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Luisa Gretter Adamoli, scrittrice e poetessa trentina di talento, dopo i libri di poesia Per un altro domani (1980), Oltre (1992), Qui o altrove (2007) e per la ricerca storico-artistica Villa Bortolazzi all’Acquaviva (2007), con Curcu & Genovese Affinché ognuno sappia (1998), Un palazzo sulla via imperiale (2001) e Ines, una vita (2002), sempre con la stessa casa editrice, si ripresenta ai suoi estimatori con un romanzo dal titolo accattivante: Tre punti di rosso, l’affascinante e misconosciuta vita di Alfonsina Gonzaga Madruzzo, vissuta tra la fine del XVI e la prima metà del XVII secolo.

Va subito chiarito che questo lavoro è frutto di una appassionata e rigorosa ricerca storica svoltasi scartabellando documenti, decifrando scritti e corrispondenze, dedicando ore e ore a testi che riposavano in varie biblioteche nella totale dimenticanza. Solo una donna di particolare sensibilità come Luisa poteva rimanere catturata da questo personaggio mai analizzato dagli storici e nemmeno dai curiosi di biografie. L’autrice ci tiene a puntualizzare nelle note che: tutti i luoghi e gli edifici cui si fa riferimento nel romanzo sono reali, come moltissime delle opere d’arte citate. Pure i personaggi menzionati sono realmente esistiti. Le loro vicende sono state ricostruite in base ad un ingente numero di documenti, in gran parte lettere autografe, ritrovati in svariati archivi dell’Italia settentrionale; da essi sono state tratte le parti che nel testo sono scritte in corsivo.

Doveroso da parte mia riportare quanto sopra per far capire ai lettori quanti spunti e chiavi di lettura possono suggerire le vicende narrate dove sicuramente l’anima poetica dell’autrice fa capolino a tutto tondo nelle pagine più pregnanti e dove la puntigliosità di storico e amante dell’arte viene evidenziata in dettagliate ricostruzioni di dipinti e opere, di abiti dell’epoca quasi volesse trasportarci prendendoci per mano in ambienti fotografati unicamente dalla parola dandole la giusta forza nel cesello narrativo.

Alfonsina appare nel romanzo come una donna sicuramente forte e determinata, oserei dire unica per il suo tempo, quasi priva di romanticherie, moderna nelle amicizie anche maschili. Riesce a gestire la propria vita agiata ma solitaria, a giostrarsi tra possibili intrighi e invidie. Gli eventi che caratterizzano l’arco della sua esistenza li tesse nell’intimo con estrema dignità, con polso di ferro tanto da meritarsi l’appellativo di “colonnella” per il piglio decisionale e di comando militare alla quale le continue assenze più o meno giustificate del marito la costringono.

La sua vita viene narrata meticolosamente e rigorosamente, in alcuni brani con delicatezza poetica nel fascino delle stagioni e dei paesaggi che si snodano principalmente tra Novellara e Riva del Garda, non tralasciando mai di soffermarsi anche su personaggi ed eventi che hanno caratterizzato la storia dell’epoca oltre che in alcuni casi sfiorato solo marginalmente la sua esistenza di bambina, di adolescente e di donna. A questo proposito, è doveroso segnalare uno degli episodi riguardanti il periodo che sboccia subito dopo la fanciullezza, con i primi tremori, i palpiti d’amore ancora sconosciuti ad Alfonsina e alle sue sorelle nel severo convento di Santa Marta a Milano. Pare solo un gioco notturno il girotondo delle tre fanciulle attorno al simulacro di Gaston de Foix nel chiostro illuminato dalla luna, le carezze furtive e delicate sul quel corpo marmoreo mollemente disteso. In queste pagine bellissime, intrise di sottile sensualità, fiorisce anche la fantasia dell’autrice che esce dalla trama controllata per lasciar galoppare il pensiero e immedesimarsi appunto nel turbamento adolescenziale senza mai usare una parola di troppo, proprio per regalarci uno scorcio di prosa poetica esemplare.

In tutto il romanzo si alternano vicende che potrebbero dare spunto a successive evoluzioni anche interessanti e curiose, pratiche stregonesche, sospetti di intrighi, delusioni, entusiasmi mimetizzati ad arte, quella mancanza di maternità che ha segnato l’esistenza tutta di Alfonsina Gonzaga Madruzzo e la sua femminilità portata orgogliosamente come vessillo da sventolare al futuro.

Luisa Gretter Adamoli ha scelto di comportarsi il più possibile da storico attento nel rispetto estremo all'intimo di una donna certamente straordinaria per il suo tempo.

Ha usato la penna come piuma d'oca che accarezza e non violenta il quaderno di un'esistenza: è ricorsa quindi in modo dosato e del tutto verosimile all'invenzione letteraria, soprattutto nei punti dove la documentazione era piuttosto lacunosa e frammentaria.

Così, alla chiusura del libro, oltre al piacere di una lettura coinvolgente, può rimanere nel cuore anche il desiderio di inventare soggettivamente per Alfonsina Gonzaga Madruzzo quella vita "altra" che sicuramente ha vissuto nelle pieghe più segrete del corpo e dell'anima e che l'autrice lascia intuire in modo stimolante tra le pagine che porge a ai suoi più attenti lettori.

Trento, 20 novembre 2011

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