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Racconti immaginati non immaginari, perché immaginati vorrebbe dire racconti costruiti soltanto dall’immaginazione, cioè racconti che non hanno aggancio nella realtà nel duplice senso e dell’idealismo dal punto di vista della scrittura e dal fatto che non dipendono da ricordi autobiografici.

Io ho l’impressione che parecchie delle novelle, e vorrei dire molte, sono si “immaginate”, ma immaginate su uno sfondo autobiografico e si avverte che quando egli racconta e riferisce guarda come un’immagine questo mondo in cui è vissuto e quegli episodi in cui via via ha registrato e che adesso consegna alla letteratura ma quegli episodi sono stati effettivamente vissuti. E l’immaginazione che egli ha e come collocata in uno sfondo non più assolutamente realistico, ma sentono il peso, in senso positivo, la presenza del realismo. Quindi, il sottotitolo va leggermente corretto: Racconti immaginari no; racconti immaginati si, ma sopra una trama realistica. Questo fatto si vede sia immediatamente nella tessitura, sia nelle forme stilistiche, sia nella costruzione stessa della novella perché le novelle generalmente amano avvicinarsi un tantino al racconto, che è intermedio tra la novella ed il romanzo, vale a dire raccontare qualche cosa di complesso, qualche cosa di organico, insomma un romanzetto in piccolo. Invece le prime novelle sono quelle rapidissime, non nella stesura ma nel tessuto, e si concludono narrativamente solo verso la fine. Questo perché l’autore ha dentro di sé talmente vivo e talmente preciso il ricordo delle cose che il presentare personaggi, situazioni e vicende, si attarda a descrivere in ogni loro parte questi aspetti della vita sua e delle sue rimembranze. Uno dei caratteri di questa prosa è come dire l’analicità, cioè il nostro autore non entra in questa stanza se non ce la fa vedere, cioè se non descrive le tende, i quadri, e poi i personaggi agiscono in questa molteplicità di vicende e reagiscono spesso rapidamente con una risoluzione inaspettata, ma annunziata fin dal titolo.

Questo tipo di narrativa da un lato attira il lettore e dall’altro lo tiene teso verso la possibilità di intendere, di capire, di trovare la soluzione narrativa. Questo avviene nella prima parte del libro; nella seconda parte le novelle sembrano svolgersi di più fino alla conclusione del concreto, fino all'ottimo! A Palermo. Un giorno d'agosto, che è una novella assolutamente analitica. Intanto mi congratulo con Giunta che ha una cultura medica eccezionale (voce di Grisi: “Se l’è. Fatta”) e non so se, e mi auguro di no, sia autobiografica. Spero che non lo sia perché si tratta di una malattia piuttosto grave di un elemento molto pericoloso: ischemia, come ho imparato meglio da questa novella. Questa novella si distende invece, mentre le altre sono proporzionate in maniera diversa; hanno la proporzione analitica che è larga e la conclusione narrativa che è rapida.. Questa, invece, è una narrazione distesa, lenta in ogni parte: il fatto medico, l’incidente già introdotto rapidamente e felicemente, e poi lo stare nell’ospedale, il subire sveglio tutte le analisi e le ricerche che fanno i chirurgi, specialmente per esaminare l’interno del cuore (cosa che io ho appreso meglio attraverso questo libro), vengono equilibrate in modo che la novella viene conclusa nel suo ritmo più largo.

Questo sulla struttura delle novelle.

Debbo dire che l’atmosfera generale, di cui ha parlato il caro Walter Mauro nella introduzione, quella dell’uomo senza qualità, rappresenta uno stato dell’animo. Una condizione particolare degli uomini nostri contemporanei è allora in generale come personalità, le creature non sono rivelate ma sono creature che hanno dentro di sé uno scavo e cercano dentro di sé appunto “il respiro dell'uomo”.. cioè il respiro della propria vita, la ricerca, l’indagine, il rapporto con il mondo. C’è una novella per esempio che è esemplare: un giovane va all’estero ed a un certo punto quando vi arriva perde un po' la coscienza di sé; non sa se è in sé e se è se stesso. Quando è uscito finalmente da questo stato sente che egli è se stesso e che non è se stesso. Questo indugio, questa alternativa, questa ansia, questo clima di inrealtà è qui, nella novella, nella forma più alta, ma esiste in tutto questo tipo di novelle di Giunta. Sono novelle quindi che possono sembrare realistiche ma in fondo sono irrealistiche, sono immaginate nel senso che abbiamo detto.

Quello che interessa lo scrittore questa volta non è propriamente il gusto della narrativa. Ci sono infatti scrittori che narrano proprio per il gusto della vicenda, che stanno tutti calati nella vicenda proprio per il gusto di raccontare, di dire cose nuove, d’inventare, di mettere su un mondo assolutamente fittizio, immaginario e ci sono, invece, scrittori che assumono le vicende per questo gusto analitico e più distaccato dell’uomo e per la scoperta dell’uomo. Perciò dicevo che nelle novelle precedenti, le prime dieci delle diciotto del libro di Giunta, c’è questo gusto delle cose, gusto dell’uomo, gusto dell’interrogarsi, indugio dell’interrogarsi che ad uno scrittore superficiale potrebbe sembrare lentezza e lentezza non è proprio per il fatto che è quello l’oggetto del narratore; è quello il fine fondamentale del narratore, cioè inserire il disegno di un uomo, inserire il disegno di una coscienza, quasi sempre ambigua, quasi sempre debole, quasi sempre incapace di decidere, quasi sempre collocata nella vita non in maniera pienamente sanguigna, ma in maniera blanda, labile. Questo scrittore, questo uomo, questo personaggio, questa personalità, è quello che interessa fondamentalmente lo scrittore per poi concludere con la breve vicenda narrativa.

Vi ho detto le cose che a me paiono principali di questo scrittore ma, come sapete, le cose si capiscono e s’intendono bene quando si leggono e si leggono con fiducia, con intelligenza e con amore. E, quindi, vi esorto a leggere queste novelle di Giunta con le indicazioni che vi ho date e quelle che vi daranno i colleghi che seguiranno.

In quanto alla forma stilistica, perché noi vecchi uomini di scuola e di letteratura prima facevamo una distinzione piuttosto meccanica tra il contenuto e la forma (ora distinzione non più ammessa benché noi, a quei tempi, lo facessimo sempre con l’idea dell’unità inscindibile, originaria, dei due elementi perché non v’è forma ispirativa della mente, non c’è costruzione che non sia parola; prima della parola non esiste niente! La parola è la sintesi del pensiero e dell’e­spressione. Prima, noi stessi uomini del mondo… se non avessimo parole saremmo umiliati, saremmo annullati; è la parola che ci da il peso. Non voglio avviarmi su questo discorso che è stato troppo a lungo sfruttato in questo periodo e poi dai linguisti portato a certe conseguenze che non sto qui a celebrare. Voglio ricordare però, ancora una volta, questa unità che c’è tra lo stile ed il pensiero, tra il sentimento e lo stile e come il sentimento è il sentimento dell’uomo un poco smarrito. Walter Mauro ha ricordato anche Pirandello a proposito dell’ironia e poi ha ricordato “l’uomo senza qualità”. Come il gusto è un’analisi che si conclude nella narrativa così il gusto stilistico è un gusto penetrante, attento, che non si lascia sfuggire i particolari ma che li convoglia tutti, volta a volta, verso una conclusione, ma soprattutto che serva da illuminazione umana. Quello che preme a Giunta è mostrare, costruire una galleria di personaggi umani, giovani a principio che, via via, si fanno un poco più anziani verso la fine in cui le conclusioni sono un poco più complesse. I giovani a me sono sembrati più incantevoli, più attraenti, affascinanti; questi giovani che rappresentano molte volte esperienze dello scrittore covate all’interno della coscienza, dello spirito e poi, oggi venute fuori con tenacia, con tanto amore per le cose perdute, lontane, che si sono vissute profondamente e che illuminano un poco il nostro cammino; penso che ogni momento della nostra esistenza è un momento terminale rispetto ad un itinerario. Quest’itinerario è la condizione del nostro vivere presente. Noi non vivremmo così intensamente la nostra vita presente, lunga e folta, che a volte c’insegue nell’esistenza, se non avessimo la sopravvivenza della nostra storia che portiamo.

Questo libro è nella sua unità una narrazione storica del personaggio che ha scritto in gran parte questa narrazione storica. Perciò è insieme la “vicinanza” e la “distanza”: la “vicinanza” delle cose che non si perdono e che stanno nell’anima radicate e la “distanza” delle cose che si possono vedere anche con un sorriso, anche con brio.

Qui interviene l’ironia, di cui ha parlato Walter Mauro molto opportunamente ricordando come l’eredità siciliana, pirandelliana, rimane un poco in tutti i siciliani; cioè l’umorismo pirandelliano, che come sapete, è il senso del contrario e, allora, spesso nelle novelle si trova questa antitesi tra una notizia giovanile e una condizione di fondo, che è una condizione negativa o una condizione di tristezza. E allora l’elemento pirandelliano è un’altro degli elementi che costituisce la strutturazione di queste novelle.

Le novelle di Giunta, tanto per riassumere il mio dire, sono generalmente ben calibrate e ben tagliate nel loro taglio singolare che si distende fino alla fine. Nelle prime dieci novelle v’è un’apparente squilibrio che è invece il carattere della novella cioè l’introduzione dell’ambiente, la situazione che poi da la soluzione drastica e rapida alla vicenda in uno stile familiare, colloquiale, senza quindi grandi pretese letterarie ma che è ben sostenuto e soprattutto adeguato a quel modo di sentire le realtà tra luce e perdita della luce, tra lusco e brusco, e cioè quella capacità di guardare alla realtà inventandola in maniera da costituire un tessuto, da costruire una novella reale ed inventata insieme.

Questa realtà è una pregevole manifestazione dell’attività di Giunta a cui auguro che possa continuare questa sua attività e allargarla sempre più e fissare sempre meglio la sua ispirazione il cui fine è di ogni scrittore di ogni età; perché uno scrittore non è mai arrivato così come succede nella vita che non arriviamo mai e questo glielo posso dire perché alla mia età non mi sento arrivato e non mi sento fermo, che debbo fermarmi a pensare ed aspettare la morte. Come io mi sento in cammino così tutti camminiamo sempre. Noi siamo sempre creature della storia e noi oggi stiamo esaminando un momento della storia ideale e della storia culturale di Giunta, perciò possiamo opportunamente fargli gli auguri, possiamo compiacerci di questo lavoro e fargli gli auguri che il suo lavoro continui e si sviluppi sempre verso forme più complesse, più ricche, più organiche. Non dico più piacevoli perché queste novelle sono più che piacevoli.
Recensione
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