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Dunque, poesia religiosa. Per quell'intima esigenza, che è di tutti i tempi, che vede l'uomo alla ricerca del Trascendente. E, si potrebbe dire, oggi più che mai nel dilagare di un materialismo dissacratizzante e nella cieca fiducia nelle potenzialità tecnologiche. In questo vuoto si fonda l'esigenza forte che privilegia la ricerca interiore e l'elevazione del mondo dello spirito, come testimonia questa bellissima raccolta di liriche , nel bisogno inalienabile di attingere al Divino nel profondo dell'io, oltre ogni dogmatismo, secondo l'affermazione agostiniana "In interiore spiritu habitat Veritas". Oltre ogni esigenza liturgica, forte appare oggi l'esigenza del divino come bisogno di aiuto, necessità di redenzione e insieme aspirazione anche di natura sociale e umanitaria nel richiamo alla solidarietà, alla fratellanza.

Un panorama spirituale, quello di oggi, che nel pluralismo religioso, si pone con umiltà alla ricerca di varchi alternativi nell'esigenza di un approdo,alla conoscenza salvifica che dia senso al mistero del male, del dolore, della morte. E pertanto l'esigenza religiosa come si configura anche nella poesia e particolarmente in questa poesia, è in cerca carica di inquietudine, priva di certezze, ma vera e reale perché sofferta, è dramma di conquista, ansia di un assoluto che sazi l'insopprimibile sete di amore, di verità, di giustizia che è in ogni uomo, più o meno consapevolmente. Ed ecco che l'esigenza del Sacro, come ben testimonia questa intensa raccolta di liriche, si esplicita in un canto intimista, il quale si sostanzia di un disagio esistenziale che l'attuale società tecnologica e consumistica porta alle estreme conseguenze, e in controcorrente, sollecita al Trascendente, al Divino si legge nei versi, sottesa o più frequentemente dichiarata, la denuncia dei mali che danno origine al dramma esistenziale così diffuso del nostro tempo; ma di qui anche l'invocazione e l'abbandono dello spirito alla Misericordia di Dio.

Canto dunque di testimonianza e di denuncia, sulla linea di un messaggio evangelico che conduce a slanci di unione con Dio, attraverso un'ispirazione eterea che si libra in alto, ma che non trascura l'attenzione alla vita; libertà del contingente nella consapevolezza che solo nel Sacro anche gli ideali trovano senso, trovano valore, su quella soglia che separa il visibile dall'invisibile, il relativo dall'Assoluto (appunto).

Ma per addentrarci maggiormente nel cuore di questa illuminante raccolta, ci sembra opportuno richiamare l'attenzione su quei versi che più testimoniano quanto sopra analizzato.

E' già nell'incipit, oltre la consapevolezza delle miserie umane, dell'uomo esposto alla fragilità dei suoi limiti, una dichiarazione cristallina di fede. "sento ardere l'incenso all'altare" sciogliersi come cera al sole | la mia indifferenza", perché "solo la fede erompe come un tuono | o dolcemente | come acqua all'arsura disseta" e, nel superamento dei peccati del mondo, per "l'uomo salvato malgrado se stesso" è il condono "della parola-nucleo... il perdono". Si configura così un viaggio all'Eterno, che percorre e vive l'evento cristologico, con riferimenti costanti alla sequela del Cristo: "Dentro il delirio della Tua assenza-presenza | c'è il divenire del Principio Primo". Da qui l'abbandono totale all'unica Forza, all'unica Luce, in un martirio che è donazione completa e "si dilata come una spuma solare" senza ripensamenti: " Con un frullo d'ali potresti... oh sì potresti ancora salvarTi" in un mondo in cui spesso "il guano è scambiato per oro". Ma l'Eletto è venuto "a placare le ragioni altre della Storia", in una sofferenza che "Ti fa umano oltre la ragione del trionfo, lo smacco di ferite | lo scialo della sconsacrazione" a ricordarci che nella nostra totale spoliazione, non nella gloria del mondo, è l'àncora di salvezza.

Le liriche ripercorrono e rivivono le tappe della Passione di Gesù Cristo, fino al "si compie il misfatto" che nello sdegno, alimenta quella volontà di "esser(ci) | quel tanto che basti | per cancellare la colpa, "fino alla certa Resurrezione" e ancora: "i teli abbandonati alla nuda terra rivelano il prodigio" di Lui "nel Regno del Padre ora a respirare | nidi e germogli di miele" perché "Dio è vivo | ha resistito alla necessità della morte | per ampiamente rinascere all'Eterno."quel Dio che è Misericordia "è Grazia anche per la feccia | dei cani rabbiosi" benedicente per sua necessità".

Nella costante ricerca di Colui che è "acqua per l'arsura del mondo", "frutto appeso al sicomoro più alto", il Suo sacrificio è "acqua sorgiva offerta | alla remissione dei peccati", anche se il conto non torna: "Ci porgi la Tua ciotola balsamica | mentre hai bevuto quella infesta" quando "i nostri pochi talenti non bastano | a meritarci l'indulgenza", ma tenace è la speranza di "un perdono tardivo | che non meritiamo".

Ninnj di Stefano Busà chiede l'aiuto oltre il limite: "rafforza le mie caviglie | per la stretta finale" e il limite condiziona e umilia: "Com'è aspra l'imperfezione". Dubbi, ombre ma anche e sopratutto certezze di fede: "Il Perfetto Assoluto è nel cuore di Cristo | nell'inviolabilità della Sua missione". E la definizione suprema: "rifulgi nella Trinità del Tuo Regno... Solo il Tuo Verbo ci salverà". E ancora:" Ti sei fatto sangue della Terra" Tu "il fine ultimo, l'Ascesi e il senso" E la preghiera alta: "dacci la fede per l'uomo, distratto tra tante testimonianze, che non sa, non vede, " non conosce il punto più alto della Tua solitudine" e insieme il bisogno di abbandono a Lui per gli uomini che no hanno nulla sulla terra: "fa che anneghi | nel lago dei Tuoi occhi | come tortora alla brezza" nell'abbraccio di un Dio-amore che fa tutto nuovo. "Dio si curva sullo stelo dolente, | sulla foglia secca, sul polline leggero | per riapparire dal morbido tappeto | d'erbe o dal chicco di un sorriso". La comunione si fa totale: "Oh quante attese ha il cuore | rima di morire " nella volontà, nella speranza forse di "alleviare le piaghe al Tuo costato" e insieme punto fermo nella solitudine: "Dio solo serba virgole d'amore, | quando tutto è perduto| solo Lui | concede plenitudini d'immenso".

Così, "perduta la stagione delle ali | torno a sfuggire l'inferno dei vivi, | a sedurre le stelle rimaste. E quel silenzio sbianca le mie notti".

Difficile dunque il cammino di fede per gli umani: "non abbiamo che una bussola rotta | e qualche filo d'erba per orientarci, ma la ricerca è costante: "Con la coscienza pelosa del pentimento, | Ti ho cercato, Ti cerco ininterrottamente..." anche se "la logica degli abissi mi reclama. Ma l'attrazione dell'Assoluto è più forte e fa dire alla poetessa "Questo è il punto più alto della Tua potenza: designare una rotta per gl'indolenti, | i reietti, gli esclusi della Terra. Dio che solleva gli ultimi, "sei il brandello di coperta che ripara | il clochard" ma trionfo della Vita sulla Morte la Tua grandezza"." Da un nulla riemergeremo" si conclude questo bellissimo itinerario in mentem Dei nella ricerca sofferta ma costante di un'anima assetata d'assoluto: "Ti perdo e ogni giorno Ti ritrovo..." "L'assoluto sa parlare le mille lingue delle moltitudini": porto sicuro, lo star saldi nella fede: "essere il guizzo che accompagna | la resa: l'attimo e l'altrove".

Notevole lo spessore umano di questa poliedrica scrittrice, che sa coniugare una meditazione così profonda sulle vaste, ignote regioni dello spirito con riferimenti forti a problematiche sociali del nostro tempo e a momenti della memoria sospesi tra un tempo cronologico e un tempo tutto interiore dell'anima che volge ad un intimo ripiegamento spesso elevato a canto universale.

Poesia che si leva dal contingente effimero all'eternità dell'Oltre: Nel metro libero la forma si avvale del gusto della metafora, dell'ambalogia, nell'uso efficace, in alternanza , del discorso paratattico e ipotattico, di alta musicalità espressiva sia nei riferimenti alla natura sia nei momenti di interiorità di un originalissimo lessico, frutto certamente di meditazione e di una cultura profonda che il cuore nutre e la ragione seleziona. Attualità e memoria si susseguono sul filo di un discorso personalissimo, che a tratti si fa mistero perché appartenga solo all'io narrante o si presta a più interpretazioni, perché ciascuno si ritrovi in esso secondo le proprie esigenze.

Varie le tematiche, ma supportate dal solito filo conduttore di una fede profonda che, esperita dalla tragicità del tempo presente e della corte, coglie in rapidi momenti epifanici illuminazioni improvvise in una dimensione metastorica che tende costantemente all'Assoluto.

La raccolta così compatta, diviene testimonianza sofferta di vita e insieme dilata la propria storia individuale a dimensione universale, capace di comunicare un messaggio ad ogni uomo, che illumini il non-senso della Storia. In una capacità non comune di comunicazione immediata il linguaggio forbito raggiunge vette di alto lirismo, in un crescendo di tensione emotiva, di pathos, in cui si avverte l'inquietudine di un'anima cosciente della precarietà dell'esistere, del mistero del dolore vissuto come sofferenza, ma anche come nutrimento dell'anima e strumento di Trascendenza che si dispiega in canto. Sono presenti anche lo sdegno, l'indignazione, la denuncia dell'egoismo imperante e cieco, che ignora i più bisognosi, i dimenticati, gli esclusi. Intenso colloquio teologico che si fa antropologico, pedagogico, testimonianza di un impegno etico, che si apre al'altro in una ideale tensione alla condivisione. E pertanto non solo canto che si fa preghiera, ma storia di un'anima che si confessa tra umbratili momenti e serenità interiore, ma ben altro. Il tutto espresso i liriche di grande spessore e di grande poesia, nella trasfigurazione fantastica, onirica di certi versi. Opera dunque originale e di profonda spiritualità: un itinerario d'anima alla ricerca di verità e della propria identità. Una prova molto impegnativa felicemente risolta.
Recensione
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