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Domani? Forse!

Quando l’amore verso il padre sboccia con passione diventando ricordo indelebile

Renzo Luca Carrozzini, psicologo psicoterapeuta, autore di numerose pubblicazioni scientifiche e appassionato di letteratura, con questo suo Domani? Forse! stupisce, regalando al pubblico uno spaccato della sua vita fino ad ora sconosciuto, reso con capacità di narrazione che cattura sin dalle prime pagine coinvolgendo il lettore in un crescendo di emozioni capaci di far rivivere un periodo di storia scarsamente conosciuto, comunque per lo più taciuto o volutamente poco raccontato: il periodo postbellico, quello della “guerra fredda”, il periodo dove i sogni della gente iniziavano a prendere il volo, talvolta, come nel caso della famiglia Carrozzini, a precipitare in un abisso di silenzio e disperazione.

Per un bambino di sette anni, la scomparsa improvvisa del padre è senz’altro traumatica, anche se la madre è una donna coraggiosa e forte, capace di infondere al piccolo Renzo Luca e alla sorella Rosanna una parvenza di tranquillità, di speranza di un ritorno a breve. Ma non sarà breve l’assenza del padre. Il bambino che guarda la storia nascosto dietro un paracarro, per tutta la vita si porterà l’immagine del papà scortato dai due uomini sconosciuti, letteralmente sequestrato in silenzio, un silenzio che calerà sulla famiglia come macigno per mesi. Nessuno sapeva nulla e nessuno diceva nulla della destinazione di quest’uomo giusto, dai forti ideali politici, leale e coraggioso.

Il libro è da leggere in un fiato, coinvolgente, ricco di sensazioni che commuovono nel profondo.

La scelta della narrazione è originale perché l’autore racconta da psicologo a psicologo per riuscire, attraverso domande mirate e risposte, a sciogliere quel nodo di angoscia che lo aveva stretto in una morsa dolorosa per tutta l’infanzia e, di riflesso, per tutta la vita. Man mano che la storia di questa famiglia diventa parola scritta, pare che l’autore, riappropriandosi del bambino che riposa in ognuno di noi, riesca a divenire psicologo di sé stesso per riuscire a darsi delle spiegazioni plausibili su un avvenimento così grave e così dimenticato che gli ha condizionato il periodo della fanciullezza, costringendolo a farsi domande sul perché del rapimento del padre e della sua reclusione durata ben cinque anni.

Nelle pagine spicca come gioiello prezioso l’immagine della madre, donna dolce e volitiva, affettuosa e protettiva, ala sicura d’angelo, dove Renzo Luca e Rosanna potevano trovare riparo in ogni momento, anche nella malinconia di un’assenza che li aveva lasciati completamente senza mezzi di sostentamento e in balia unicamente della carità, profusa in primo luogo dalla Chiesa e dai suoi ministri, pur conoscendo l’iscrizione al partito comunista del capofamiglia sequestrato.

La Chiesa e la sua generosità verso i più deboli esce da questa narrazione in modo esemplare, al di sopra di pregiudizi che nel dopoguerra si potevano respirare a ogni passo.

Renzo Luca Carrozzini, al proposito, ci regala pagine di struggente malinconia unita alla delusione della mancanza inspiegabile della solidarietà del partito al quale il padre aveva dedicato i propri ideali con entusiasmo e militanza. Suo padre, un uomo bello e coraggioso, ex partigiano, in prigione ingiustamente.

Solo pochi amici erano stati vicini alla famiglia in quei cinque anni di tormento e di attesa.

A ogni pagina si viene catturati dalla magia delle sensazioni di questo bambino in cerca dei perché; non si può fare a meno di commuoversi di fronte alla dignità, alla fierezza, all’amore costante, specialmente della madre verso il suo uomo, il padre dei suoi figli che ella ben sapeva innocente di ogni accusa prefabbricata.

E come non provare tenerezza e empatia verso quest’uomo lasciato quasi solo, processato e sballottato da una prigione all’altra fino a trascorrere gli ultimi anni di reclusione a Gaeta, dove si trovavano reclusi solo militari, in genere antifascisti e renitenti alla leva dopo l’8 settembre, anche gli assassini nazisti Kappler e Reder.

Pare quasi di sentire sulla pelle la sua mortificazione, la sua disperazione.

In un crescendo di aneddoti, di situazioni paradossali, la narrazione si snoda, senza mai perdere il filo della tensione che l’evento vissuto ha stampato nell’animo di un bimbo con gli occhi sbarrati su un sequestro inspiegabile.

L’autore ci tiene per mano nella sua vicenda umana, racconta con chiarezza e dignità il proprio disagio interiore. L’esperienza di suo padre ha segnato i primi anni della sua vita in un altalenarsi di speranza e di attesa, fino a che il portone cigolante del carcere di Gaeta non ha lasciato uscire nel sole un innocente.

Le sedute dallo psicologo, mirate all’essenza delle domande poste, si rivelano chiave vincente nell’esposizione dei fatti accaduti, testimonianza commovente e appassionante, ci dice l’estrema inquietudine di un cuore di figlio, la consapevolezza che era giunto il momento di sciogliere il grumo di fili ingarbugliati, di narrare il vissuto particolare della sua famiglia.

Perché non bisogna assolutamente dimenticare, specialmente i giovani devono sapere della guerra in tempo di pace, quella guerra chiamata “fredda” che ha scottato, piagato molte vite innocenti.

Renzo Luca Carrozzini, ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto, di abbandonare quel paracarro bambino, di svelarci la sua anima in questo bellissimo libro, dichiarazione d’amore a tutto tondo rivolta al padre e alla madre, persone speciali che hanno cercato di farlo crescere a testa alta, fiero di essere loro figlio, fiero di aver respirato insieme la storia, la loro storia.

E la copertina riporta la grafia elegante dell’ultima pagina di un diario scritta da un uomo ancora prigioniero che respirava ogni giorno il punto di domanda dopo la parola: Domani? E il punto esclamativo dopo la parola Forse!

Un libro da leggere, da meditare, da accarezzare.

Un libro semplicemente da amare.

Recensione
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