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I nonluoghi
di Roberto Mosi

“E’ nell’anonimato del nonluogo che si prova in solitudine
la comunanza dei destini umani.
Ci sarà posto domani, o forse, c’è già posto oggi
per una etnologia della solitudine.”

Marc Augè, Non-lieux, Seuil 1992

Oblò rari di stelle
sopra il mare di pece.
Si vola a basso costo,
i sedili affollati,
inzuppati di giallo,
alle pareti le città
www da prenotare*.
Silenzio al decollo
mormorio poi di risa,
coppie fresche di anni
i cuccioli nei nidi,
fioriscono occhi
teneri sorrisi.
Si vendono biglietti
gratta e vinci
sul volo Pisa Valencia.

* Volo Ryanair

Fra le sponde disseccate
del fiume il flusso
degli aerei in arrivo sfiora
i giganti di Calatrava,
manda ombre sopra i cristalli
della foresta d’acciaio
e cemento, sopra gli specchi
trasparenti d’acqua. Volano
a Valencia i turisti del bello.

Anna in divisa verde
Pulizia a Bordo Alta Velocità
trascina il carrello
(carta, sapone, deodoranti)
nel rombo del treno
Roma Milano e ritorno
dieci carrozze venti bagni,
uomini e donne.
Il treno rallenta
Anna in piedi alla porta,
digita messaggi d’amore
al suo uomo in attesa,
binario dieci della stazione.

Sfrenate pulsioni
portano a cogliere momenti
celesti in ascensori bloccati,
membri dai guanti colorati
vagine e fremiti inarrestabili
in luoghi pubblici, comunali.
Inservienti compassate raccolgono
a fine giornata reperti,
la notizia ecco che rimbomba:
l’ascensore a volte si blocca
per scalare le vette del cielo.

Sugli scaffali gli amici:
Biancaneve sulle patatine
Cenerentola sul dentifricio,
dai biscotti Lucifero ride:
saltano tutti nel carrello.
Il gelato è in alto.
mi arrampico per gli scaffali,
supero il banco del pane,
una mano lunga mi porge
la schiacciata croccante.
Non ho preso Peter Pan,
parte di scatto, il carrello
colpisce piedi, mugolando
ballano il ballo della spesa.

Saldi per fine stagione
per cessata attività saldi
saldi per amore perduto
per fine Repubblica saldi
saldi arrivo menopausa
mancata erezione saldi
saldi da scorte esaurite
per laicità defunta saldi
saldi per demenza senile
improvvisa gioia saldi
saldi per l’io esaurito
padrone depresso saldi
saldi per fede devastante
invasione Casta saldi
teste all’ammasso saldi
saldi per sorrisi logorati.

Abitano le frange
dei nonluoghi
dormono in fagotti
distesi per terra
mangiano seduti
in gruppi pensosi
pisciano in larghe
gore ricamate
defecano al riparo
dei raggi di biciclette
puzzano di odori
nauseabondi.

Aria pulita domani,
arriva il Presidente !
Brilla l’ultima frangia
dei nonluoghi,
sfrecciano nel cielo
le Frecce Tricolori.

Bottiglie, palle, corde
bambole storpiate
si fermano nell’ansa
girano intorno a chiazze
maleodoranti, riconquistano
la corrente, al centro
della piena la corsia
più veloce trascina
l’artiglieria pesante
tronchi d’alberi, rami
misteriose carcasse.

L’esercito dei detriti
scende le rive a squadre
solenni. A passo di carica
si tuffa in Arno sulla massa
dei vecchi battaglioni.


Dalla Silloge Nonluoghi di Roberto Mosi, segnalata per la Sez. A al Premio Giorgi 2008, Sasso Marconi (Bologna). Le poesie sono state pubblicate sulla Rivista “Le Voci della Luna”, n. 42, con il commento di Gregorio Scalise.
 

La raccolta Nonluoghi “ci fa chiedere quali siano i meriti
e quali i limiti del linguaggio moderno, “contemporaneizzato”, della poesia”

Gregorio Scalise

Fiorentino, classe 1942, Mosi è stato dirigente nel settore cultura della Regione Toscana, ha ricoperto altri importanti incarichi, attualmente è fra i redattori della rivista "Testimonianze" che fu fondata da Ernesto Balducci." Naturalmente Mosi, persona evidentemente impegnata, svolge ed ha svolto altre attività e ha prodotto, come si suol dire, molte pubblicazioni, non solo di poesia ma di saggistica e prosa, e con un interesse specifico a viaggi e paesaggi.

Ci si permette di dire questo perché Mosi è capace con il quasi libretto che ha presentato al premio “Giorgi” (Nonluoghi), di un linguaggio altro, completamente diverso, e non si esita a dire nettamente moderno. Libro e biografia pongono diversi problemi che qui non sarà possibile trattare con la dovuta energia, ma grossomodo possono essere sintetizzati in due punti: a) come deve essere la biografia di un poeta, se esclusivamente dedita ai fatti della poesia, una specie di curriculum stretto e osservante o se invece il poeta possa ( e magari debba) tentare altre strade, linguaggi e informazioni. Il secondo punto b) ci fa chiedere quali siano i meriti e quali i limiti di un linguaggio moderno, “contemporaneizzato”, della poesia. Nonluoghi fa nascere questa domanda e si tiene a precisare che è un merito: una pubblicazione o un libro che non suscitino niente o poco manca almeno per il 50% al suo scopo di essere.

Questa interrogazione non riguarda solo Mosi (e ci mancherebbe) ma investe un’area molto vasta che va dalla poesia inglese contemporanea a quella americana. Si tratta in sostanza dell’uso della prosa, del vocabolario di oggetti o cose del mondo d’oggi, dell’assenza di una qualità lirica e della presenza invece di una quotidianità tecnologica che imbarazza e nello stesso tempo innegabilmente esiste. Se, tanto per fare degli esempi, prendiamo il Wallace Stevens di Notes toward a supreme fiction (Note verso la finzione suprema, 1942 trad. italiana 1987) troviamo una “suprema” commistione fra prosa e lirica. Ad esempio si possono leggere versi come: “Bevemmo Mersault, mangiammo aragosta Bombay al mango” tanto che viene da dire: bon appétit. Ma troviamo anche versi (qualche pagina dopo) del tipo: “le cose ordinarie si erano già tutte ritirate | nel sonno, il nulla fu una nudità, un punto | oltre il quale i fatti non potevano progredire”, che è un tocco di una precisione logico-onirica impressionante, cui si potrebbe affiancare “La poesia rinnova la vita, così che per un attimo | riviviamo la prima idea”. Versi di una trasparenza concettuale (e moderna) inimitabili e enormemente superiori a qualunque altra dichiarazione salvifica sulla poesia e il successivo riverbero benefico sulla nostra esistenza. Altro poeta, diciamo più vicino a noi, John Ashbery, classe 1927, mentre Stevens era del 1879, in cui, sempre per esempi-prelievo, troviamo: “E mentre ti coccolavi il dizionario dei sinonimi | o, più precisamente, ne venivi coccolato”, oppure ancora, “Sono di indole amichevole ma mi dimentico le cose, anche se tendo a dimenticarmi | solo le cose importanti”. Versi lunghissimi, come si vede, che in pratica sono frasi. E, cambiando continente, eccoci in Inghilterra dove Roy Fischer, classe 1930 (nato a Birmingham, ha insegnato letteratura americana, e non è un caso, e svolto l’attività di musicista jazz): “Come dormo? Bene, ma | faccio brutti sogni | pieni di accuse | piccole e giuste”. Come raccontare questo salto dell’anima romantica – mi chiedevo ne La contraddizione iniziale (2006) che va da sogno alle cosiddette estetiche minimali….che sono esistite molto prima del minimalismo statunitense? Come raccontare?Non è facilmente narrabile, tutto qui. Fra l’altro se si guardano le date di nascita dei poeti qui citati, 1930,1927,1879, niente di meno, ci si rende conto che ci si sta ponendo una questione che ha almeno un secolo sulle spalle o forse di più.

“Sfrenate passioni d’amore | portano a cogliere momenti | celesti | in ascensori bloccati”, scrive Mosi. Oppure ancora: “Saldi per fine stagione | per cessata attività | saldi per amore perduto”. E ancora: “Pulizia a Bordo Alta Velocità | trascina il carrello | carta, sapone e profumo”. In sostanza, in diversi momenti Mosi cerca di attenuare lo stridore della vita di oggi inserendo amore e sesso col risultato che entrambi finiscono col fondersi con la non gradevolezza dell’ambiente circostante, proprio come quegli ascensori che si fermerebbero per dare la possibilità di”scalare le vette del cielo”. A volte si sente dire da parte di nuovi e forse involontari retori che bisognerebbe “umanizzare la globalizzazione”.

Ci prova Mosi a umanizzare il mondo tecnologico e consumistico? “Biancaneve sulle patatine | Cenerentola sul dentifricio | dai biscotti Lucifero ride. | Il meno che si può dire è che non si stanno chiudendo gli occhi di fronte alla distesa delle merci” (tanto per esagerare).”Il flusso incessante | degli aerei in arrivo sfiora i giganti bianchi di Calatrava | …Volano a Valencia i turisti del bello”. Sicuramente non è più il mondo ottocentesco delle corrispondenze: su questo argomento già negli anni Sessanta Roland Barthes ha scritto pagine più che interessanti (Il grado zero della scrittura). Le corrispondenze di oggi non sono i ruscelli e gli alberi delle foreste, ma gli oggetti, i treni, gli aerei, anche perché “sopra il mare di pece | si vola a basso costo | i sedili inzuppati di giallo | …da prenotare”. La partita da giocare è proprio questa.


Recensione
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