L'alchimia della parola
Poeta incantato,
Guglielmo Peralta è autore di due silloge, Soaltà
(Palermo, Francesco Federico editore, 2001) e
Sognagione (Palermo, The lamp Art Edition’s, 2009),
colme di joie de vivre, in cui talvolta si
avverte anche il fremito di un latente dolore.
Scrive l’autore nella "Rap-presentazione", sorta di
manifesto personale:
«La Soaltà è terra vergine che molto
promette al suo poeta-contadino. Approdo a questa terra
ogni volta che smetto di pormi domande impenetrabili […]
E un innesto è soaltà nata dal “sogno” e dalla
realtà. Essa risolve nel rapporto di equivalenza
l’opposizione tra i due termini antonimici costituendo
con la realtà un nuovo dualismo che è, tuttavia, libero
da contraddizioni» (Soaltà, pp.14-15).
A Guglielmo Peralta spetta soprattutto il merito di
aver vivificato il linguaggio con espressioni personali,
riaccendendo la lingua parlata, attingendo alle fonti
del romanticismo, senza tuttavia abbandonare la ricerca
di una limpida semplicità e l’invenzione/scoperta
inesauribile del neologismo. Per esempio, il neologismo
soaltà deriva dalla combinazione di sogno e realtà,
mentre Sognagione vuol significare “piantagione (o
stagione) dei sogni”.
SOALTA’: «Un altro cielo / è il
sogno che attraverso / a ridosso delle stelle / e
quest’ombra / che adesso mi conduce / è una luce
infinita… / la soaltà senza tempo» (Soaltà,
p.25)
Il poeta affida il valore della poesia alle
rivelazioni dell’irrazionale, dando così sfogo
all’alchimia della parola, fidando dei sogni e nelle
visioni del cielo notturno, come nelle fonti di una
verità parallela all’umana esistenza, le cui apparenze
consuete possono essere superate solo per via della
poesia.
FLATUS VOCIS: «Io celebro la voce
che si leva / all’altezza del Suono / e celebro il tuono
/ che da costola di luce si scuote / senza fiato né
tromba // Di tante nascite che ci appartengono /
estranea è la nascita del Suono / Il suo volo non colma
/ la misura del cielo / eppure eguaglia / simile a
sparviero / la discesa alare della divinità» (Soaltà,
p.33)
La poesia di Guglielmo Peralta riflette il sereno
equilibrio spirituale raggiunto attraverso l’assidua
frequentazione della poesia di Novalis e della poesia
mistica cristiana. La sua poetica dell’oggetto poi si
trasfigura incessantemente in luce, canto ascetico e
visione profetica.
FUORI SCENA: « Destiamoci / al sogno
/ per crescere in / visibilità // Coltiviamo / sulla
scena / il suo seme / di luce / affinché / il canto /
fiorisca / tra gli applausi / e il mondo / apra gli
occhi / allo stupore» (Sognagione, p.10).
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