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Il paese della lepre. Centa San Nicolò, l'incanto del tempo

Nadia Martinelli abita ai Frisanchi di Centa San Nicolò, ora Altipiano della Vigolana. Da sempre innamorata della scrittura e della poesia in particolare, scrive sia in italiano che in dialetto, è promotrice di serate culturali e collaboratrice in diverse realtà sul territorio. Laureata in lettere con una tesi sul poeta Marco Pola è impegnata in diverse altre attività. Anche in politica svolge un ruolo instancabile nella difesa degli ideali e delle proprie radici, ricopre ora la carica di assessora che svolge con competenza e passione.

Il paese della lepre è il suo primo libro e leggendolo ci si accorge subito che Nadia in questa pubblicazione ha investito sensazioni e ricordi con la potenza che può sgorgare solo da un'anima coinvolta in tutto e per tutto nella vita del proprio paese. Nadia ha voluto cantare questo piccolo microcosmo con la massima energia sgorgata da torrenti mai prosciugati di emozioni capaci di coinvolgere il lettore in accadimenti e descrizioni perfetti di luoghi e di personaggi magicamente fatti rivivere in un crescendo di narrazione mai sopra le righe, puntigliosa, commossa e affascinante.

Nella sua coinvolgente postfazione Antonella Bragagna ha illustrato l'essenza di questo libro come meglio non si potrebbe fare e, per chi scrive, essendo in sintonia di pensiero, risulta difficile trovare qualcosa che già non sia stato puntualizzato con tratto talvolta profondamente poetico.

Il fil rouge che ricama le pagine è sicuramente il tempo, quel tempo che scorre a tratti lento come le lunghe estati dell'infanzia, a tratti veloce o a singhiozzo secondo gli accadimenti descritti con delicatezza, quasi che l'autrice temesse di rovinare con le proprie parole l'essenza di quello che vorrebbe trasmettere. E s'intreccia il filo rosso con punti di ricamo diversi, si adatta mirabilmente alle situazioni, punteggia quadretti di vita vissuta e sentimenti, paure, gioie fugaci. Si attorciglia al campanile di questo paesino di montagna per carpirne il suono delle campane nel loro rintocco festoso e in quello doloroso.

Il tempo, testimone fedele in ogni fotografia. Si veste di rimembranza, del rosso dei papaveri di campo. S'intreccia ai fiordalisi ormai scomparsi sul bordo delle strade. Raccoglie a mazzi personaggi che fanno parte di una storia in qualche modo "eroica" perché ognuno di loro ha contribuito affinché potesse andare avanti il passo del domani. Fioriscono nitide le descrizioni delle persone, ti pare di averle davanti in scatti mai offuscati. E ci vuole talento e poesia per tratteggiare il loro essere più profondo, quell'interiorità che magari non è mai riuscita ad affiorare in tutta la sua intensità quando c'era ancora il respiro dei protagonisti.

Nadia ha raccolto queste fotografie togliendo loro la patina del tempo, le ha collocate al posto giusto, negli ambienti lasciati dallo scatto sullo sfondo. Ne esce così una galleria di ritratti umani e di scorci di paese e di frazioni preziosi per chi ancora vi abita e cresce i propri figli, per chi ha una pietra su cui piangere le proprie radici, un albero, una casa, un vicolo, una fontana, una scorciatoia, qualche orto con esplosioni di dalie e gladioli, un'insegna sbiadita sul muro; per chi riesce a commuoversi nel ricordo dei fiori di ghiaccio sui vetri e del risveglio dei prati a primavera, per chi conosce l'incanto e il profumo dei fienili con i loro brividi di giovinezza perduta.

In questo Il paese della lepre, animale riprodotto sullo stemma araldico di Centa San Nicolò, si respira l'innocenza, il buon profumo del pane fatto in casa, l'odore della stalla nei filò, i gomitoli che si snodano piano nelle mani dei bimbi in attesa della voce dei nonni in narrazioni di storia vissuta, di fiato magico che sapeva l'incanto.

Il fil rouge si snoda con pazienza in prosa e in poesia pagina dopo pagina.

Nadia Martinelli è riuscita a ricamare il passo del tempo con maestria e l'autentica semplicità di chi quel tempo l'ha vissuto. Ha regalato al paese e a tutta la comunità della sua valle il fruscio prezioso di pagine vive, in un' analisi delicata, raffinata, catturante attimi sospesi e indimenticabili per chi riesce ancora ad emozionarsi per il sole sbocciato sulle prode in ciuffi di primole di marzo, quando ogni bimbo ne raccoglieva un mazzolino da regalare alla mamma, alla nonna, oppure a un barattolino vuoto di conserva ai piedi di un capitello.

Nadia Martinelli, poetessa e scrittrice dall'innata sensibilità è riuscita in questo suo primo libro a reintrodurci in un mondo quasi del tutto scomparso, a regalarci quell'attimo profondo di respiro necessario alla giusta meditazione, a farci riprendere in mano quel filo rosso che fugge e si attorciglia per divenire gomitolo unico e irripetibile nel cuore di ognuno di noi.

Recensione
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