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La voce del vento

Gabriella Brugnara, nata a Giovo (TN) è poetessa e scrittrice oltre che collaboratrice alla pagina culturale del “Corriere del Trentino”. Ha pubblicato diversi saggi in varie riviste letterarie e per Silvana Editoriale la monografia Gabriele D’Annunzio e la città di Trento. Alla Trento azzurra e silenziosa.

La voce del vento è il suo primo romanzo e già ti coinvolge fin dalle prime pagine nella narrazione e scioltezza di chi sa dialogare a più voci e conosce la magia della parola senza mai sprecarla in descrizioni superflue. L’autrice ha un interlocutore speciale che è il vento, nello specifico l’Ora del Garda che si fa sentire a una determinata ora dei pomeriggi d’estate, un vento che riesce a far parlare anche il silenzio, quel silenzio che può essere il nostro pensiero. E ci sono domande e risposte, ragionamento su determinati comportamenti, suggestioni, presentimenti, vibrazioni speciali, il tutto in un’atmosfera coinvolgente.

Il rapporto madre-figlia è descritto in modo tale da divenire quasi abbraccio, riesce a trasmettere al lettore quel senso d’inquietudine che solo la consapevolezza dell’occasione mancata può ferire l’anima. E vorresti riprenderti il tempo, fermarlo al momento in cui eri felice, al momento che, insieme alla madre, alla magia dei suoi discorsi, potevi analizzare la vita, riprenderti almeno per un attimo l’infanzia, l’innocenza del sogno, la certezza che lei ci sarebbe sempre stata per te con la sua sensibilità accentuata, le sue fantasie, quel saper vedere il mondo nel fatato. Non è facile riuscire a far parlare il vento nel modo giusto in ogni periodo della vita.

Arduo tentare di raccontare questa storia d’amore che va al di là dell’amore stesso, come a volte lo si può interpretare. Si deve voltare le pagine quasi bevendole come succo di limonata quando hai sete. Una storia che si deve leggere e non interpretare, o meglio la si deve ascoltare prendendo a prestito il silenzio e le voci che lo compongono nella ridda dei forse, dei perché, dei come. Alla base si avverte quel sentimento viscerale tra madre e figlia di cui non si finirà mai di scrivere perché è la vita stessa che si ripete. Solo il vento nella sua magia di soffio può farsi voce narrante, può frugare le angosce e le aspettative, le speranze, quell’Ora del Garda così amato dalle protagoniste, tanto da farne quasi leit motiv sommesso riga dopo riga senza quasi nominarlo.

Ali ha con la madre un legame speciale che cresce in modo magico finché è bambina e poi, come succede spesso, si snoda su sentieri meno facili e il rapporto soffre e allo stesso tempo si arricchisce mutando in atteggiamenti più distaccati ma non meno importanti perché lo scotto del divenire donna e poter dialogare ancora con la propria madre in qualche modo si deve pagare.

C’è in La voce del vento una partenza che non è come le solite partenze che presuppongono il naturale ritorno alla normalità. Si capisce che è anche il vero inizio della storia. Quel viaggio aereo non si cancellerà più nel cuore di Ilaria chiamata Ali, diventerà esame di coscienza, trama da narrare, situazione privilegiata di analisi interiore su quanto la figura materna sia stata importante per lei.

Capita, proseguendo nella lettura, l’agguato della commozione perché ti ritrovi, eccome ti ritrovi in quell’attimo terribile in cui capisci di non aver compreso mai del tutto tua madre.

C’è una lettera bellissima che Ali scrive alla sua mamyc mentre ritorna in aereo dopo la terribile telefonata del padre e ancora non sa cosa l’attende: una lettera che l’autrice ha voluto senza nessuna punteggiatura perché ognuno la possa adattare al proprio stato d’animo, magari a una sensazione vissuta o addirittura al ritmo favoloso, magico, come magica era la madre quando raccontava i suoi racconti fatti di vento.

Pagine molto intense, trascinanti in situazioni anche inaspettate che non è giusto rivelare perché La voce del vento è un libro speciale, assolutamente da leggere con l’attenzione che merita, un libro di vita vissuta, di sogni sempre pronti al decollo, di rinunce e di rivincite sulla memoria. Ѐ un libro dove l’amore è raccontato in ogni piccola sfaccettatura che la vita può regalare.

E c’è sempre una bambina che ricorda, che cresce, che soffre, che sa lo stupore del ritrovamento di un cassetto segreto fra le cose della madre, di lettere che danno il brivido, di un tema di Lara sofferto, amato.

Perché l’amore se è vero sa trasformarsi anche in rinuncia, battaglia di sentimenti e vittoria silenziosa quando si giunge alla consapevolezza di aver lasciato una traccia, una pesta anche piccola da poter seguire verso la verità.

Finché ci sarà una madre che darà voce al vento per i suoi racconti di magia, una bambina che saprà ascoltare e riconoscere l’incantamento e la preziosità dei segni.

Trento, 03 maggio 2022

Recensione
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