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Inconfondibile la scrittura di Paolo Ruffilli, poeta raffinato e scrittore, critico attento e rigoroso.

In questo suo ultimo lavoro ci propone venti racconti, cinque per ogni stagione, quasi a sottolineare gli stati d’animo che percorrono una vita nella pienezza dei sentimenti che caratterizzano in ogni loro sottile sfaccettatura il porsi dinanzi al mistero del cuore, del suo pulsare unico e irripetibile.

Ogni vicenda è narrata con singolare maestria puntando all’essenza della parola, scartando quindi quell’autocompiacimento del sentirsi narrare, proprio per lasciare al lettore la meraviglia dell’immaginazione, dell’invenzione, del ricamo personale dei personaggi nelle variegate situazioni che li rendono protagonisti. L’autore riesce a parlare d’amore quasi senza nominarlo, penetrando nei sentimenti maschili e femminili con tocco pudico, raro nella narrativa moderna che vede spesso la compiacenza dell’erotismo descritto senza lasciare a chi legge il minimo spiraglio di fantasia personale.

Si potrebbe individuare in Ruffilli uno scavo psicologico dei protagonisti, un lasciare per ogni storia una porta aperta, uno spiraglio di fuga, una via liberatoria della trama condensata nell’attimo vissuto sempre come unico e magico, un autocontrollo delle situazioni come se la chiarezza del finale appartenesse unicamente all’effimero desiderio di una conclusione comunque.

La scelta di dedicare ogni racconto a un grande scrittore dell’Ottocento e del Novecento è un dichiarato atto d’amore, di ammirazione e conoscenza profonda delle loro opere, di consapevolezza del loro valore tanto da considerarli perle preziose per la propria collana d’introspezione.

La volontà di porre nelle varie vicende la figura femminile al di sopra di quella maschile per onestà di comportamento, potrebbe venir interpretata come tacito omaggio e ammirazione verso l’altra metà del cielo e qui si inserisce inoltre la scelta del pudore e della delicatezza descrittiva inerente alla fisicità dell’atto d’amore già menzionata.

Le stagioni della vita s’intrecciano in atmosfere naturali in un carosello vibrante fioriture ed è così che si riesce a ravvisare lo stato d’animo dei vari personaggi, attraversando atmosfere nella provocazione della primavera, nel denudarsi dell’estate, nella malinconia d’autunno e nell’incanto nevoso e ghiacciato dell’inverno.

Difficile scegliere il proprio “racconto personale”, quello che più s’addice al nostro carattere, a quel minimo di probabilità che la vita avrebbe potuto o potrebbe ancora regalarci: il bouquet risulta talmente perfetto e variegato da coglierci impreparati alla scelta proprio per non rovinare anche con una sola citazione l’insieme di colori e profumi.

Paolo Ruffilli con questo suo Un’altra vita si è rivelato ancora una volta maestro, interprete sensibile dell’umano sentire, conoscitore e cesellatore di parole che ha voluto per sé e per gli altri come omaggio alla vita reale, a quella fantasticata o forse semplicemente a quella “altra” che ognuno di noi tiene segreta nella propria anima.

Trento, 31 marzo 2011

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