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La bicicletta rossa

Una pedalata coraggiosa nel tempo

Parlare di quest'ultimo lavoro di Renzo Francescotti: "La bicicletta rossa", "romanzo che prende il titolo dalla bicicletta del protagonista, Valentino Stolfi, realmente vissuto, tipografo antifascista che la dipingeva così col suo pennello" metafora di un andare cavalcando un colore che significava anche un pensiero politico in un periodo che spazia intorno alla prima metà del secolo scorso, in copertina la scritta: RACCONTI, significa parlare in realtà di un romanzo composto sì di racconti vari, legati però fra loro da un unico filo rosso che è una bicicletta che correva sulle strade allora polverose di uno dei rioni più antichi e antifascisti, quasi sconosciuto alla popolazione di Trento: La Busa. Un rione rosso di cuore con un gioiellino di convento dei frati posto in alto, quasi a vigilare, richiamante la meditazione e la preghiera, un rione di gente operosa, di artigiani orgogliosi del proprio lavoro e con le idee politiche ben chiare nella mente, tanto da non cambiarle nell'arco di una vita, una tribù di libertari, li definisce l'autore.

Un rione intrigante e per certi versi affascinante con la Fèrsena, il torrente Fèrsina che così veniva nominato in dialetto al femminile che scorre cantando la storia dei busaròi accompagnandoli nelle vicende dei giorni, nelle loro aspirazioni, entrando nei loro sogni più arditi in mormorio tranquillo, a volte minaccioso, quando le acque dopo il temporale divengono ribelli e schiumose.

La Fèrsena, meta di scorribande bambine e portatore di frescure al caldo estivo, sottofondo misterioso di idee, di viaggi fantastici, semplicemente aggrappati con la fantasia a una foglia di ippocastano che galleggia il suo percorso precario di vita nello sguardo di chi lo osserva in ogni stagione lasciando galoppare la fantasia.

Renzo Francescotti, autore trentino dai molti interessi e registri letterari ha al suo attivo oltre cinquanta libri di narrativa, saggistica, poesia in dialetto e in italiano è considerato dalla critica uno dei migliori poeti dialettali italiani, recita il risvolto di copertina elencando anche i suoi più importanti riconoscimenti a livello nazionale.

Ma torniamo a questo suo ultimo lavoro frutto di ricerche storiche intrecciate all'invenzione poetica per ricamare profili di personaggi in maggioranza realmente vissuti, come sono realmente accaduti avvenimenti ed episodi, donando loro uno spazio leggendario perché quest' autore è maestro nello scavo dell'animo umano in ogni sfaccettatura e risvolto dell'esistenza. Così ci si trova a sfogliare pagine di storie e vicende narrate con dovizia di particolari, ma soprattutto con umanità e ammirazione, quando il destino decide di spegnere quel soffio vitale che fa di ogni protagonista un ritratto cesellato con l'amore e il senso di appartenenza verso un microcosmo urbano che l'autore canta con uno stile personale e avvincente.

Microstorie intarsiate nella grande storia che ci regalano uno spaccato di vita vissuta all'ombra inquietante di un periodo storico drammatico.

I personaggi, ognuno con un mondo interiore diverso e a volte problematico, sfilano in un carosello temporale condito di ribellioni, convinzioni politiche dichiarate, passioni e umiltà con quella dignità propria di chi si guadagna il pane con fatica e allo stesso tempo nella speranza di giorni migliori. Indimenticabili questi uomini e anche queste donne che sanno la saggezza della discrezione e del mettersi da parte, sanno il logorio dell'attesa e la fierezza dei propri sentimenti e dei propri ideali.

E cito il personaggio che forse tra gli altri mi ha colpito di più, anche per la maestria di Renzo Francescotti nel saper descrivere il sentire femminile: Dalia.

Dalia che, pagina dopo pagina, affiora tra le righe sbocciando in corolla d'emozioni. La sua breve vita è tracciata con tatto poetico: si possono sentire i palpiti del suo cuore di ragazza innamorata, respirare le aspettative di lavoro al lanificio Dalsasso, inghiottire insieme a lei le angosce del primo amore che la abbandona per andare a combattere in Spagna in camicia nera. È innocente il cuore di Dalia dal nome del fiore degli orti, è ingenua nel credere fermamente a un prossimo futuro insieme al suo Vasco esaltato e ribelle, morto inutilmente in battaglia insieme ad altri giovani inquieti, in cerca di sfide e possibili eroismi.

Chissà cosa pensava Dalia, saputo della morte del suo innamorato, ma soprattutto del bimbo per lei senza futuro che portava in grembo, frutto della loro passione mentre fissava il cielo, in piedi sulla spalletta del ponte Cornicchio, come statua di pietra protesa verso la libertà prima di precipitare, fiore reciso nell'acqua turbinosa del torrente Fèrsina.

Molti i personaggi e diversi, ognuno col proprio fardello di sogni, e non tutti pedalano su una bicicletta rossa, ma ognuno riveste panni di assoluta dignità, ognuno porta le proprie miserie tra le righe e risplende il proprio attimo di vita in questi racconti che hanno del fantastico pur calati nel realmente vissuto.

Renzo Francescotti ha regalato alla città un romanzo dove ogni racconto spazia da questo piccolo rione di Trento nel cuore delle vicende drammatiche di un periodo del novecento che pare lontano, ma che è ancora vicino, finché ci sarà il ricordo, finché verrà narrato con sentimento e rigore anche il cuore pulsante di un microcosmo quasi sconosciuto.

Un rione che in "La bicicletta rossa" soffre, ride, sogna, sussurra, piange, rimpiange e si coccola al campanile di un convento guardingo sfiorante il cielo, con una scalinata di pietra, ogni gradino un passo fermo o titubante, guerriero o pacifico, ogni gradino un passo preciso, un battito di cuore della sua gente.

E quando respiri l'ultima pagina di questo bel libro senti prepotente il desiderio di andare alla Busa percorrendo il viale dei castagnari mati fino al ponte delle Dame di Sion, all'ombra di quel convento di frati che è sempre lo stesso e al bisbiglio di un torrente che racconta, singhiozza con l'acqua in piccole cascatelle che levigano i sassi come il tempo fa con i ricordi.

Recensione
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