo, ricamandolo in termini accattivanti quali possono
essere i simboli, le metafore in un gioco sapiente di suggestioni sconfinanti a
tratti nella leggenda. In sostanza, credo che Roberta abbia voluto comunicare
che la vita, nonostante tutto, valga la pena di essere vissuta, specialmente se,
come lei, si riesce a inventarla giorno dopo giorno, a carezzarla nella conta
dei minuti, a trasbordare le parole che ci navigano dentro su sentieri d’aria e
d’acqua in anelito di sogno e di speranza.
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Recensione |
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D’aria e d’acqua le parole
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poesia
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| Autori |
| • | Roberta Degl'Innocenti |
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Edizione:
Edizioni del Leone
Spinea 2009 |
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| Prefazione di Paolo Ruffilli - pp. 88 |
| prezzo: € 10,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.3/2009
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