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Il volo della farfalla notturna

Dopo tre libri di poesia: due scritti nel suo amato dialetto trentino: La mé casa l’è ’n treno – 2003 e: Se no fussa per amor – 2020, uno in lingua italiana: Specchio d’anima e d’amore – 2016, e dopo il fortunato romanzo storico per ragazzi del 2017: Quattro ragazzi (e un gatto) profughi in Moravia del 2017, Francesca Candotti De Guido offre ai suoi affezionati lettori un nuovo romanzo Il volo della farfalla notturna dove descrive con maestria le vicissitudini di una famiglia trentina, ambientate negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, un periodo storico drammatico, denso di accadimenti, colpi di scena, tragedie, sacrifici, distruzioni, bombardamenti. Ha voluto prendere un certo distacco da una possibile autobiografia per approdare a una scrittura di ampio respiro, scartando la forma diaristica per approdare a un vero e proprio romanzo di vita. La scelta dell’uso della terza persona riesce a trasmettere la giusta distanza dai possibili ricordi personali, pur approdando in alcune pagine a una scrittura coinvolgente, a volte commovente, specialmente quando si delineano figure basilari come la madre, il padre, la sorella maggiore. E’ allora che il lettore avverte quel brivido di scrittura appassionata, capace di coinvolgere, è allora che la protagonista Francesca può venire associata all’autrice stessa prescindendo dalla scelta del nome.

Il volo della farfalla notturna a ogni pagina trasmette il senso della presa di coscienza del mistero della vita nello scorrere spietato dei giorni, quando le vicende umane s’intrecciano in uno scenario storico difficile. Pregevole la ricerca sul bombardamento della Portèla nel rione di Santa Maria Maggiore, sotto l’ala dell’antica Basilica del Concilio , ala che non ha saputo proteggere gli abitanti dalle bombe, ben 152, sganciate a tappeto in quel lontano 2 settembre del 1943, provocando centinaia di morti e feriti, lasciando una scia di angoscia e distruzione che hanno coinvolto un’intera generazione. La scelta dell’uso della terza persona permette a Francesca di staccarsi in qualche modo dal raccontare quelle vicende, pur tradendo il desiderio di scavare nel proprio vissuto. Emergono momenti famigliari e figure di grande generosità quando viene descritto il periodo trascorso a Pergine Valsugana, il piccolo paese vicino a Trento, ospiti di parenti con il cuore grande, ospitalità donata fino alla fine della guerra. La famiglia era entrata a far parte della moltitudine di sfollati in cerca di riparo dalla furia costante dei bombardamenti. Chi saprà leggere anche tra le righe di questo bel libro, potrà cogliere vibrazioni segrete della memoria. L’autrice sa narrare con delicatezza e sapienza, scavando nel profondo dell’animo umano donandoci ritratti di persone eccezionali.

Man mano che le pagine scorrono l’affresco buio della guerra diviene scenario di vicissitudini e angosce, descrizioni emozionanti, pagine preziose e ricordo di chi non c’è più, di chi quel 2 settembre del 1943 è sceso nel rifugio sotto la Cassa Malati credendo di sfuggire al proprio destino. E qui la scrittura si fa pregna di dolore e condivisione per tutti gli amici scomparsi, per quello scavo a mani nude sotto le macerie, un capitolo indimenticabile della storia della città di Trento.

Francesca Candotti in questo suo ultimo lavoro è riuscita a tessere in trama sapiente le vicende di una famiglia che potrebbe somigliare alla sua e a quella di tante altre persone, con passo deciso e delicato, con fermezza e dignità narrativa, senza lasciarsi prendere la mano, ha coinvolto il lettore nell’atmosfera di un periodo storico tormentato, quasi estraniandosi in uno stile succinto e realistico.

Il volo della farfalla notturna, si rivela come un romanzo dall’andamento quieto, pur nella turbolenza degli accadimenti, scritto con la memoria di una ragazzina con i sogni del futuro al nastro di partenza, una ragazzina che rispettava i genitori, i doveri della scuola, che coltivava le proprie amicizie e aveva già le proprie idee.

Si intrecciano anche gli amori, qualche colpo di scena, prevale però una certa fatalità e accettazione del periodo nel quale si era costretti a vivere, atti di generosità che solo la gente onesta può elargire in una condivisione di giorni abbracciati comunque alla speranza di un futuro.

Francesca ha occhi grandi, sa cogliere molte sfumature, riesce a raccontare senza enfasi e pietismo pagine di vita, vicende del vivere quotidiano in tempi difficoltosi e ardui da narrare.

Siamo farfalle, suggerisce l’autrice, farfalle notturne dall’esistenza brevissima. E la vita è un volo in ricerca costante della luce, con ali fragili dalla vita breve. Ognuno di noi si prende carico delle proprie scelte, delle proprie rotte di volo, del proprio vissuto, del coraggio e della forza per riuscire a narrarlo.

Il volo della farfalla notturna, un romanzo da leggere con attenzione per poter cogliere a tutto tondo la metafora che il titolo suggerisce.

Recensione
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