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Roberto Mussapi e l'epica dello scavo

Nel magma incandescente di uno smarrimento d'origine che chiede ritorno, la poesia come strumento di conoscenza del reale: è questa la linea in cui si muove la scrittura di Roberto Mussapi.

La parola così si fa scavo tra identità personali e collettive disperse alla luce di una verità riportata nella fede di una memoria che nel recupero le possa affermare. L' opera, nel dramma dell'azione, acquista allora la connotazione del viaggio nel racconto epico di una umanità ferita e dimentica, la dimensione quella civile e sacra di un orizzonte cui rimisurare il moderno nel richiamo dell'ombra, in quell'iscrizione che ha nella discesa in se stessi, nei miti e negli emblemi di una coscienza interrotta, il richiamo ad una medesima e seppure oscura, religiosa appartenenza.

Ed è l'amore nella tensione liberante della terra a dire la verità del riconoscimento, il verso nella concretezza del respiro ridando ad uomini e cose dignità dall'abisso (" Io non sono tuo padre ma la sua anima, / non so quello che vivo ma ricordo, / la riva, la piscina, i colori che formano / lo strano disegno della vita mortale. / Vivi in quella ceramica smagliante e attendi / quanto saprò dirti più avanti, alla fine del viaggio"- "Parole del tuffatore di Paestrum"). Nella prevalenza del verso lungo è la sapienza della forma a sciogliere l'andamento del dettato nei diversi livelli di lettura. L'intonazione ritmica, l'equilibrio dell'allegoria e della metafora unite alla resa della lingua di anima e luoghi, l'attenzione al poemetto ben declinano nel canto questa scena dominata da lotte e attraversamento di confini. La parola, entro uno sguardo rivolto soprattutto alla tradizione anglosassone, rivela nella visione un'attenzione quasi antropologica della scrittura espressa nella frequentazione diversa dei generi, nel dialogo ininterrotto col teatro soprattutto.

Lo stupore e la perdita nella necessità del cammino sono infine il cardine di una riflessione che trova nel mare la figura di una combattuta mutazione e che lo avvicina nell'agone tragico della voce ai grandi cantori del passato. Perché quella di Mussapi è una poesia vocativa che fa del movimento l'indice di una coscienza sempre spostata in avanti , di una ulteriore e incessante nascita cui il lettore stesso è chiamato nella rigenerazione di un ascolto e di una storia che non è mai solo personale.

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