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Se no fussa per amor

poesie in dialetto trentino

L’amore che Francesca Candotti porta alla sua terra e alla sua parlata antica e schietta esce a tutto tondo in questo suo ultimo pregevole lavoro trasportando il lettore nel mondo della memoria, non tralasciando questo nostro presente così denso di accadimenti e cambiamenti che riescono a turbare l’animo, specialmente se l’anima è di poeta senza distinzione di genere.

Francesca Candotti De Guido ci ha abituati, scorrendo i titoli dei suoi precedenti lavori in poesia e in prosa, in italiano e in dialetto, a una versatilità di pensiero dove l’Amore da lei sempre cantato con finezza e sensibilità riesce a penetrare nella mente e nel cuore di chi si avvicina al suo mondo interiore, quasi in punta di piedi, come una carezza donata con generosità, quasi con pudore.

Già nel suo primo libro in dialetto: “La me casa l’è ’n treno” (La Grafica 2003) che vanta la prefazione di Elio Fox, studioso di fama nazionale e presidente del glorioso Cenacolo trentino di cultura dialettale, traspare la capacità di Francesca di saper cantare con maestria nella lingua dei padri.

Nel 2016 prosegue il suo cammino poetico con una splendida silloge in italiano “Specchio d’anima e d’amore “ dove si proietta netta la linea del suo poetare vòlto al mistero dell’esistere e all’accettazione del tempo col suo bagaglio imprevedibile e l’accettazione di quegli attimi che plasmano l’ esistenza di ognuno di noi.

La vita di Francesca è densa di ricordi vissuti o legati appunto alla memoria storica che desidera trasmettere ai ragazzi, per non dimenticare. Nasce così il suo primo romanzo “Quattro ragazzi (e un gatto) profughi in Moravia” (New-book edizioni 2017).

Molti i suoi scritti pubblicati in antologie o su riviste.

Dal 2005 è socia attiva del Cenacolo Trentino di Cultura Dialettale e dal 2007dell’ Associazione Nazionale Poeti e Scrittori Dialettali.

Un curriculum che dimostra il suo amore per la scrittura in varie forme e comunque quello viscerale per la lingua del grembo materno.

A mio parere è proprio in questo campo che l’anima poetica della scrittrice riesce a dare il meglio di sé, ne è dimostrazione palpabile questo suo ultimo lavoro “Se no fussa per amor”.

Già nella poesia che apre la silloge si apre un mondo sfaccettato proiettante sciabolate di luce: Me stremiss quasi la voze lizera / che bate ala porta. Ghe sét ancora fiamèla che sluse.

Molto densa la prefazione di Ripalta Guerrieri che riesce a trasmettere con analisi e maestria il mondo incantato di Francesca, la musicalità delle sue liriche, quel saper condensare in versi profondi il mistero della vita con le gioie e i dolori, le meraviglie delle stagioni e le problematiche che la costellano a ogni passo. Ne esce un corollario suggestivo: Se no fussa per amor / per cossa, alor? Per cossa la fadiga dei brazzi / dela ment che stròlega pensieri / del còr che zerca strade nòve…

Man, mano che si prosegue nella lettura, pagina dopo pagina si viene catturati dai versi, per lo più brevi, a volte però fa capolino prepotente l’endecasillabo che dona all’insieme delle poesie un ritmo altalenante, come altalenanti sono i passi del cammino. La vita lunga e ricca di Francesca l’ha abituata ad avere uno sguardo attento, amoroso, affascinante su tutto ciò che la circonda riuscendo così a trasmettere bellezza e attaccamento alla sua terra madre.

Impossibile riportare l’attenzione su ogni lirica citandone i versi, mi limito a qualche accenno che colpisce come staffilata di cuore, lasciando a chi vorrà leggere questa sua ultima raccolta, lo stupore di un mondo aperto a sensazioni multiformi, a struggimenti improvvisi, a schiarite e temporali. Il battito del cuore riesce con facilità ad adattarsi a quello poetico dell’autrice, riesce a penetrare l’immensità del creato, la libertà individuale di sollevarsi da terra per spiegare le ali senza paura:

Sen tacadi ala tèra / come àrboi dale radis fonde / ma con n’anima presonera / bòna de alzarse dala tèra..

Si affacciano nella raccolta versi incantatori come: Cùca fòr la luna / dal’όr dela montagna / a comandar en s’ciap de stéle… oppure: Na matina… me desmissierò / col cucù che canta / scondù en mez al bosch…

Proseguendo, ancora qualche altra citazione in vari campi trattati: El pareva ’n anzol me mama / cola testa piegada / sul quaderno dei conti… - Quanti fantasmi ala tàola de cosina / en quela casa che scolta èchi… - Balonzini moladi vèrs el ziel / l’era i me ani… -

In chiusura , una lirica particolarmente intensa e significativa sul perché e la certezza di un Credo:

Me basterìa en dé sol
toncar en dé ’nté l’infinito
per en moment, ’n atimo sol
adèss che i crozzi i è de òro
e de rose e i silenzi l’è vozi
che ariva dal’eternità.

Slongo el braz, la man, el dé…
Ma Ti
’ndό set?

En bater de ale sul còr
come ’n dé postà lizér…
e l ziél l’è tut mio.
En ponta de pè
passa zerte volte
el Sioredio.

In questo suo Se no fussa per amor, Francesca Candotti De Guido è riuscita a penetrare con leggerezza e sapienza il mistero della vita e della morte. Ci ha regalato sprazzi di sereno e d’inquietudine, d’ incantamento, di turbamento, semplicemente e abilmente ha fotografato con il cuore la vita stessa e il suo mistero.

Recensione
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