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Un buon libro tra il romance e i manuali di storia.
L’autrice, descrive con maestria la situazione della Francia imperiale. Infatti, siamo in Francia, agl’inizi del 1800 e, come lei stessa afferma nella nota introduttiva, le vicende si svolgono a Calais, Brest, Parigi e Dover dal 1803 al 1816. Come i precedenti testi letti della stessa autrice, Il duello e Dalla prigionia nello Spielberg al ritorno alla vita, la narrazione è prevalentemente incentrata sull’ausilio di dialoghi, descrizioni rapide e precise di fatti e brevi accenni storici per illustrare e far capire la condizione storica e politica che la Francia si trovava a vivere agli inizi del 1800.

Questa edizione consta di quattro libri: Il porto di Calais. Amori, cospirazioni e duelli nella Francia del 1804, La figlia dell’imperatrice pubblicati precedentemente con Edizioni Carta e Penna e di due inediti “Doppio Testamento” e “Al servizio della marina inglese”. La lettura fatica a decollare e questo è dovuto per l’inizio poco chiaro e per i nomi di alcuni personaggi tanto di avere l’impressione di stringere fra le mani l’opera della grande Ryoko Ikeda: Versailles no bara e non quella della Contilli.

A parte questo inizio confusionario la lettura scorre veloce e ci permette di conoscere bene, tramite dialoghi, pensieri, emozioni e delusioni i vari personaggi che si incontrano nella lettura. E così apprendiamo del fallito colpo di stato che il conte Alain de Soissons insieme ad altri congiurati tenta di portare a compimento per rovesciare e destituire Napoleone Bonaparte ma che vede la condanna a morte di alcuni innocenti, tra cui il cugino di Alain, il duca D’Enghien. E ancora Alain colonnello della marina francese che non si sa se per compassione o amore, sottrae la giovane marchesina Juliette De Sade, dalla pessima condizione in cui è costretta a vivere, in seguito all’arresto del padre, sposandola, sebbene a dividerli ci siano trent’anni di differenza.

L’idea dell’autrice di aver voluto riunire in un unico volume le vicende di “Alain e Juliette” fanno sì che al lettore la condizione dei protagonisti sia più chiara, fornendo, infatti, dettagli più approfonditi e chiarendo alcuni aspetti che al lettore se non scoperti pagina dopo pagina avrebbero lasciato un vuoto che avrebbe poi dovuto colmare aspettando l’uscita del prossimo volume e quindi del proseguo.

Da tutto il complesso dell’opera è facile intuire come la storia di “Alain e Juliette” ruoti intorno alla figura di Napoleone Bonaparte che come sappiamo tutti, nel 1804, anno in cui è ambientata la storia del primo libro, giovane console (o Dio non so se ha 35 anni si può ancora dire “giovane” in quel periodo!?) nel mese di dicembre, dopo un tentativo colpo di stato per farlo destituire, si auto-proclama imperatore di Francia e riesca a condannare i congiurati che hanno cospirato contro di lui. Ebbene, l’autrice ripercorre con abilità senza mai cadere in convenevoli e banalità del caso gli albori e la disfatta del regno di Napoleone dall’anno di incoronazione “dicembre 1804” alla battaglia di Austerlitz combattuta tra le tre potenze (Francia, Austria, Russia), la campagna di Russia, le sette alleanze (congresso di Vienna 1815) che si alleano per rovesciare Napoleone e così passiamo dall’esilio “volontario” nell’isola d’Elba, alla fuga e ai famosi cento giorni di Waterloo sino all’esilio vita durante nell’isola di Sant’Elena.

Ho detto ruoti e non faccia da sfondo in quanto “desiderio” di Alain dichiarato quasi esplicitamente sin dall’inizio è quello di riprendersi la rivincita su quel giovane corso che approfittando dello sconvolgimento che gli anni del terrore avevano portato in Francia, in seguito alla rivoluzione francese, era riuscito a arrivare a detenere tutto il potere nelle sue mani dispensando onori e glorie a amici, parenti e compagni facendo sentire Alain e altri nobili degni di portare quei titoli insulsi e insignificanti. E per questo prova senza riuscirci a rovesciare la nuova autorità francese, cosa che però devo ammettere, gli riuscirà abbastanza bene dopo essere passato dalla parte del nemico, ossia al servizio della marina inglese aiutandoli grazie alle sue conoscenze a sconfiggere e arenare per sempre quel piccolo pericolo che minava la loro stabilità economica, politica e militare.

A questo vi è da aggiungere come rilevante siano anche le conoscenze che l’autrice riporta sulla medicina del periodo illustrando le varie tecniche curative e scoperte rendendo il testo ancora più completo e essenziale alla scelta narrativa che si è decisa di portare avanti.

Unico neo che rimane è quale sia la posizione dell’autrice che nemmeno nelle piccole note inserite qua e là fa trasparire, come il Manzoni nella sua ode più famosa il “5 maggio” che preferisce lasciare “l’ardua sentenza ai posteri.”

Recensione
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